Martiri di Dio e Martiri del Male

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Martiri di Dio
e martiri del Male.

Ancora attentati… Ancora morti… Ancora odio. E cosiddetti martiri che uccidono innocenti, pensando di fare cosa gradita ad Allah, cioè a Dio. – L’attentato di Barcellona ha fatto toccare con mano, ancora una volta, come la cultura di odio e di morte si possa radicare facilmente nel cuore dell’uomo, manipolato dal Maligno. Impressiona fortemente come degli attentatori giovanissimi urlino odio e morte, una lingua che non è la loro, ma presa in prestito dal Maligno. E si immolano convinti di essere “martiri”: lo fanno uccidendo altri, degli innocenti che neppure conoscono e purtroppo finiscono essi stessi per restarne vittime. Ma il martire, quello vero, è colui che accetta la morte senza recare danno al suo prossimo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13), senza toglierla agli altri.

Il martire di Dio, perseguitato per la giustizia
O martire di Dio, discepolo fedele, che hai segnato nel sangue il patto del battesimo!
Tu dividi con Cristo, agnello del riscatto, la croce e la vittoria nel regno dei beati. (dalla liturgia)

♦ Il martirio è la testimonianza della fede e dell’amore a Cristo. Il martire è colui che, perseguitato come Cristo, vive e muore come Cristo, con i sentimenti di amore e di perdono, di fiducia totale nel Signore e di abbandono nelle sue mani. Questi è proclamato “beato”.
Martiri sono considerati non soltanto quelli che vengono messi a morte espressamente per la fede in Cristo, ma anche quelli che danno la vita per amore del prossimo, come san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941); quelli che vengono uccisi perché difendono i diritti degli oppressi, come il beato Oscar Romero.
♦ Vi sono due forme di persecuzione.
La prima è la persecuzione cruenta, operante oggi più che nel passato, in tanti Paesi intolleranti, che incarcerano, torturano, uccidono barbaramente i cristiani.
C’è un’altra forma di persecuzione, più subdola, che mette in azione un sistematico dileggio culturale nei confronti della fede, tende ad emarginare i cristiani e si serve dei mass media per diffondere in modo massiccio una mentalità atea.
Per noi cristiani dell’Occidente, il pericolo più grave è l’assuefazione al clima di secolarismo diffuso.
Il sangue dei cristiani potrà destarci? (Mons. Giuseppe Greco)

Arnulfo Oscar Romero (1917–1980), martire: prossimamente santo.
Nato da famiglia di umili origini, completò la sua formazione alla Pontificia Università Gregoriana.
Nel 1974 fu nominato vescovo di Santiago de Maria. Qui prese contatto con la popolazione stremata dalla povertà e oppressa dalla dittatura militare.
Nel 1977 venne nominato arcivescovo di San Salvador. Il 24 marzo 1980, mentre elevava l’Ostia per la consacrazione, fu ucciso. La sua morte è quella di un vescovo che si oppose al male per il bene dei fedeli.
Beatificato il 23 maggio 2015. La liturgia lo ricorda il 24 marzo.
– La sua canonizzazione è prossima, forse a San Salvador, e Papa Francesco ha espresso l’intenzione di esserci. Ma ancora non si sa quando.

L’attentato di Barcellona ha fatto toccare con mano, ancora una volta, come la cultura di odio e di morte si possa radicare facilmente nel cuore dell’uomo, manipolato dal Maligno. Impressiona fortemente come degli attentatori giovanissimi urlino odio e morte, una lingua che non è la loro, ma presa in prestito dal Maligno. E si immolano convinti di essere “martiri”: lo fanno uccidendo altri, degli innocenti che neppure conoscono e purtroppo finiscono essi stessi per restarne vittime. – Il mondo cristiano onora tra gli altri martiri Mons. Arnulfo Oscar Romero (1917–1980), un martire vero, prossimamente santo.
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