L’emiro che salvò i cristiani

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio
075a-Abdelkader

L’emiro che salvò i cristiani.

In difesa dei cristiani nella Damasco del 1860 – Nel mese di luglio una fiammata di guerra religiosa si propagò dal Libano a Damasco. I Drusi (sciiti) attaccarono i quartieri cristiani facendo più di 3.000 morti. – L’emiro Abdelkader  intervenne per fermare il massacro e protesse la comunità di 15.000 cristiani di Damasco e gli europei che vivevano là, grazie alla  propria influenza sui dignitari della città. Per questo ricevette  la Legion d’Onore. – Nel settembre 2013 gli è stato dedicato un busto presso il centro di accoglienza del Comitato internazionale della Croce Rossa a Ginevra:  “Un riconoscimento internazionale per il pensiero, i valori e i principi dell’emiro che divenne famoso nel 1860 per il suo intervento, con il quale furono salvati migliaia di cristiani dalla morte” . 

♦ Damasco, 9 luglio 1860: sommosse e violenze contro i cristiani, scuotono la città. L’emiro Abdelkader, con i suoi figli e i compagni, impugna le armi e protegge la comunità cristiana dai drusi, gridando:
«Cristiani! Uscite! Non abbiate paura di noi, siamo gli uomini dell’emiro Abdelkader, seguiteci per salvarvi!». Chiese anche ai vicini di aprire le loro case per accoglierli: ne salva quindicimila.
♦ Per questo coraggioso intervento verrà insignito della Legione d’onore e dell’Ordine di Pio IX.
Abdel replica: «Il bene che abbiamo fatto ai cristiani non è altro che l’applicazione della legge dell’islam e il rispetto dei diritti umani, tutti gli uomini infatti sono la famiglia di Dio e il più amato da Dio è colui che è più utile alla sua famiglia. Tutte le religioni — da Adamo a Maometto — si appoggiano su due principi: affermare la grandezza di Dio e mostrarsi clemente con le sue creature, il resto non ha grande importanza».
♦ Chi sia questo coraggioso personaggio lo narra Mustapha Chérif nel suo intrigante e documentato libro L’Émir Abdelkader. Apôtre de la fraternité (Odile Jacob, Paris, 2016, pagine 176, euro 21,90).
Lo scrive Cristiana Dobner aggiungendo che Abdelkader nacque il 6 settembre 1808 nelle vicinanze di Mascara in Algeria, in una famiglia di studiosi, terzogenito di Mahieddine, capo della confraternita Quadiriyya.
A cinque anni leggeva e scriveva; a otto, insieme al padre, compì il primo pellegrinaggio alla Mecca; a dodici, potendo leggere e commentare il Corano, fu onorato dal titolo di hafiz, concesso a chi lo conosceva a memoria. Intellettualmente dotato, poté godere di una formazione eccezionale che spaziò dalla lingua alla letteratura araba, passando per la storia, la filosofia e l’astronomia.
(fonte: Osservatore Romano, 14 marzo 2016)

Un pensiero dell’emiro Abdelkader
Allah consola i suoi servitori pazienti nelle prove annunciando che Egli stesso è Colui che sostituisce e rimpiazza ciò che essi hanno perso e che era gradito alle loro disposizioni naturali. Essere paziente consiste in effetti nel costringere l’anima ad accettare ciò che le ripugna.

L'emiro Abdel replica: «Il bene che abbiamo fatto ai cristiani non è altro che l’applicazione della legge dell’islam e il rispetto dei diritti umani, tutti gli uomini infatti sono la famiglia di Dio e il più amato da Dio è colui che è più utile alla sua famiglia».
L’emiro Abdel : «Il bene che abbiamo fatto ai cristiani non è altro che l’applicazione della legge dell’islam e il rispetto dei diritti umani, tutti gli uomini infatti sono la famiglia di Dio e il più amato da Dio è colui che è più utile alla sua famiglia».
Condividi l'articolo