L’esportazione della cipolla negli U.S. e la cesta di Bagnara

Un libro fa riemergere dal passato le memorie di una Tropea che non c’è più

Ceste_CipollaNella prima metà del Novecento, alcune trecce di cipolla rossa di Tropea cominciarono ad essere inviate a New York, assieme ad altri prodotti locali che, da tempo, erano spediti oltre oceano per il consumo degli emigranti italiani. A fornire i primi “campioni” di cipolla rossa furono alcuni commercianti di Tropea (Filardi-Angiò) che già svolgevano il commercio di quel prodotto. Il crescente successo di questi campioni indusse gli operatori del mercato americano a ricercare nella zona di Tropea-Parghelia altri commercianti disposti spedire negli S.U. maggiori quantità di questa varietà di cipolla rossa.

L’Italia fornisce cipolle al mercato
americano solo per sei mesi l’anno
e di tre qualità diverse: bianche
piatte dalla Campania; giallo rossicce
tonde e quelle della Calabria

In questo quadro, la ditta “Domenico D’Angiola” che svolgeva dal 1921 sul mercato di New York il commercio di prodotti italiani, prese contatto con il capitano Giuseppe Vita di Parghelia che, disponendo di un’imbarcazione a vela e dell’autorizzazione della Capitaneria di Pizzo, era da tempo impegnato nel commercio marittimo di questo prodotto lungo le coste del Mediterraneo. Per dare corso alla richiesta degli operatori americani era, però, necessario disporre di “contenitori” adeguati a contenere singoli quantitativi di cipolla da spedire via mare a New York. Il problema fu risolto dai cestai di Bagnara Calabra (Vincenzo Carbone, Gregorio Gioffrè, fratelli Gramuglia, Vincenzo Ieracitano) che, rafforzando con “stecche laterali” una cesta di loro fabbricazione, ricavata dalle lamine di castagno dei boschi alle falde dell’Aspromonte e contenente sino a 25 kg di merce, resero concreta la possibilità di inviare oltreoceano la cipolla di Tropea. Questa soluzione, che consentiva di affrontare il lungo trasporto marittimo, non sciolse, però, le riserve dei commercianti locali di fronte ad un’ impresa che a loro giudizio comportava anche gravi rischi finanziari, per cui si era venuto a creare un clima d’incertezza che bloccava ogni decisione operativa. A rompere gli indugi furono determinanti l’intraprendenza e la lungimiranza commerciale del giovane Francesco (Ciccio) Vita, figlio del titolare della ditta, che riuscì a piegare le resistenze del padre, avviando l’esportazione della cipolla di Tropea a New York. Le prime spedizioni vanno collocate attorno al 1930 – come si deduce dal “Bollettino commerciale dell’Istituto Nazionale del 1933, che è il documento più antico sull’esportazione di cipolla rossa di Tropea, sinora rinvenuto. In questo documento è scritto: “L’Italia fornisce cipolle al mercato americano solo per sei mesi l’anno e di tre qualità diverse: bianche piatte dalla Campania; giallo rossicce tonde e quelle della Calabria”, con implicito riferimento alla cipolla di Tropea che in quel periodo era l’unica varietà di cipolla ad essere prodotta in Calabria.

Il frontespizio del bollettino (clicca per ingrandire)
Il frontespizio del bollettino (clicca per ingrandire)

Nello stesso periodo, per una serie di circostanze casuali, venne avviata anche l’esportazione della cipolla di Tropea verso la Svezia ed altre nazioni europee, come la Francia e la Germania, per cui la produzione cominciò ad estendersi al di fuori dalle zone tradizionali e gli scali ferroviari di Parghelia, Tropea, Briatico registrarono in quegli anni un movimento crescente verso i Paesi esteri.
Sempre nell’anteguerra, il Governo italiano per fronte all’inasprimento delle misure sull’importazione di ortaggi del Governo federale degli S.U decise di varare una serie di norme che disciplinavano l’esportazione delle diverse varietà di cipolle e di affidarne all’I.C.E. il controllo dei requisiti stabiliti. Le nuove norme stabilivano una distinzione tra cipolle “intrecciate” e a “gambo” ed, inoltre, in base alla misura della loro circonferenza, in tre tipi: Big (grandi) Medium (medie) Smoll (piccole). Infine, fu stabilito che ai fini dell’esportazione delle diverse varietà di cipolle fosse indispensabile indicare, con apposite etichette, sulle ceste il tipo di cipolla ed il luogo di provenienza. A conclusione di questo lungo iter governativo, nel 1937, in una riunione tenuta a Roma con la partecipazione di rappresentanti delle categorie produttive calabresi, viene approvata, in via definitiva, la denominazione di “cipolla rossa di Tropea” che rimase in vigore sino alla modifica introdotta nel 2008.
Il quadro degli esportatori e commercianti presenti prima dello scoppio dell’ultima guerra (1940)era composto a Tropea di fratelli Giuseppe e Pasquale Filardi, da Italo Pistolesi proveniente da Bagnara, da Francesco Lorenzo, da Saverio Pantano. A Parghelia dalla ditta Giuseppe Vita e figlio, a Pizzo dalla ditta Agostino Caridà e figli. Operavano inoltre nella zona la Saipa dei fratelli Vilardi di Reggio Calabria; Giuseppe Alibrandi e Fobert di Messina.

 

Sommario

Presentazione
Il 12 agosto presentazione del il libro del concittadino Pino Vita
(di A. Sambiase)

Riassunto
“La treccia rossa”, la storia della cipolla di Tropea
(di S. Libertino)

Tematiche
1. Piazza Vittorio Veneto e la storia della cipolla rossa

2. Storia del commercio della cipolla rossa

3. L’esportazione della cipolla negli U.S. e la cesta di Bagnara

4. Cipolla tra storia e leggende: da dove è arrivato il seme?

5. L’esportazione della cipolla di Tropea nel dopoguerra (1945/1970)

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