La nostra idea di scuola

Lodevole gesto del Dirigente del Convitto G. Filangieri, Alberto Filippo Capria

Una foto scattata per puro caso lo scorso giugno, durante la recita di fine anno

Una foto catturata per puro caso – foto Francesco Marmorato

Una foto, una semplice immagine, un momento che avrebbe avuto la durata di pochi secondi, catturato dall’obiettivo per puro caso. Perché spesso le cose belle, come questo gesto, accadono quando meno te l’aspetti.
Dopo basta guardare per scoprire, come per magia, che in quell’istantanea è racchiuso il senso di mille parole, è forse svelato un segreto, il segreto di tante persone che affrontano l’intera giornata lavorativa con l’obiettivo di compiere un gesto simile, che possa scuotere l’esistenza di un ragazzo, che possa semplicemente fungere da monito oppure insegnarli qualcosa di utile per il suo futuro, che possa anche solo per brevi istanti consegnargli le chiavi dello scrigno della felicità. È un lavoro lento e faticoso quello di chi si occupa dell’educazione dei giovani, quello di chi vive nel mondo della scuola; anzi, più che un mestiere è una missione. Una missione lenta, costante, apparentemente immobile, per molti incomprensibile. Perché un insegnante forse non riuscirà a vedere i frutti di ciò che ha seminato, anche se tutti almeno una volta abbiamo congetturato, traendone le conclusioni con la forza del vento in una tempesta, di questo o di quell’altro alunno. “È bravo, si applica, studia…quindi…”; “non lavora, è distratto, non fa i compiti…”. Ma in fondo, nessuno ha la ricetta giusta, nessuno è in grado di prevedere il futuro. Tutti, invece, siamo impegnati a vivere la realtà del presente, le difficoltà che quotidianamente richiedono il nostro intervento, quello del personale ATA e delle famiglie dei ragazzi. Tutte le mattine, entrando a scuola, vorremmo che qualcosa, anche in maniera impercettibile cambiasse nel comportamento dei nostri alunni, nel loro atteggiamento nei confronti dello studio, nella socializzazione tra pari, ma anche nel nostro confronto con i colleghi. Eppure il più delle volte torniamo a casa con l’idea che quella giornata a scuola sarebbe potuta andare meglio, che probabilmente l’obiettivo prefissato non è stato raggiunto. Che fare? Dunque bisogna rimboccarsi le maniche, pensare di cambiare metodo, lavorare in un altro modo, essere più precisi, coinvolgere i ragazzi con altre attività più “belle”. Poi, a pensarci bene, la nostra mente ripropone una immagine chiara della mattinata a scuola, simile a quella presente nella foto – anche se non le avevamo dato troppa importanza – dove abbiamo aiutato un alunno in difficoltà, risolto un problema per lui difficile, approfondito con lui e l’intera classe, anche solo per brevi istanti, un argomento che gli sta a cuore. “Ma no, non è possibile che basti questo, gli alunni non avranno apprezzato…”, pensiamo. In realtà dobbiamo essere noi i primi ad apprezzare i piccoli e semplici gesti che facciamo per i nostri alunni, perché hanno una immensa sensibilità e sono sempre pronti a ringraziarci. È in questi gesti nostri e loro, è in questi passi lenti che insieme facciamo tutti i giorni che si aprono le porte del loro futuro.
La foto in questione è stata scattata il giugno scorso, nel giorno in cui i ragazzi del Convitto G. Filangieri erano impegnati nella recita di fine anno. Un momento particolare come tutti gli anni: i ragazzi di terza salutavano l’Istituto per intraprendere una nuova avventura, mentre altri alunni avrebbero formato le nuove classi della primaria e della secondaria. Un giorno di festa, di saluti e di riflessioni. In quel giorno passato, presente e futuro si sono abbracciati in un gesto, nel gesto del nostro Dirigente Scolastico e Rettore del Convitto G. Filangieri, Alberto Filippo Capria. Noi, che lavoriamo quotidianamente con gli alunni e abbiamo a cuore la loro formazione, talvolta presi da altro, non diamo l’importanza dovuta alle azioni che gli dedichiamo, come quando regaliamo un sorriso o troviamo la soluzione a una loro preoccupazione, a un loro problema. Ce la mettiamo tutta per creare l’ambiente ideale, la scuola che abbiamo sempre sognato, e poi, quando bisogna andare a fondo e capire cosa stiamo realmente facendo per loro e per la comunità, non capiamo che questi gesti come quello compiuto dal nostro Dirigente ci appartengono, fanno parte e hanno sempre fatto parte della nostra missione. Una foto, un’immagine nitida di quello che la scuola è, di quello che la scuola dovrebbe essere. Perché abbiamo sempre avuto tante parole ma mancava la sintesi: il gesto che simbolicamente racchiude la nostra idea di scuola.

Condividi l'articolo
Francesco Marmorato
Francesco Marmorato

Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all’albo professionale dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.