Liberare i bambini soldato

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Intesa nella Repubblica Centroafricana per liberare i bambini soldato.

Fermare il fenomeno dei bambini soldato richiede lo sforzo congiunto di capi di governo, militari  e di tanta gente di buona volontà, perché  il commercio delle armi resta sempre una facile tentazione: è florido ed arricchisce le tasche di gente senza scrupoli.

I leader di otto gruppi armati nella Repubblica Centroafricana hanno firmato il 5 maggio scorso un accordo per rilasciare i bambini soldato associati alle loro forze e per interrompere immediatamente l’arruolamento di altri minori.
Secondo l’Unicef, tra i seimila e diecimila bambini sono attualmente associati a fazioni armate nel Paese. I dati comprendono i bambini utilizzati nei combattimenti, i piccoli impiegati nelle cucine, come messaggeri e in altri ruoli.
«È un altro grande passo in avanti nella protezione dei minori in questo Paese», ha dichiarato Mohamed Malick Fall, rappresentate Unicef.
La Repubblica Centroafricana è uno dei posti peggiori al mondo per essere bambini, e l’Unicef spera di poter lavorare, nel minor tempo possibile, con le autorità locali per aiutare a riunire questi piccoli alle loro famiglie.
L’accordo, facilitato dall’Unicef e dai suoi partners, è stato firmato durante il forum di riconciliazione nazionale — che si è avolto nella capitale Bangui dal 4 all’11 maggio — con l’obiettivo di ripristinare la pace nel Paese lacerato dal conflitto.
(fonte: Osservatore Romano, 6 maggio 2015).

Fermare il fenomeno dei bambini soldato richiede lo sforzo congiunto di capi di governo e di tanta gente di buona volontà: il commercio delle armi resta sempre florido ed arricchisce le tasche di gente senza scrupoli.
Fermare il fenomeno dei bambini soldato richiede lo sforzo congiunto di capi di governo e di tanta gente di buona volontà: il commercio delle armi resta sempre florido ed arricchisce le tasche di gente senza scrupoli.

 

 

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