L’affaire Bretti, le considerazioni di Massimo L’Andolina

Riceviamo e pubblichiamo

La simpatica e coraggiosa iniziativa che ha generato il “caso Bretti”

Massimo L'Andolina - foto Libertino
Massimo L’Andolina – foto Libertino

Lo scorso primo di gennaio un gruppo di allegri bontemponi per festeggiare l’arrivo del nuovo anno pensa di immergersi nelle splendide acque di Tropea. Simpatica e coraggiosa iniziativa.
Il gruppetto viene sponsorizzato dalla Amministrazione Comunale attraverso il suo assessore al Turismo.
Fotografie, filmati, televisioni, dichiarazioni, sorrisi, condivisioni, appalusi. Poi tutti a casa per il pranzo dell’uno gennaio. Ma non tutti… qualcuno va in caserma convocato dall’arma dei carabinieri. Accidenti cosa è successo?
Si “scopre” che tra i bagnati c’era un “sorvegliato speciale”.  Apriti cielo!
Giorno cinque gennaio come un fulmine a ciel sereno, la Città di Tropea improvvisamente si ritrova senza assessore al turismo. Il Sindaco a quattro giorni dalla nuotata “affonda” l’assessore al turismo, Antonio Bretti “perché i fatti –avvenuti l’uno gennaio-vengono ritenuti lesivi della buona immagine dell’Ente a causa del comportamento assunto individualmente dall’Assessore Bretti”
Per spiegare meglio il suo pensiero e quello della Maggioranza il Sindaco in data 9.01.2014 precisa che “L’assessore Bretti “inconsapevolmente” avrebbe derogato ai ”principi di legalità” ai quali la Maggioranza si è ispirata.

Considerazioni

E’ mai possibile che l’Assessore Bretti organizza una iniziativa di quel genere coinvolgendo persone, televisioni, giornali senza che nessuno nell’ambito della maggioranza ne sapesse nulla?
A mio avviso non è credibile. Inoltre i “rumors “in paese escludono che la cacciata di Bretti sia stata presa alla unanimità. Qualcuno contrariamente a quanto sostenuto dal Sindaco, pare non fosse d’accordo sulla estromissione di Bretti e allora ci aspettiamo che questo qualcuno, se esiste, tiri fuori il fegato e dica la sua perché la Città ha il diritto di conoscere i fatti nella loro pienezza.
La Città di Tropea in questa vicenda chiaro-scura è parte lesa.
Ed è stata screditata, a mio parere, da una intera compagine amministrativa che è apparsa sin dai primi giorni della sua composizione totalmente scollata tra i diversi componenti, molti dei quali disperatamente preoccupati solo di apparire. Ma gli interrogavi che si pongono sono diversi. Le situazioni contigenti che “Bretti avrebbe dovuto evitare”, si rifanno a quella iniziativa o c’è dell’altro?
La velenosa risposta dello stesso Bretti che minaccerebbe di far tremare palazzo Sant’Anna cosa nasconde?
C’è qualcun altro che “inconsapevolmente” ha “derogato ai principi di collegialità e di legalità” citati dl Sindaco?
Un fatto è certo Tropea non merita e non si può permettere una classe dirigente approssimativa, senza spina dorsale, che manda segnali “consapevolmente” o “inconsapevolmente” di instabiltà, di dubbi, di liti continue, di crisi di panico, mentre la programmazione langue così come langue la Politica.
Sta continuando purtroppo quell’atteggiamento litigioso, improduttivo, personalistico che niente ha a che vedere con la Politica, quell’atteggiamento che è foriero di eterne stupide guerre per le quali Tropea sta già portando sulle proprie spalle il peso, il disagio, il ritardo, la tristezza di quelle passate e la consapevolezza di essere una delle Città più belle al mondo e nello stesso tempo una delle Città più “immobili”
Ma i segnali che qualcosa non andava in questa Maggioranza si erano già visti all’epoca della formazione delle liste.
Antonio Bretti era stato già allontanato dalla Lista Rodolico.
Soltanto dopo aver fatto il giro delle sette Chiese alla ricerca di un posto in una qualsiesi lista o alla ricerca di una lista da guidare, Bretti ritorna tra le braccia di “Tropea Futura”. Ripreso da Rodolico. Con un simile precedente cosa ci si poteva aspettare?
Quindi hanno ragione coloro i quali ed io tra questi, sostenevano e sostengono che la totale assenza della Politica genera labirinti amministrativi nei quali ciascuno cerca disperatamente per proprio conto una via d’uscita.
Ma dal labirinto non si esce facilmente. Il mostro è li in attesa.


Massimo L’Andolina

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