La storia di Giuseppe e del pastore scorbutico

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

La storia di Giuseppe e del pastore scorbutico.

In questo Natale Dio ci vuole incontrare tutti e la grotta di Betlemme è il luogo privilegiato del nostro incontro con Lui, dell’incontro di Dio con l’uomo.
– Qui l’uomo è invitato silenziosamente a lasciare cadere la cattiveria e l’indifferenza che gli riempie il cuore.
– Quel bambino adagiato sulla paglia è il Figlio dell’Altissimo, che non ha esitato di abbassarsi al punto da incontrare l’uomo; anzi a diventare egli stesso uomo. Ma ora è l’uomo che deve desiderare e impegnarsi ad essere e vivere come figlio di Dio.
– « Dio ha tanto amato gli uomini da mandare il suo figlio Gesù, perché chi crede in Lui ha la vita eterna».  – Questa graziosa storia ci invita a deporre ogni maschera che deturpa la nostra immagine di figli di Dio.

Era una notte d’inverno, fredda e rigida quella notte in cui Giuseppe cercava disperatamente qualcosa che potesse riscaldare Maria e Gesù nato da qualche giorno. I pastori erano tutti ritornati ai loro greggi.
♦ Così Giuseppe era andato di casa in casa, aveva bussato a tutte le porte, ma nessuno gli aveva dato un po’ di carbone o una fascina di legna.
Camminò fino ad essere esausto.
Quando oramai credeva inutile ogni ricerca scorse in un campo un bagliore di fuoco e corse verso di esso. Un gregge di pecore si riscaldava intorno alla fiamma mentre un vecchio pastore lo sorvegliava.
♦ E il pastore, che era un vecchio scorbutico, quando vide avvicinarsi il forestiero afferrò il lungo bastone ferrato e glielo scagliò contro.
Giuseppe non fece una mossa per scansarlo, ma il bastone, prima che lo raggiungesse, deviò la traiettoria e cadde a terra innocuo. Giuseppe si avvicinò al pastore e disse gentilmente: «Ho bisogno di aiuto: per favore posso prendere alcuni carboni ardenti? Mia moglie ha appena messo al mondo un bambino e devo accendere un fuoco per riscaldarli».
♦ Il pastore avrebbe preferito rifiutare, ma vedendo che Giuseppe non aveva niente per trasportare le braci volle prendersi gioco di lui: “Prendine quanti ne vuoi,” disse.
Giuseppe, senza scomporsi, raccolse le braci a mani nude e le mise nel suo mantello come se fossero nocciole o mele.
Il pastore disse meravigliato: «Che roba è mai questa?».
Pieno di curiosità seguì Giuseppe e giunse così alla grotta dove c’erano Maria e il bambino adagiato sulla fredda paglia.
♥ Il suo cuore si intenerì. Per la prima volta provò il grande desiderio di offrire qualche cosa.
Tirò fuori dallo zaino una morbida pelle di pecora e la offrì a Giuseppe perché vi avvolgesse il bambino.
In quel momento i suoi occhi si aprirono e vide gli angeli e la gloria di Dio che circondava la mangiatoia dove il bambino sorrideva contento.
♥ Il pastore si inginocchiò tutto felice perché aveva capito che in quella notte il suo cuore si era aperto all’amore.

Preghiera
Tu lo sai, Signore:
dietro la maschera della nostra indifferenza c’è un cuore che ti aspetta;
dietro la maschera del nostro orgoglio c’è il volto di uno che ha paura di proclamare la sua fede.
Tu, Signore, sei colui che smaschera.
Tu togli i travestimenti e fai apparire la verità nascosta nel cuore degli uomini.

(fonte: dal web).

Dio ci vuole incontrare tutti e la grotta di Betlemme è il luogo privilegiato del nostro incontro con Lui, dell’incontro di Dio con l’uomo. – Qui l’uomo è invitato silenziosamente a lasciare cadere la cattiveria e l’indifferenza che gli riempie il cuore. – Il bambino adagiato sulla paglia è il Figlio dell’Altissimo, che non ha esitato di abbassarsi al punto da incontrare l’uomo; anzi a diventare egli stesso uomo. Ma ora è l’uomo che deve desiderare e impegnarsi ad essere e vivere come figlio di Dio.

Condividi l'articolo