L’intervista all’ex sindaco di Tropea Adolfo Repice

«La Regione Calabria ha completamente ignorato e cancellato la realtà tropeana»

Sulle ultime comunali: «Avevo una mezza idea di ricandidarmi, ma quando ho visto che non c’erano le condizioni ho abbandonato. A me non interessava vincere. Se fai una lista per vincere, e poi vinci davvero ma non riesci ad amministrare, che fai? Io non vado in cerca di pennacchi, perché di soddisfazioni professionali e onorificenze ne ho avute tante nella vita»

L’ex sindaco di Tropea Adolfo Repice – foto Libertino

“Ci sono tre qualità che ogni individuo deve avere per raggiungere il successo: la pazienza di un monaco, il coraggio di un guerriero, l’immaginazione di un bambino”.
Prendiamo in prestito queste parole di Sharad Vivek Sagar perché forse meglio di altre sintetizzano le qualità del personaggio che abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistare. Abbiamo scritto forse proprio perché è un pensiero soggettivo. Che abbia raggiunto il successo è un dato di fatto. E comunque si era capito che non stiamo parlando di un monaco né di un guerriero e neppure di un bambino. Adolfo Repice è il Manager tropeano di successo, che è stato Segretario Generale del comune di Torino e ha ricoperto altri incarichi importanti nella città piemontese: è stato amministratore unico della finanziaria della città, ha avuto incarichi nella costruzione del termovalorizzatore e ha ricoperto ruoli di rilievo in altri settori. È stato sindaco della città di Tropea nel 2010 con la lista “Passione Tropea”. Dopo 16 mesi una sentenza del Consiglio di Stato ribaltò il risultato delle elezioni e lui a malincuore dovette lasciare lo scanno più alto di Palazzo Sant’Anna. Lo abbiamo raggiunto al telefono, perché lui si trova nella sua seconda città: Torino. La prima, la città che gli fa sempre battere forte il cuore è, manco a dirlo, Tropea. Parliamo, e lui fa subito intendere che ci tiene a dire poco del passato, abbastanza del presente e tanto, tantissimo del futuro della sua Tropea. Non possiamo guardarci negli occhi ma ci capiamo: tutto fila liscio in modo semplice e chiaro. Alla fine, dopo aver riletto l’intervista, ho pensato al monaco, al guerriero e al bambino. La pazienza, il coraggio e l’immaginazione non puoi inventartele, o ce l’hai oppure non ce l’hai. Scavando tra le parole di Adolfo Repice, forse capirete a cosa mi riferisco. Ora è tempo di iniziare.

Si aspettava la vittoria della lista “Forza Tropea” guidata dall’avvocato Giovanni Macrì? A suo avviso, può essere la persona giusta per la rinascita di Tropea?
«Era nell’aria la vittoria di Macrì. Io avevo sentito un po’ gli umori dei compaesani. È la persona giusta? Me lo auguro, lo spero. Poi saranno i fatti a dire se è stata la persona giusta. Adesso bisogna dargli fiducia, farlo amministrare con tranquillità senza creargli problemi e dargli non una ma tante mani per aiutarlo a risollevare Tropea. Sarà l’elettorato tropeano a dire, tra cinque anni, se ha amministrato bene o male. Adesso, ripeto, bisogna dare massima fiducia e augurargli buon lavoro. Con il neo sindaco Macrì mi sono sentito personalmente al telefono e gli ho detto che per l’amore che nutro per Tropea sono disponibile a dargli una mano, mettendo a sua disposizione la mia esperienza. Naturalmente non sono in cerca di pennacchi, lo faccio solo per il bene di Tropea. Sono disponibile a dare il mio contributo così come l’avrei fatto per Romano e per chiunque altro».

Ha seguito la campagna elettorale? Cosa le è piaciuto e cosa non le è piaciuto?
«Non l’ho seguita attentamente ma una cosa non mi è piaciuta: si è parlato molto del passato e poco del futuro di Tropea. Il passato fa ormai parte della storia della città. Bisogna guardare avanti e pensare che cosa fare di Tropea. Un’altra cosa che non mi è piaciuta sono gli attacchi alla persona, si potevano evitare. La politica è una cosa, gli attacchi personali sono un’altra cosa».

Per 16 mesi è stato il sindaco della città di Tropea. Secondo lei oggi quali sono i problemi più urgenti da risolvere? Il primo è, probabilmente, il problema della Rupe, che il sindaco Macrì è intenzionato di risolvere in maniera definitiva. Quali, a suo avviso, gli altri problemi che l’amministrazione dovrà affrontare nel breve termine?
«Ci sono dei punti da affrontare subito. Bene ha fatto a ricordare la Rupe. Per Tropea, che non è un paesino qualunque della Calabria, bisogna volare alto, non so se mi spiego: bisogna pensare in grande. Bisogna affrontare il problema della rete idrica e della viabilità. Io, a suo tempo, avevo avviato e appaltato – mediante projet financing (e poi l’appalto è stato revocato) – il parcheggio sotterraneo a quattro piani con l’area verde in superficie. Bisogna anche pensare a cosa si vuole fare con gli ascensori, a mio avviso ormai superati, perché andavano bene 15 anni fa. Oggi bisognerebbe rivedere il tutto in un ottica contemporanea. Tropea, contrariamente a quello che si pensa, è uno dei Paesi più ricchi d’Italia per le entrate potenziali che ha. Tropea potrebbe essere un gioiellino, un’oasi fiscale. Le faccio un esempio: quando ero sindaco sono stato denunciato per aver messo i parcometri. Sa quanto fanno incassare i parcometri all’anno al comune di Tropea? Oggi rivedendo tutta la gestione dei parcheggi e degli spazi pubblici si potrebbero raddoppiare gli incassi. Poi c’è la tassa di soggiorno, e le posso assicurare che – grazie a tutte queste entrate si potrebbero fare tante cose per migliorare l’aspetto e il decoro urbano della città di Tropea. Io allora avevo pensato all’ampliamento del cimitero con annesso impianto di cremazione. Inoltre nell’area del campo sportivo della Marina si potrebbe costruire un grande albergo con annesso un centro congressi con accanto un eliporto che possa collegare l’aeroporto di Lamezia con il Porto di Tropea. In buona sostanza sviluppare anche il turismo relativo alla convegnistica. Avevo avviato dei contatti con operatori del settore, che si erano dimostrati interessati ad investire a Tropea. Una cosa è certa: Tropea non può prescindere dal contributo dei privati».

Se tornasse indietro, rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«Rifarei tutto: parcheggi, ampliamento del cimitero, sistemazione della viabilità e delle piazze, ammodernamento della pubblica illuminazione e recupero del centro storico. Il porto della città è una risorsa che può dare tanto a Tropea, anzi, non può, ma deve dare tanto».

Lei, naturalmente, è deluso perché non è riuscito a fare quello che avrebbe voluto per la città. Cosa ha significato per lei essere il sindaco di Tropea?
«Sono stato mandato a casa per un voto, anche se avevo vinto abbondantemente le elezioni. Se non avessi toccato certi argomenti, forse sarei ancora lì a fare il sindaco. Fare il sindaco del proprio Paese è sempre una cosa esaltante, anche perché ero stato sollecitato da alcuni amici, e sono tornato a Tropea per dare il mio contributo, per mettere a disposizione della mia città, che amo moltissimo, la mia esperienza amministrativa e manageriale».

Che idea si è fatto lei della politica tropeana e provinciale? Il presidente della provincia di Vibo (Centrodestra) è stato eletto anche con i voti del PD. Cosa ne pensa?
«Non ho seguito e non m’interessa. Dico solo questo: la Regione Calabria ha completamente ignorato e cancellato la realtà tropeana. È impensabile che, dopo anni, la strada del Carmine sia ancora in quelle condizioni. È impensabile che non siano stati fatti interventi per la sistemazione del Lungomare. Cosa dire poi delle pessime condizioni della ex strada statale 522, ora strada provinciale, che collega l’autostrada a Tropea? È incredibile come la Regione Calabria ignori che Tropea è la capitale del turismo meridionale, non solo calabrese. Tropea è conosciuta in tutto il mondo. Tropea è la città che ogni hanno fa registrare il maggior numero di presenze in Calabria. Mi auguro che la musica cambi il prossimo anno, quando si voterà per le regionali. Poi, sono sincero, m’interessa poco se i voti di Sinistra vanno a Destra o viceversa, anche perché sono per l’eliminazione delle province, perché è un Ente inutile, sono dei carrozzoni e basta».

L’accordo mancato tra Romano e L’Andolina. Sintetizzo: a conti fatti, avrebbero vinto le ultime elezioni, ma nessuno dei due ha fatto un passo indietro. Qual è il suo pensiero in proposito?
«Se non hanno fatto l’accordo avranno avuto i loro buoni motivi. Cosa fatta, capo ha. Adesso c’è da fare una sola considerazione: augurare al sindaco Macrì buon lavoro, con l’augurio che Tropea possa ritornare a splendere come un tempo, ad essere davvero la Perla del Tirreno. Se posso dare il mio contributo, e se mi verrà chiesto di mettere a disposizione la mia esperienza, lo farò ben volentieri».

Il sindaco Macrì dice che il suo progetto politico è legato a quello del Senatore Mangialavori (FI). Secondo lei per “governare” Tropea è importante avere alle spalle un Partito, come dicono il sindaco Macrì e l’ex sindaco Euticchio, oppure bisogna staccarsi dai Partiti per risolvere i problemi “locali”, che è in sintesi il pensiero dell’ex sindaco Cortese?
«I Partiti sono importanti, anche se a livello regionale e provinciale hanno fallito. Se è vero come è vero che dall’ultima indagine fatta la provincia di Vibo Valentia è l’ultima in graduatoria, è la provincia fanalino di coda per vivibilità, allora qualcosa non ha funzionato. Non so quale sia il progetto del Senatore Mangialavori per il vibonese, ma se è un progetto che prevede lo sviluppo e la crescita del nostro territorio, ben venga. Una cosa giusta la dicono anche gli altri ex amministratori: effettivamente, quando si amministra un piccolo Paese bisogna guardare ai fatti concreti, bisogna governare, bisogna amministrare, realizzare infrastrutture. Spesso i politici perdono di vista questi aspetti e non lo fanno. Serve la politica del fare e dell’agire».

Lei ha lasciato definitivamente la politica?
«Non ho lasciato la politica, la politica la facciamo tutti i giorni. La politica è un modo di vivere, di essere. Quando mi sveglio la mattina faccio politica, quando esprimo un parere o un giudizio su qualcosa faccio politica. Sono troppo legato a Tropea. Se lei mi chiedesse se in futuro mi candiderò, le rispondo che ciò non accadrà: ogni cosa a suo tempo».

In futuro, quindi, non si candiderà?
«No. Se avessi voluto, mi sarei candidato in quest’ultima tornata elettorale. Avevo tentato, avevo una mezza idea di ricandidarmi, ma quando ho visto che non c’erano le condizioni ho abbandonato. A me non interessava vincere. Se fai una lista per vincere, e poi vinci davvero ma non riesci ad amministrare, che fai? Io non vado in cerca di pennacchi, perché di soddisfazioni professionali e onorificenze ne ho avute tante nella vita. Quindi mi sarei candidato solo ed esclusivamente per spirito di servizio».

Molti tropeani non sono andati a votare. A suo avviso perché?
«Non è un fenomeno solo tropeano, c’è un po’ di disaffezione: la gente è stanca. In ogni tornata elettorale, sia nazionale che locale, la percentuale dei votanti si abbassa, da un po’ di tempo le persone si sono allontanate dalla politica. Poi, sa, a ottobre molti giovani tropeani sono fuori per ragioni di studio o di lavoro e non sono tornati a votare. Io conosco un sacco di persone che vivono fuori Tropea che, pur essendo residenti a Tropea, non sono venuti a votare».

Qual è la sua opinione sullo scioglimento del comune di Tropea per infiltrazioni mafiose?
«Sulla questione io ho le idee abbastanza chiare. È stato un torto, un torto che la città di Tropea ha subito. Tropea non meritava nel modo più assoluto di essere sciolta per mafia. Agli amministratori si può attribuire tutto, come l’incapacità ad amministrare, ma tutto erano tranne che mafiosi. Quindi, a mio avviso, è stata una grave ingiustizia commessa a suo tempo non soltanto nei confronti degli amministratori, che hanno subito questo “oltraggio”, chiamiamolo così, ma anche nei confronti della città: Tropea non meritava di essere sciolta per mafia. Che nessuno si permetta di esprimere giudizi negativi chiamando in causa questo argomento. Ripeto, gli amministratori avrebbero potuto essere chiamati in causa per incapacità amministrativa ma non per mafia».

Alle comunali del 2010 vinse lei con “Passione Tropea” con 2.279 voti, tre in più rispetto alla lista “Uniti per la rinascita” del prof. Vallone. 16 mesi dopo la sentenza del Consiglio di Stato stabilì che il nuovo sindaco, per un solo voto di scarto, sarebbe stato il suo avversario. Ne avrà certamente parlato tante volte con i suoi familiari, i suoi più stretti collaboratori, gli amici tropeani. C’è qualcosa che non ha mai detto e vuole ricordare adesso?
«Ormai fa tutto parte della storia di Tropea, c’è poco da commentare. Poi il mio avversario dell’epoca non c’è più e non voglio alimentare polemiche. Io ritengo di aver vinto meritatamente le elezioni, soprattutto se lei pensa che mi davano sconfitto per oltre 500/600 voti. Invece non solo abbiamo ribaltato i pronostici, ma abbiamo vinto le elezioni. Devo ringraziare il Consiglio di Stato, non dico altro».

Il suo rivale, il prof. Gaetano Vallone, un politico molto importante della città, un politico amato dal popolo. Il suo giudizio, una parola, un ricordo.
«Certamente se io dovessi fare un paragone tra la nostra campagna elettorale e questa di oggi non c’è paragone: altri livelli. Vallone è stato un personaggio politico importante per Tropea, ha fatto la storia di Tropea».

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.