Nhà Chica la schiava brasiliana beata

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Nhà Chica la schiava brasiliana beata.

“Nhà Chica”, cioè zia Francesca: così in Brasile la conoscevano in vita e così la conoscono adesso, a 122 anni dalla morte. E c’è da giurarci che continueranno a chiamarla così anche quando sarà proclamata santa, tanta è la confidenza dei brasiliani verso questa umile donna. – Ci sono circostanze che fanno entrare subito in empatia con determinate persone. Così, il solo nome “Nhà Chica” (zia Francesca) ha suscitato il mio interesse per questa Beata; scoprendo, poi, che Francisca ha ricevuto il nome di San Francesco di Paola, di cui erano particolarmente devoti gli schiavi sudamericani, l’empatia è diventata totale: perché figlia di una schiava e figlia affidata al nostro Patrono calabrese. – Una storia da conoscere.

Beata Francisca de Paula De Jesus (nhà Chica), laica (1810 – 14 giugno 1895)
♦ Nasce nel 1808, figlia di una schiava e di padre ignoto, probabilmente il padrone della fazenda in cui sua madre è a servizio. Al battesimo le impongono il nome di San Francesco di Paola, di cui sono particolarmente devoti gli schiavi sudamericani, e cresce senza cognome, cui non ha diritto in quanto figlia naturale di donna schiava. Affrancata dalla schiavitù, si trasferisce in città con la mamma e con un fratello nato da una precedente unione, restando orfana appena adolescente.
♦ Completamente analfabeta, ha ricevuto dalla mamma soltanto l’educazione religiosa, insieme alla raccomandazione di vivere una vita ritirata per meglio dedicarsi alla preghiera ed alla carità: un impegno cui resterà fedele per tutta la vita, malgrado le numerose proposte di matrimonio che riceve. Perché Francisca de Paula de Jesus non passa inosservata: bella, bruna e slanciata, diventa la donna dei sogni di molti coetanei, che puntualmente si vedono, anche se in bel modo, respinti.
Senza aver per niente chiaro cosa Dio e gli altri vogliano da lei, inizia molto semplicemente ad organizzare incontri quotidiani di preghiera nella sua casa: è l’unico modo a sua disposizione per farsi carico dei bisogni spirituali della sua gente. Che comincia ad arrivare, alla spicciolata o a piccoli gruppi, per riversare tra quelle quattro mura i suoi problemi.
Francisca tutto raccoglie e tutto presenta alla “mia Signora”, cioè alla Madonna, raffigurata in un’umile statuetta di terracotta con le sembianze dell’Immacolata. Incredibilmente, trovano risposta le intercessioni presentate attraverso l’umile Francisca, che con una disarmante semplicità non fa che ammettere: “Io la prego e Mia Signora mi risponde”.
In cerca di consigli, suggerimenti, parole di conforto, guarigione fisiche o spirituali da lei si presentano persone umili ed altolocate, consiglieri imperiali e professionisti, giovani ed anziani: a ciascuno Francisca trasmette il messaggio che attinge dalla Madonna, ben lontana dall’atteggiarsi a profetessa, con l’umiltà di chi sa di altro non essere che il canale per far incontrare cielo e terra, quasi nascondendosi dietro il suo semplice ruolo di intermediaria, in virtù del quale ripete incessantemente: “Rispetto ciò che mi dice la Madonna e niente più”.
Parallelamente a questo suo ministero di consiglio e di consolazione, Francisca svolge anche un ruolo di carità concreta, organizzando settimanalmente un pranzo per i poveri e donando generosamente a chiunque bussa alla sua porta per chiedere un aiuto e così, benché povera come loro, diventa “madre dei poveri”.
♦ Nel 1862, a dire il vero, anche lei ha l’occasione di dare una svolta alla propria vita: il fratello, che ha fatto carriera e si è arricchito nel commercio, morendo in quell’anno senza figli la nomina sua erede universale e mette di fatto nelle sue mani una fortuna immensa.
Francisca coglie al volo l’occasione per meglio organizzare le sue opere di carità ed assistenza, moltiplicare le sue elemosine, venire incontro ai bisogni più disparati. Utilizzando una parte di quei beni “piovuti dal cielo” riesce anche ad esaudire un desiderio che dice esserle stato chiesto direttamente e da tanto tempo dalla Madonna: costruire una cappella dedicata all’Immacolata Concezione.
Appena può, comunque, si spoglia di tutto, lasciando la parrocchia erede di tutti i suoi averi e tornando ad essere povera come sempre e continuando comunque ad arricchire spiritualmente tanti.
Muore il 14 giugno 1895 e viene sepolta nella cappella da lei fatta edificare per il culto dell’Immacolata, all’ombra della quale oggi hanno preso vita molte opere di assistenza sociale.
♦ Il processo per la sua beatificazione, iniziato quasi 100 anni dopo, nel 2011 ha raggiunto una tappa importante con il riconoscimento delle virtù eroiche, mentre parallelamente si sta procedendo all’esame di uno dei tanti “miracoli” attribuiti alla sua intercessione per cui c’è da credere che molto presto si possa venerare sugli altari Francisca de Paula de Jesus, detta “nhà Chica”.
♦ Il 4 maggio 2013 Nha’ Chica è stata beatificata a Baependi con rito presieduto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del papa.
♦ Papa Francesco durante il Regina Coeli in Piazza San Pietro il 5 maggio 2013 disse: “Ieri in Brasile è stata proclamata Beata Francisca de Paula De Jesus, detta «Nhá Chica». La sua vita semplice fu tutta dedicata a Dio e alla carità, tanto che era chiamata «madre dei poveri». Mi unisco alla gioia della Chiesa in Brasile per questa luminosa discepola del Signore”.
La sua festa è stata fissata al 14 giugno.
(fonte: SantieBeati.it e altro).

Nhá Chica, (in portoghese “Zia Francesca”, al secolo Francisca de Paula de Jesus  è stata una laica brasiliana, portata alla gloria degli altari il 4 maggio 2013. Nacque nel 1810 da umilissima famiglia: era figlia di schiavi. Rimasta orfana a dieci anni, dovette dedicarsi alla famiglia. Devota alla Madonna Nossa Senhora da Conceição, passò la vita in preghiera e facendo la carità ai poveri. Costruì, nei pressi della sua casa una cappellina dedicata alla Madonna Nossa Senhora da Conceição, dove venne sepolta nel 1895. – Simpatico ed affettuoso avere una “zia” come Beata.
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