L’asino e il bue del presepe

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

L’asino e il bue del presepe.

Il vero Natale avviene nella povertà e nell’umiltà. La nostra società ne ha fatto un “prodotto” di consumo, targandolo poi con qualche ninnolo spirituale come “A Natale tutti siamo più buoni”.
– Gesù è nato nella povertà, tra gente semplice e generosa come i pastori. Ha condiviso la sua vita nella povertà e nelle restrizioni che essa comporta. Ha condiviso anche lo stato di migrante per sottrarsi alla morte voluta per lui da Erode. E allora per celebrare un “buon Natale” occorre riscoprire le virtù che un mondo prepotente come quello dei nostri tempi ha dimenticato.
– Lo spirito di povertà di umiltà e di accoglienza ci aiuteranno ad accogliere Gesù nel Natale. Oggi, Gesù viene in ogni uomo, soprattutto in chi è più emarginato e depresso. Bisogna avere occhi e cuore per riconoscerlo.
– La tenera e semplice storia di oggi  suggerisce che l’asino e il bue della stalla di Betlemme rappresentano quelle virtù particolari quali l’umiltà, la mansuetudine, la pazienza: virtù che ci rendono più umani.

Mentre Giuseppe e Maria erano in viaggio verso Betlemme, un angelo radunò tutti gli animali per scegliere i più adatti ad aiutare la Santa Famiglia nella stalla.
♦ Per primo, naturalmente, si presentò il leone.
«Solo un re è degno di servire il Re del mondo», ruggì «io mi piazzerò all’entrata e sbranerò tutti quelli che tenteranno di avvicinarsi al Bambino!».
«Sei troppo violento» disse l’angelo.
♦ Subito dopo si avvicinò la volpe.
Con aria furba e innocente, insinuò: «Io sono l’animale più adatto. Per il figlio di Dio ruberò tutte le mattine il miele migliore e il latte più profumato. Porterò a Maria e Giuseppe tutti i giorni un bel pollo!»
«Sei troppo disonesta», disse l’angelo.
♦ Tronfio e splendente arrivò il pavone.
Sciorinò la sua magnifica ruota color dell’iride: «Io trasformerò quella povera stalla in una reggia più bella dei palazzo di Salomone!».
«Sei troppo vanitoso» disse l’angelo.

♦ Passarono, uno dopo l’altro, tanti animali ciascuno magnificando il suo dono.
Invano. L’angelo non riusciva a trovarne uno che andasse bene.
Vide però che l’asino e il bue continuavano a lavorare, con la testa bassa, nel campo di un contadino, nei pressi della grotta.
L’angelo li chiamò: «E voi non avete niente da offrire?».
«Niente – rispose l’asino e afflosciò mestamente le lunghe orecchie – noi non abbiamo imparato niente oltre all’umiltà e alla pazienza. Tutto il resto per noi significa solo un supplemento di bastonate!».
Ma il bue, timidamente, senza alzare gli occhi, disse: «Però potremmo di tanto in tanto riscaldarlo col nostro fiato e cacciare gli insetti volanti con le nostre code».
♥ L’angelo finalmente sorrise: «Voi siete quelli giusti!».

Parole di allerta – Il suo nome è Gesù.
♥ Amici, fratelli che vivete ovunque, sta per arrivare colui che attendete. Conoscete il suo nome? Io ve lo voglio dire e nel vostro cuore il suo nome risuonerà come un flauto nel silenzio brumoso della notte.
♥ Aprite le porte! Fategli posto sulle strade; preparate la casa. Posate le lampade sulle vostre finestre. Sappiate che la lunga attesa è terminata. Alzate la testa!
♥ Conoscete il suo nome? Il suo nome scoppierà in miriadi di stelle su tutto il mondo: il suo nome è Gesù.

L’asino e il bue della stalla di Betlemme rappresentano quelle virtù particolari quali l’umiltà, la mansuetudine, la pazienza che ci rendono più umani e ci dispongono a vivere meglio il Natale. Anche un cane, simbolo della fedeltà, sembra trovarsi a suo agio nel presepe, al posto del Bambino Gesù. Nel presepe invece non troveranno posto i furbi, i violenti, i vanitosi. S. Alfonso, cantore del Natale (Tu scendi dalle stelle, Fermarono i cieli, Quanno nascette Ninno…) pregava cantando: “Vorrei stare accanto a Ninno bello, come ci sta il bue e l’asinello!”.

Condividi l'articolo