Non c’è posto nella locanda

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Non c’è posto nella locanda.

Bello il Natale, che va rivivere ai piccoli e ai grandi le emozioni più belle e vere del cuore umano. Anche le recite teatrali, che ripropongono momenti della notte santa e non di rado sconfinano in sorprese incredibili.
– Ho ascoltato alcune esperienze di catechiste a proposito e la storia che qui proponiamo rivela come i bambini si aprono all’incanto del Natale.
– Questa storia è un invito a ritrovare il senso vero del Natale, perché per molti quello che succede in questi giorni è solo una specie di scena, una commedia recitata da tutti per antica tradizione.
– Un bambino, Guido, doveva fare l’attore e recitare una parte stabilita e invece ha trasformato in vita lo spirito autentico dei Natale. “Non c’è posto nella locanda!”: oggi potrebbe far cambiare ancora qualcosa nel nostro cuore e nella nostra vita.

Guido Purlini aveva 12 anni e frequentava la prima media. Era già stato bocciato due volte. Era un ragazzo grande e goffo, lento di riflessi e di comprendonio, ma benvoluto dai compagni. Sempre servizievole, volenteroso e sorridente, era diventato il protettore naturale dei bambini più piccoli.
♦ L’avvenimento più importante della scuola, ogni anno, era la recita natalizia. A Guido sarebbe piaciuto fare il pastore con il flauto, ma la signorina Lombardi gli diede una parte più impegnativa, quella del locandiere, perché comportava poche battute e il fisico di Guido avrebbe dato più forza al suo rifiuto di accogliere Giuseppe e Maria: «Andate via!»
♦ La sera della rappresentazione c’era un folto pubblico di genitori e parenti.
Nessuno viveva la magia della santa notte più intensamente di Guido Purlini. E venne il momento dell’entrata in scena di Giuseppe, che avanzò piano verso la porta della locanda sorreggendo teneramente Maria. Giuseppe bussò forte alla porta di legno inserita nello scenario dipinto. Guido il locandiere era là, in attesa.
♦ «Che cosa volete?» chiese Guido, aprendo bruscamente la porta.
«Cerchiamo un alloggio».
«Cercatelo altrove. La locanda è al completo». – La recitazione di Guido era forse un po’ statica, ma il suo tono era molto deciso.
«Signore, abbiamo chiesto ovunque invano. Viaggiamo da molto tempo e siamo stanchi morti».
«Non c’è posto per voi in questa locanda», replicò Guido con faccia burbera.
«La prego, buon locandiere, mia moglie Maria, qui, aspetta un bambino e ha bisogno di un luogo per riposare. Sono certo che riuscirete a trovarle un angolino. Non ne può più».
♦ A questo punto, per la prima volta, il locandiere parve addolcirsi e guardò verso Maria.
Seguì una lunga pausa, lunga abbastanza da far serpeggiare un filo d’imbarazzo tra il pubblico.
«No! Andate via!» sussurrò il suggeritore da dietro le quinte.
«No!» ripeté Guido automaticamente. «Andate via!».
Rattristato, Giuseppe strinse a sé Maria, che gli appoggiò sconsolatamente la testa sulla spalla, e cominciò ad allontanarsi con lei.
Invece di richiudere la porta, però, Guido il locandiere rimase sulla soglia con lo sguardo fisso sulla miseranda coppia.
Aveva la bocca aperta, la fronte solcata da rughe di preoccupazione, e i suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime.
♥ Ed ecco il finale che non ti aspetti che rese quella recita divenne differente da tutte le altre.
«Non andar via, Giuseppe» – gridò Guido.- «Riporta qui Maria». – E, con il volto illuminato da un grande sorriso, aggiunse: «Potete prendere la mia stanza».
♥ Secondo alcuni, quel rimbambito di Guido Purlini aveva rovinato la rappresentazione.
Ma per gli altri, per la maggior parte, fu la più natalizia di tutte le rappresentazioni natalizie che avessero mai visto.
(fonte: dal web).

Preghiera
Tu lo sai Signore: dietro la maschera della nostra indifferenza c’è un cuore che ti aspetta.
Dietro la maschera del nostro orgoglio c’è il volto di uno che ha paura di proclamare la sua fede.
Tu, Signore, sei colui che smaschera. Tu togli i travestimenti e fai apparire la verità nascosta nel cuore degli uomini.

Bello il Natale, che va rivivere ai piccoli e ai grandi le emozioni più belle e vere del cuore umano. Anche le recite teatrali, che ripropongono momenti della notte santa e non di rado sconfinano in sorprese incredibili, come quella proposta. I bambini si aprono all’incanto del Natale, gli adulti si nascondono. – Signore, togli la maschera della nostra indifferenza e donaci un cuore che ti aspetti.

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