Mettersi in gioco significa combattere

C.S. Noi con Salvini

Nemmeno una ruga sui trenta denari che ribaltarono le sorti dell’umanità, che stravolsero l’opinione pubblica

Antonio Piserà, Referente Provinciale di Vibo Valentia - foto Stroe
Antonio Piserà, Referente Provinciale di Vibo Valentia – foto Stroe

Grazie al Vescovo di Locri, Monsignor Francesco Oliva perché mettersi in gioco significa combattere, ostruire, esporsi per dignità.
Grazie perché c’è bisogno di chi non tema di scegliere il coraggio e di buon esempi concreti, che valgono più di mille proclami della lotta alla mafia.
Nemmeno una ruga sui trenta denari che ribaltarono le sorti dell’umanità, che stravolsero l’opinione pubblica, che destabilizzarono il pericoloso piattume del do ut des tra vita e morte, tra innocenza e colpevolezza, in cui lo sguardo venduto incrociò gli occhi acquirenti, ammiccando con subdola intesa e credendo di farla franca. Nonostante gli abbondanti duemila anni ancora aleggiano nell’aria, si fanno tentazione, ingurgitano la stomachevole certezza che proprio quel denaro possa camuffarsi di giustizia.
Non invecchiano quei trenta denari, non si arrendono, non cadono nel demodé. E lo stile del perdente continua imperterrito a comprare favori, ingannando di farne. Giuda forse comprende, ma non percepisce nemmeno il senso misericordia. Si lascia impiccare dal peso del peccato…
Ed è tutto normale ed orribilmente attuale, finché il coraggio di chi ha scelto la vita, l’onestà, la legalità, di chi ha un’ossatura salda d’etica, non fermi col braccio di ferro la disgustosa giostra omicida della menzogna.
Il denaro non vince mai. Può solo comprare: quando tuttavia è sporco di sangue, non ha più alcun potere, nemmeno nella logica della propria sostanza.
Eccellenza Reverendissima, come uomo, ma ancor prima come battezzato, sento il dovere di ringraziarLa per l’esempio col quale il Suo essere Pastore si identifica col volto di Cristo: questo gesto per Lei è perfettamente incastonato nell’ordinario, ma a noi sorprende, commuove, interroga profondamente.
Avere l’audacia di imitare quel volto può davvero cambiare la storia. Si possono ancora cacciare i mercanti dal tempio! Abbiamo bisogno di modelli che ci riportino a credere, che orientino il motore della storia e ciò che non ha bisogno d’eclatanza, ma che sarebbe insito nel cuore dell’uomo, per il solo fatto di essere uomo. Eppure la correttezza dell’ovvio, stupisce. Così si ferma il male, così si combatte, si schiera, si sconfigge la malavita.
Siamo impegnati nella lotta alla mafia, ma talvolta i sistemi sociali e politici, più che cambiare le radici di una cultura errata, circostanziano la pacifica convivenza. Ennesimo inganno. Lei, ancora una volta è testimone di quella pace che non può avere sinergia con la sporcizia, perché non può esserci oblazione in ciò che è macchiato di sangue. Nelle rifiuto delle Sue mani c’è un messaggio indiscutibile: la giustizia merita la gratuità, non si compra, non si vende e nemmeno si discute. Ed è solo così che fa rifiorire la vita in una dinamica straordinariamente bella, l’unica che possa sconfiggere la morte. In questa occasione ci ha ripetuto che è possibile non cedere alla stanchezza di una quotidianità pigra e connivente, che talvolta uccide anche col solo silenzio. Grazie, perché non possiamo smettere di sperare: la mafia va fermata con lo stile della propria vita, con le scelte, con le azioni di ogni giorno.
Grazie perché mettersi in gioco significa combattere, ostruire, esporsi per dignità. Grazie perché c’è bisogno di chi non tema di scegliere il coraggio.

Noi con Salvini
Antonio Piserà

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