L’apparenza e la vera preziosità

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

L’apparenza e la vera preziosità.

234a-apparenzaCiò che è veramente prezioso sembra non valere, mentre ciò che non vale a molti risulta prezioso. La nostra società consumista sembra preferire l’apparenza e sorvola con una certa superficialità sulle belle qualità di tante persone che vivono e operano discretamente, nel silenzio. Eppure c’è un vivace dibattito tra la gente e rimane vivo il desiderio di scoprire il bene e chi lo opera. La storia di oggi può darci qualche insegnamento.

Un grande re chiese ad un saggio sufi di indicargli il modo migliore per manifestare la propria regalità. «Con le buone azioni», rispose il saggio. Tuttavia il re rispose che le buone azioni anche se hanno un grande valore, ottengono uno scarso riconoscimento. «In effetti – rispose il saggio – ha più valore l’apparenza».
Sentendo questa affermazione, i cortigiani protestarono, invitando il re a non seguire i consigli di quel l’uomo, che tuttavia replicò: «Maestà: in questo basso mondo la persona più preziosa non vale niente, e la persona che non vale niente è la più preziosa».
«Dimostramelo – disse il re – altrimenti ti farò tagliare la testa».
Il saggio sufi lo invitò allora ad uscire in incognito dalla reggia. Si recarono al mercato e il sufi suggerì al re di chiedere al mercante di frutta un chilo di ciliege in regalo, con la scusa che servivano per alleviare le sofferenze di un ammalato, anzi per salvargli la vita.
Inutilmente il re insistette: il mercante lo cacciò con male parole, e alla fine così si rivolse agli altri mercanti ridendo: «Ne ho sentite di tutte, pur di portarmi via po’ di merce, ma uno che chiede un chilo di ciliege per salvare un ammalato, mai. Questi straccioni non sanno più che cosa inventare. Vattene via, vecchio, se non vuoi che ti bastoni».
Il re stava per farsi riconoscere, quando il sufi lo trascinò via. Poco dopo giunsero alla riva del fiume, che in quei giorni scorreva impetuoso, ricco delle acque del disgelo. Ad un tratto il sufi diede uno spintone al re, che cadde in acqua e cominciò a dibattersi fra le onde. Tutti accorsero per guardare lo spettacolo, ma nessuno osava buttarsi in acqua per salvare lo sventurato, che ormai si sentiva soccombere, quando un mendicante, proprio il più straccione della città, si buttò in acqua e trasse in salvo il re.
Allora il sufi si avvicinò al monarca e disse: «Hai visto? Quando tu, la persona più preziosa del regno, hai chiesto un chilo di ciliege per salvare la vita di un ammalato, non hai ottenuto niente; e quando questo mendicante, la persona che vale meno di tutti, ti ha salvato, è stato per te più importante della tua stessa persona. Non sono le apparenze che contano, ma la sostanza. E la sostanza della qualità è solo la buona azione che rimane ignota».
(fonte: Saggezza islamica di Gabriel Marcel – Ed Paoline).

Apparenza vuota e sostanza di bene - La nostra società consumista sembra preferire l'apparenza e sorvola con una certa superficialità sulle belle qualità di tante persone che vivono e operano discretamente, nel silenzio.
Apparenza vuota e sostanza di bene – La nostra società consumista sembra preferire l’apparenza e sorvola con una certa superficialità sulle belle qualità di tante persone che vivono e operano discretamente, nel silenzio. – E’ un dovere scoprire chi opera silenziosamente il bene.

Condividi l'articolo