L’uomo che camminò con Dio

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

 

L’uomo che camminò con Dio.

Nella lista dei patriarchi discendenti di Adamo (Genesi cap 5) appare la figura di Enoch, un personaggio di cui si parla ben poco nella sacra Scrittura: soltanto undici volte e ripetendo sempre la stessa espressione, e cioè «che piacque a Dio» e non morì; lo stesso si dice del profeta Elia, anche lui preso da Dio. – L’uomo di oggi continua ad interrogarsi su come piacere a Dio, come «camminare con Dio». 

Enoch è un personaggio biblico anteriore al diluvio, sesto discendente diretto di Adamo ed Eva lungo la linea di Set. È citato nel Libro della Genesi (5, 21-23). Figlio di Iared, genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè.
♦ Particolare la sua fine: “Enoch visse in tutto 365 anni, e camminò con Dio, poi non fu più veduto, perché Iddio lo prese”. Questo enigmatico versetto ha fatto nascere la tradizione secondo cui egli sarebbe stato rapito in Cielo come il profeta Elia. “Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni”, dice infatti di lui Siracide 44, 16.
Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento: “Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio” (Ebrei 11, 5).
♦ Il testo apocrifo “Il Libro di Enoch”, di origine giudaica la cui redazione definitiva risale al I secolo a.C., offre è un panorama di notizie, che però restano confinate nella letteratura non canonica della Bibbia.

Però, il testo biblico che parla di Enoch (Genesi, 5, 21-24), dice per ben due volte che «piacque a Dio» oppure «che fu trovato buono da Dio». Alcune versioni bibliche presentano una traduzione interessante; in alcune di esse si dice infatti che «Enoch camminò con Dio» e che «per questo Dio lo prese». Anche altre traduzioni vanno in questo stesso senso: per indicare cioè che un uomo è «grato» o «buono» e «che piacque» a Dio si dice che «camminò con Dio».
Ora che ci siamo incamminati da qualche giorno nella quaresima potremmo chiederci cosa significhi «camminare con Dio».
♦ Questa bella espressione biblica vorrà dire soprattutto vivere nella propria vita la chiamata alla conversione, alla metànoia, nel senso più letterale e forte del termine: cioè cambiare, rinnovare il nostro pensiero, il nostro agire, il nostro essere.
Per i cristiani la conversione alla quale si è ogni giorno chiamati dal Signore è in primo luogo un dono, qualcosa che ci viene dato da lui. Nessuno può tornare a Dio con le proprie forze: «Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Giovanni, 6, 44).
Dio, però, non attira se non nella misura in cui ognuno lo cerca e desidera di trovarlo. I Padri dicevano che Dio può tutto, eccetto forzare l’uomo ad amarlo.
Vedere la conversione come un dono vuol dire ricominciare ogni giorno, accettando che lo stesso iniziare di nuovo è dato da Dio.
(fonti: da Wikipedia e da Osservatore Romano, 1 marzo 2017).

Enoch, un personaggio di cui si parla ben poco nella sacra Scrittura: soltanto undici volte e ripetendo sempre la stessa espressione, e cioè «che piacque a Dio» e non morì; lo stesso si dice del profeta Elia, anche lui preso da Dio. – L’uomo di oggi continua ad interrogarsi su come piacere a Dio, come «camminare con Dio».

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