La scommessa coniugale di Filippo e Filippa

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

La scommessa coniugale di Filippo e Filippa.

La vita di convivenza, coniugale o comunitaria, presta il fianco a frequenti incomprensioni e capricci che hanno la roro radice nel carattere che ognuno di noi si porta appresso. Se non ci si perdona subito – come suggerisce Papa Francesco – si rischia di cadere nel ridicolo. come intende dimostrare la storia di oggi. – Chi non ricorda le scenette familiari gustose di Casa Vianello di qualche tempo fa?

Sor Filippo e sora Filippa, erano gli sposi più felici della terra. Or accadde una bella volta che, rincasando più allegri del solito, dopo la passeggiata della sera, né l’uno, né l’altra pensò di rinchiudere la porta, che dava sulla pubblica via.
Appena a letto si domandarono a vicenda:
– Hai chiuso la porta?
– Io no!
– Ed io neppure! – fu la reciproca risposta.
♦ E ora, che fare? A lui rincresceva di scendere, a lei pure. Dopo una mezz’ora di pacifici alterchi, si accordarono in questa scommessa: il primo dei due che avesse parlato sarebbe sceso a chiudere la porta.
♦ Entrambi diventarono muti; si voltavano le spalle e tentavano di dormire. Ma non dormirono affatto, perché è impossibile chiudere occhio con una preoccupazione nel cuore.
♦  Passano intanto le ore. Dal bar esce la gente che si avvia a casa. Passando davanti all’abitazione di Filippo e di Filippa, vedendo la porta aperta, fanno le meraviglie:
– Che sarà mai? La porta aperta a quest’ora? Di solito non capita… Saranno forse ammalati?!… Forse i ladri?!… Non sarebbe bene chiedere bussare?…
E si mettono a chiamare:
– Filippo, Filippa, ci siete? State bene?…
♦ Non ottenendo risposta – ne andava di mezzo la scommessa: il primo a parlare sarebbe dovuto discendere a chiudere la porta! – chiamano più forte… Gli accorsi crescono… Aumentano le supposizioni. Dalle case vicine ci si affaccia alle finestre e ai balconi per chiedere:
– Che è… Filippo e Filippa?… Ci devono essere: li abbiamo veduti rincasare all’ora solita… Eppure la porta è aperta… Qualche disgrazia forse?…
♦ Salgono a vedere, spingono l’uscio della stanza, guardano paurosi.
– Eppure ci sono!… Sono a letto tutti e due!
I più coraggiosi si avvicinano trepidanti, li toccano, li scuotono, chiamando:
– Filippo… Filippa… Ehi, vi sentite male?…
Muti entrambi, come statue.
– Non rispondono! Che siete morti? Misericordia!… No, non sono morti: respirano!… Ma dunque?… Forse un’indigestione, un colpo?… E’ meglio andar dal medico… E dal parroco.
Giunge il parroco, poi il medico. Uno depone sul tavolo la borsa dell’Olio Santo; l’altro tasta il polso a Filippo, mette una mano sulla fronte a Filippa: guarda, esamina, pensa… Alla fine, riuscendo inutile ogni cosa, il medico dice sottovoce al parroco:
– Il polso è giusto, la respirazione tranquilla; il calore normale: niente febbre… Io non mi raccapezzo…
Risponde il parroco:
– Eppure, se non parlano, non sentono, non rispondono, qualcosa ci deve essere…
– Ma sicuro… Tenterò una puntura cardiotonica…
E tira fuori dalla sua borsa di cuoio una bella siringa con un ago lungo e lucente. Dice:
– Incominciamo da Filippa!
Solo allora, finalmente, la Filippa, che teme moltissimo le iniezioni si scuote e grida:
– Ahi! Cominciate da lui!
A quel grido Filippo apri gli occhi e, tra lo sbigottimento e la meraviglia di tutti, rivolto alla moglie, esclama, in tono grave, con aria di trionfo:
– Cara, hai perso! Va’ a chiudere la porta!
(fonte: L. Chiavarino, Sposatevi bene, Ed. Paoline).

Se non ci si perdona subito - come suggerisce Papa Francesco - si rischia di cadere nel ridicolo. come intende dimostrare la storia di oggi. - Chi non ricorda le scenette familiari gustose di Casa Vianello di quakche tempo fa?
Nella vita coniugale o di comunità, se non ci si perdona subito – come suggerisce Papa Francesco – si rischia di cadere nel ridicolo.  Chi non ricorda le scenette familiari gustose di Casa Vianello di qualche tempo fa?
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