L’errata interpretazione storica della figura di Gioacchino Murat

L’identità di un territorio è di fondamentale importanza non solo per lo sviluppo economico e sociale

“Occorre smentire, a scanso di ulteriori grossolani equivoci storiografici, tali celebrazioni fallaci che non fanno fede ai concreti dati”

Il castello di Pizzo – “Gioacchino Murat – foto Libertino

Il 14 ottobre 2016 l’amministrazione comunale di Zambrone ha voluto celebrare la figura di Gioacchino Murat conferendogli la cittadinanza onoraria alla memoria. Le motivazioni di tale civica benemerenza riportate a mezzo stampa recitano: “Fu proprio il re francese col famoso decreto regio numero 922 del 4 maggio 1811 ad elevare Zambrone allo status di Comune (svincolandolo dal ruolo di Casale di Tropea).” Interpellato sull’argomento il Prof. Saverio Di Bella (docente di storia Moderna dell’università di Messina) affermava testualmente
“occorre smentire, a scanso di ulteriori grossolani equivoci storiografici, tali celebrazioni fallaci che non fanno fede ai concreti dati.”
Spiegando chè:
In primis, il decreto regio numero 922 firmato il 4 maggio 1811 a Parigi da Gioacchino Murat stabilì la nuova suddivisione amministrativa e giurisdizionale delle 14 province del Regno di Napoli; la stessa verrà riconfermata col ritorno sul trono di Ferdinando IV, divenuto Ferdinando I delle Due Sicilie, mediante la legge del 29 maggio 1817. Ma occorre fare un passo indietro di 5 anni per poter dichiarare Zambrone svincolata dal ruolo di Casale di Tropea.
Con la legge n. 132 dell’8 agosto 1806 sulla divisione ed amministrazione delle provincie del Regno di Napoli, il nuovo re di Napoli Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore dell’imperatore Napoleone, riformò la ripartizione territoriale dello Stato sulla base del modello francese. Fu istituita anche una magistratura speciale, la Commissione Feudale, per dirimere l’enorme contenzioso tra i baroni e le università (nome degli antichi comuni), Tropea infatti era una università con due sedili in rappresentanza della nobiltà e della borghesia che amministrava i 24 casali, Zambrone, Daffinà, Daffinacello e San Giovanni compresi.
Negli anni successivi (tra il 1806 e il 1811), una serie di decreti, tra i quali il n. 922 del 4 maggio 1811, confermeranno e amplieranno la cosiddetta “Eversione della Feudalità”. Le leggi eversive della feudalità, furono dei provvedimenti legislativi attuati tra il 1806 e il 1808, con i quali Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità nel Regno di Napoli. Estensore delle leggi fu il Ministro della Giustizia dell’epoca, il marchese Michelangelo Cianciulli, il primo articolo dell’”Eversione della Feudalità” (legge n. 130 del 2 agosto 1806) recita infatti:
«La feudalità con tutte le sue attribuzioni resta abolita. Tutte le giurisdizioni sinora baronali, ed i proventi qualunque che vi siano stati annessi, sono reintegrati alla sovranità, dalla quale saranno inseparabili».
Quindi da tutto ciò si evince che non fu Gioacchino Murat ad abolire la feudalità e le giurisdizioni delle università – e – di conseguenza a svincolare Zambrone da Tropea, ma bensì Giuseppe Bonaparte a cui Murat subentrò nell’agosto 1808 sul trono di Napoli, rimasto vacante dopo la nomina del fratello di Napoleone a re di Spagna.
La creazione dei nuovi municipi del 1811 fu una diretta e inevitabile conseguenza delle profonde riforme attuate da Giuseppe Bonaparte e dal Michelangelo Cianciulli a partire dal 1806.
Dispiace dover smentire e ridimensionare l’iniziativa dell’amministrazione L’Andolina, forse trascinata dall’enfasi celebrativa della vicina Pizzo, che a onor del merito da diversi anni organizza una bella parata storica per celebrare la figura di Murat ma in ben altra veste e in ben altra ricorrenza (la sua cattura e la successiva condanna a morte).
Inoltre occorre precisare che anche il conferimento (per motivi immeritati) della cittadinanza onoraria a Murat, risulta inusitato e ridondante, per il semplice fatto che il sovrano francese, in quanto re di Napoli, fu al tempo stesso cittadino a pieno titolo di Napoli, Tropea, Zambrone … e di tutte le altre città del regno.
Dettò ciò, prima di dichiarare che “La costruzione della memoria pubblica, cioè delle radici storiche, non è il risultato di una semplicistica ed estemporanea iniziativa accademica. (sic!) Piuttosto valorizza il patto di cittadinanza. Un patto col quale la collettività decide su ciò che è importante trasmettere alle generazioni future.” Si farebbe cosa buona e giusta ad esaminare ed eventualmente verificare al meglio la validità di quel che si tende a trasmettere alle “generazioni future” onde evitare spiacevoli strafalcioni storiografici.”
L’identità di un territorio è di fondamentale importanza non solo per lo sviluppo economico e sociale di una comunità ma in particolare modo nel legame di appartenenza ad una cultura. La creazione di false identità può provocare effetti inversi da quelli sperati, sia in termini sociali che in termini economici creando un ulteriore grave ritardo nello sviluppo territoriale che le generazioni future saranno costrette a risanare.

Antonio Varrà

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