Non tutti provano certi sentimenti

Il tragico evento che ha colpito la popolazione ed il territorio abruzzesi ha risvegliato – come sempre accade – negli Italiani nobili e forti impulsi di solidarietà. Il sentimento, evidentemente sconosciuto a chi dell’intimidazione, del danneggiamento e dell’attentato alla vita fa la sua ragione d’essere, ha fatto superare alla nostra Nazione i terribili momenti che la storia le ha riservato.Le immagini dei volontari della protezione civile, dei vigili del fuoco, della croce rossa e di tutti gli altri corpi dello Stato intenti a prestare aiuto destano commozione e al tempo stesso suscitano in molti la sana voglia di emulazione per alleviare le sofferenze di un’umanità fortemente provata dalla violenza della natura.
Ma, non tutti, sfortunatamente, riescono oggettivamente a provare determinati sentimenti, non si spiegherebbero altrimenti le azioni criminali che quotidianamente violentano la nostra comunità.
Solo due giorni or sono un noto imprenditore tropeano è stato vittima di un gravissimo attentato incendiario che ha messo letteralmente in ginocchio la sua azienda compromettendone il ciclo produttivo e con esso il posto di lavoro per oltre 120 persone. Al sig. Francesco Schiariti, questo è il suo nome, onesto lavoratore, assieme a tutta la sua famiglia vorrei pubblicamente testimoniare la mia vicinanza. Sono sicuro che un uomo che ha trovato nel duro lavoro la sua realizzazione avrà la tempra per reagire ed andare avanti. Certo è che lo Stato dovrà fare la sua parte. Non metto in discussione l’impegno delle forze dell’Ordine e dell’Autorità Giudiziaria rilevo piuttosto come ultimamente, nella Calabria in generale e nella provincia di Vibo Valentia in particolare, si stia assistendo ad un progressivo depotenziamento dei vari apparati di contrasto. La città di Tropea, per esempio – sulla carta un piccolo comune di 7000 anime ma di fatto, per 6 mesi l’anno, una complessa realtà di oltre 50.000 persone – ha subito un inspiegabile progressivo depotenziamento di organico delle forze dell’ordine presenti, in palese contrasto con le problematiche del territorio che, proprio per il suo appeal, è molto vessato dalla criminalità organizzata. Effettivamente, pochi giorni fa, i Capi delle Procure calabresi hanno lanciato il grido di allarme evidenziando lo stato deficitario in cui versano le varie strutture territoriali con ricadute estremamente negative sull’attività di indagine e processuale. Il mio auspicio è che i parlamentari calabresi, a prescindere dal colore politico, non lascino cadere nel vuoto l’accorato appello e si impegnino per dare al popolo calabrese la sicurezza indispensabile al suo progresso civile ed economico. Se così non dovesse essere si potrebbe insinuare in tanti il dubbio che quanto predicato da certi giornalisti e politici, che del giustizialismo e populismo sfrenato hanno fatto la loro bandiera, possa corrispondere a verità.

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