Non tutti pregano

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Non tutti pregano. Ma lo potrebbero.

Pregare oggi diventa una impresa. Si prega poco o niente. Appare ormai diffuso un certo timore di lasciarsi sorprendere mentre si prega, quando lo si fa: si preferisce farlo di nascosto. E Gesù non dice questo? “Tu quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (cf Mt 6,6). E’ vero; ma quando lo si fa con ostentazione ipocrita: “Gli ipocriti amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini”. Lungi dall’assumere questi atteggiamenti di ostentazione ipocrita, nella vita quotidiana ci sono molti momenti  in cui elevare una breve preghiera o almeno un segno è come una “confessione di fede”: prego perché credo, perché spero, perché amo Dio.

♦ Un contadino era andato al mercato: molta gente era indaffarata proprio come in un giorno di mercato. Quando fu ora, si fermò a mangiare in un affollato ristorante, dove pranzava di solito anche il fior fiore della città.
Il contadino trovò posto in un tavolo a cui sedevano già altri avventori e fece la sua ordinazione al cameriere.
Quando l’ebbe fatta, congiunse le mani e recitò una preghiera.
♦ I suoi vicini lo osservarono con curiosità piena di ironia.
Un giovane gli chiese: “A casa vostra fate sempre così? Pregate veramente tutti?”.
Il contadino, che aveva incominciato tranquillamente a mangiare, rispose: “No, anche da noi c’è qualcuno che non prega”.
Il giovane ghignò: “Ah, si? Chi è che non prega?”.
♦ “Beh”, proseguì il contadino, “per esempio le mie mucche, il mio asino e i miei maiali…”.
(fonte: Bruno Ferrero, Il Canto del Grillo, ElleDiCi).

Lungi dall’assumere atteggiamenti di ostentazione ipocrita, nella vita quotidiana ci sono molti momenti in cui elevare una breve preghiera o almeno un segno è come una “confessione di fede”: prego perché credo, perché spero, perché amo Dio.
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