La morte di nonno Dobri in Bulgaria

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

La morte di “nonno Dobri” in Bulgaria.

Mendicante per la Chiesa, Dobri Dimitrov Dobrev nacque il 20 luglio 1914 a Bailovo, Bulgaria, ed è morto lo scorso 13 febbraio 2018 a Kremikovtsi, Bulgaria. – Un enorme graffito su un palazzo di dieci piani a Sofia lo rappresenta con una candela in mano: basterebbe questo per comprendere la notorietà di “nonno Dobri”, come era chiamato, morto all’età di 103 anni, nel monastero di San Giorgio a Kremikovtsi, alla periferia della capitale bulgara.
– L’ultima parte della sua vita la dedicò a raccogliere elemosine per il restauro di chiese e monasteri in tutto il paese. Precedentemente aveva elemosinato per aiutare gli orfanatrofi. Un povero che ha aiutato l’umanità a riscoprire la bontà.

♦ A darne notizia è stata la Chiesa ortodossa e non poteva essere diversamente, visto che alla Chiesa, più precisamente ai suoi luoghi di culto, questo asceta dalla lunga barba bianca, perennemente vestito con un mantello nero rammendato, ha dedicato l’ultima parte della sua vita. Conosciuto anche come “il santo di Bailovo”, il villaggio in cui era nato nel luglio 1914, Dobri (che in bulgaro significa “buono”) passava le sue giornate a mendicare davanti alle chiese, donando tutto ciò che raccoglieva per il loro restauro.
Solo la cattedrale di Alexsandr Nevskij a Sofia ha ricevuto quasi 40.000 lev, l’equivalente di 20.000 euro, ma non si contano i monasteri e altri luoghi di culto — dalla parrocchia dei Santi Cirillo e Metodio a Bailovo al monastero della Madre di Dio a Eleshnishki, alla chiesa del villaggio di Gorno Kamartsi — che hanno avuto elemosine da Dimitrov Dobre.
Il padre di Dobre morì durante la prima guerra mondiale e sua madre dovette crescere i figli da sola.
Dimitrov si sposò nel 1940, all’inizio della seconda guerra mondiale, e durante un bombardamento a Sofia un ordigno gli cadde vicino e perse quasi completamente l’udito.
Ebbe quattro figli, ma nel corso degli anni si allontanò dalla propria famiglia e dagli aspetti materiali della vita e si dedicò interamente all’esperienza spirituale.
Fu così che nel 2000 decise di donare tutti i suoi averi al patriarcato di Bulgaria, scegliendo di risiedere in una modesta dimora accanto alla chiesa parrocchiale di Bailovo.
In quel periodo intraprese la sua missione di raccogliere fondi per il restauro di chiese e monasteri in tutto il paese. E percorreva venti chilometri al giorno per arrivare davanti alla cattedrale di Alexsandr Nevskij.
(fonte: cf. Osservatore Romano, 21 febbraio 2018)

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