Natale poliedrico di Padre Salvatore Vetere

Prefazione di Luciano Meligrana

La lettura degli scritti di Padre Salvatore non è facile, come non facile è il percorso seguito dai suoi pensieri.

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Quest’ultima opera di Padre Salvatore Vetere è, come egli stesso ha avuto modo di dirmi in un recente colloquio, più consona al suo carattere di sacerdote rispetto alle sue precedenti prove, che hanno fatto incursione nel campo storico, artistico e letterario e che spesso contengono ampie digressioni, di contenuto non strettamente religioso.
Comune alle precedenti opere dell’autore è il metodo di scrittura, lo stile.
La lettura degli scritti di Padre Salvatore non è facile, come non facile è il percorso seguito dai suoi pensieri.
Egli rifugge dalle semplificazioni e vuole rendere conto a sé e ai lettori di tutti i differenti aspetti di un determinato problema – teologico, esegetico, storico o letterario che sia – offrendo i diversi elementi, i dati e le argomentazioni puntuali frutto della sua amplissima e profonda cultura, interloquendo con le fonti, esaminandole criticamente e consentendo ai suoi pensieri di affollarsi, incontrarsi o scontrarsi sulla pagina.
Egli si avvale di una pluralità di approcci nell’affrontare ogni singolo argomento e condensa nella sua fitta e densa scrittura una serie di considerazioni di ordine teologico, storico e antropologico, avvalendosi delle Sacre Scritture, dei Santi Padri, dei Martirologi, delle epigrafi, delle testimonianze storico-artistiche, della esegesi antica e moderna.
Il risultato è un testo che – pur avendo in sé la compiutezza conclusiva dell’argomentare – mantiene un quid di magmatico, nel senso che da ogni spunto, da ogni citazione il discorso potrebbe riprendere e condurci altrove, potrebbe prendere forme diverse e attingere esiti impensati.

Su tutto aleggia la profonda fede di Padre Salvatore, che assume – a tratti – i toni delicati dell’intimo colloquio con la divinità o, talvolta, il carattere e gli accenti del magistero autorevole, forte delle certezze teologiche e delle conoscenze storiche, padroneggiate con sicura dottrina e acribia critica.
Il grande evento del Natale, fondamento della storia della Salvezza, è letto e interpretato nel contesto della cultura del mondo antico, indagato in tutto l’ambito mediterraneo, senza disdegnare e religioni pagane, sia quelle precristiane che quelle sopravvissute al cristianesimo. Ne risulta un ampio affresco in cui la piena adesione alla dottrina dell’Incarnazione e della Salvezza assume una valenza nuova, capace di coinvolgere i credenti – tutti i credenti, anche quelli delle religioni diverse dal cristianesimo – e i non credenti. Incarnazione in questo senso, oltre a indicare l’evento storico del Verbo che si fa carne, significa anche l’assunzione degli elementi e dei caratteri comuni a tutto l’ambito della cultura mediterranea, la risposta alle attese e all’ansia di salvezza che quelle culture alimentavano, la capacità di incorporare, nella tensione all’unità nel Figlio dell’Uomo, le diversità.
Non si tratta di un vago e generico sincretismo, lontano dalla piena adesione alla dottrina, ma della capacità di comprendere lo struggente desiderio dell’uomo, che, ancora privo della Rivelazione, aveva, per strade diverse, cercato la verità e aspirato al senso più profondo e pieno della vita. Commuove, quasi, a questo proposito, nel capitolo dedicato al Dio Sole, la citazione del Grande Inno ad Aton, punteggiato da note di Padre Salvatore che rimandano alle Scritture e al magistero papale e che testimoniano la grande capacità di comprendere – nel senso etimologico della parola – che ha l’autore di questo libro, nel quale la profonda cultura si unisce a una sensibilità umana a tutti evidente
e a una grande sapientia cordis.

Luciano Meligrana

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