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	<title>Tropeaedintorni.it &#187; Brattirò</title>
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	<description>Web indipendente dal 1994</description>
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		<title>Il Presepe Vivente dei bambini di Brattirò</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 09:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Fusca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Voci, mimica, canzoni e poesie: a ricreare l’atmosfera della notte di Betlemme di tanti anni fa ci hanno pensatoi piccoli delle scuole elementari, protagonisti, domenica scorsa, di un vivace presepe vivente. Una iniziativa, questa, pensata dalle insegnanti della scuola di Brattirò, per far rivivere agli allievi l’evento più bello per tutti i cristiani, ossia la nascita di Gesù Bambino, cosa che ha suscitato interesse e ammirazione tra gli abitanti del paese e delle zone limitrofe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voci, mimica, canzoni e poesie: a ricreare l’atmosfera della notte di Betlemme di tanti anni fa ci hanno pensato i piccoli delle scuole elementari di Brattirò, protagonisti, domenica scorsa, di un vivace presepe vivente. Una iniziativa, questa, pensata dalle insegnanti della scuola brattiroese, per far rivivere agli allievi l’evento più bello per tutti i cristiani, ossia la nascita di Gesù Bambino, cosa che ha suscitato interesse e ammirazione tra gli abitanti del paese e delle zone limitrofe.<span id="more-21621"></span></p>
<div id="attachment_21622" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/21621281211/.html/presepe-vivente-18-dic-2011-21" rel="attachment wp-att-21622"><img class="size-medium wp-image-21622" title="presepe vivente 18 dic 2011 (21)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//presepe-vivente-18-dic-2011-21-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La grotta allestita nei pressi della chiesa parrocchiale</p></div>
<p>L’idea era già stata concretizzata, ma mai aveva avuto come location la parte antica del paese. Riproposti, per l&#8217;occasione, gli antichi mestieri e le relative produzioni artigiane insieme ad altre scene tratte dal Vangelo per rievocare al meglio il momento della venuta al mondo di Cristo. Una manifestazione ben riuscita, soprattutto per l’impegno profuso dalle insegnanti, che con poco sono riuscite non solo ad infondere nei piccoli l’essenza di alcuni valori, ma hanno anche permesso ai cittadini di riscoprire dei luoghi del paese ormai dimenticati, regalando loro un tuffo nel passato.</p>
<p style="text-align: right;">
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		<title>Presentato a Brattirò l&#8217;ultimo libro di Mommo e Nicolina Rombolà</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Fusca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta domenica scorsa, presso la sala conferenze dell’edificio ex scuole medie di Brattirò (sede associazione Enotria), la presentazione del libro “La commedia umana-brevi storie di umanità”, volume scritto da Mommo e Nicolina Rombolà. Presenti per tale occasione l’editore Giuseppe Meligrana, la relatrice Elisabetta Rombolà, Pasquale Costa (presidente associazione Enotria), e naturalmente gli autori. Mommo Rombolà, autore dell’opera ha innanzitutto espresso la sua tristezza nel dover presentare da solo il libro, poiché la coautrice, sua amatissima sorella è stata colpita da una brutta malattia che le ha limitato le sue capacità motorie, impedendole di essere al tavolo dei relatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center">Si è svolta domenica scorsa, presso la sala conferenze dell’edificio ex scuole medie di Brattirò (sede associazione Enotria), la presentazione del libro “La commedia umana-brevi storie di umanità”, volume scritto da Mommo e Nicolina Rombolà. Presenti per tale occasione l’editore Giuseppe Meligrana, la relatrice Elisabetta Rombolà, Pasquale Costa (presidente associazione Enotria), e- naturalmente- gli autori. Mommo Rombolà ha innanzitutto espresso la sua tristezza nel dover presentare da solo il libro, poiché la coautrice, sua amatissima sorella, è stata colpita da una brutta malattia che le ha limitato le sue capacità motorie, impedendole di essere al tavolo dei relatori.<span id="more-21391"></span></p>
<div id="attachment_21392" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/presentato-a-vibo-il-libro-dei-rombola151211/.html/mommo-rombola" rel="attachment wp-att-21392"><img class="size-medium wp-image-21392" title="Mommo Rombolà." src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//Mommo-Rombolà.-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Mommo Rombolà</p></div>
<p style="text-align: justify;" align="center">«Quello che ci preme farvi sapere-spiega Rombolà-  è che “La commedia umana” dal punto di vista contenutistico, seppur sintetizzato, ha l’intento di rappresentare sull’unico palcoscenico tanti casi di vita umana, nel suo perenne e inarrestabile scorrere». Il libro è fondamentalmente caratterizzato da circa 40 brevi racconti, 31 poesie e una sezione dedicata a pensieri sparsi, massime di filosofie di vita generica. «Rappresenta-si legge nell&#8217;introduzione del testo- un po’ tutta l’umanità, con i dolori e le gioie, i vizi e i pregi, le debolezze e le certezze. Una foto sbiadita, in bianco e nero o forse tonalità seppia, come le vecchie foto di una volta,  capaci di attrarre, di essere osservate con nostalgico gusto».  Da notare che non si tratta del primo frutto letterario dei fratelli Rombolà, ma dell’ennesima fatica, dopo: “La bufera”, “Viaggio con Socrate” e tanti altri testi. I fratelli Rombolà sono noti nel paese di Brattirò come persone di grande cultura. Non a caso, Nicolina è laureata  in Lettere classiche; Mommo, invece,  è stato insegnante di Letteratura francese (entrambi sono in pensione da tempo). Il titolo stesso dell’opera ci rimanda ad un testo francese, “La comédie humaine” di Honorè de Balzac. Infatti gli autori si sono rifatti all’omonima opera di questo grande autore ottocentesco. «Differenti i temi trattati -ha sostenuto la professoressa Elisabetta nel corso della presentazione- storie antiche  altre più recenti, tragiche, comiche, drammatiche; si narra di virtù umane, del senso della vita fisica, del mondo dell’al di là, del dolore umano. Ciò che amalgama il tutto, il motivo dominante è l’amore che i due autori nutrono nei confronti di tutta l’umanità, senza nessuna differenza. Osservano l’umanità in ogni sfaccettatura, facendone uscire un affresco bellissimo, lasciando dei “tranche de vie”». Amore, dolore,umorismo, quindi i temi predominanti. I fratelli Rombolà, si dilettano a scrivere, Mommo racconti, Nicolina poesie, per dare un senso alla loro vita, ai momenti difficili vissuti, un modo per superare i dolori della vita, per appropriarsi della vita stessa e di conseguenza viverla.</p>
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		<title>A breve il rimpasto della giunta drapiese</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Caria]]></category>
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		<description><![CDATA[ A breve, probabilmente prima della fine dell’anno, il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli procederà alla rimodulazione della sua giunta. Secondo accordi preelettorali, poi di nuovo sanciti nel momento in cui la lista che appoggiava Porcelli ha vinto le elezioni (giugno 2009), alcuni amministratori drapiesi dovranno  dare le proprie dimissioni a metà dei 5 anni del mandato conferito dagli elettori al primo cittadino (quindi proprio a dicembre 2011). L’attuale vicesindaco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Modifiche pattuite due anni e mezzo fa dopo le amministrative vinte dalla lista Porcelli</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Carlino vicesindaco al posto di Vallone. R. Pugliese sostituirà R. Mazzitelli</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>A breve, probabilmente prima della fine dell’anno, il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli procederà alla rimodulazione della sua giunta. Secondo accordi preelettorali, poi di nuovo sanciti nel momento in cui la lista che appoggiava Porcelli ha vinto le elezioni (giugno 2009), alcuni amministratori drapiesi dovranno  dare le proprie dimissioni a metà dei 5 anni del mandato conferito dagli elettori al primo cittadino (quindi proprio a dicembre 2011). L’attuale vicesindaco <span id="more-21318"></span>Cosmo Vallone (Delega a Turismo, Sport e Personale) cederà il proprio ruolo a Peppe Carlino, mentre l’assessore all’Ambiente Romina Mazzitelli dovrà dimettersi per far entrare in giunta Rosa Pugliese (parente di quarto grado del sindaco che può essere nominata assessore dopo l’approvazione di una modifica statuaria che circa un anno fa aveva prodotto un intenso dibattito in consiglio tra maggioranza e opposizione).</p>
<div id="attachment_20427" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/drapia-acqua-non-potabile241011/.html/alessandroporcellisindacodidrapia-006-2" rel="attachment wp-att-20427"><img class="size-medium wp-image-20427" title="AlessandroPorcelliSINDACOdiDrapia 006" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//AlessandroPorcelliSINDACOdiDrapia-0061-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli</p></div>
<p>Ma il riassetto della maggioranza potrebbe non finire qui. In Giunta, o in Consiglio,  potrebbe infatti entrare Enza Cricelli, primo candidato non eletto alle amministrative di giugno 2009. Se questo si dovesse verificare le dovrebbe far posto, naturalmente, un consigliere o un assessore.  Da segnalare che la carica di vicesindaco, come da prassi consolidata nel Comune di Drapia, nel rimpasto di cui si sta dicendo passa da un brattiroese, Cosmo Vallone, ad un altro brattiroese Peppe Carlino (Carlino , tuttavia,non è nativo di Brattirò ma comunque è sposato e vive in questo paese). Questo si rende necessario, almeno nella concezione politica sempre adoperata nel contesto drapiese, per mantenere equilibri di potere tra le frazioni (visto che il sindaco Porcelli è di Caria, il vicesindaco deve essere di Brattirò; viceversa, quando il sindaco è di Brattirò, la carica di vicesindaco va ad uno di Caria). Da precisare anche che le altre due piccole frazioni, Drapia sede municipale ma con meno di 200 abitanti e Gasponi con circa 350 residenti, dopo il rimpasto continueranno comunque ad avere il loro rappresentante in giunta: il drapiese Matteo Mazzitelli  e il gasponese Vincenzo Loiacono.  Il rimanente tassello nell’organo di governo comunale era occupato da una donna di Caria (Romina Mazzitelli) e, come detto, dovrebbe passare ad un’altra donna sempre di Caria (Rosa Pugliese). Rimanendo in tema di cariche, visto che in futuro, dopo la modifica statuaria di circa un anno fa, il Consiglio dovrà nominare un Presidente per gestire i lavori dell’assemblea, la persona che sembra dover ricoprire questo incarico è Mimma Meligrana di Brattirò, consigliere di maggioranza.</p>
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		<title>Un Coro al servizio della comunità</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 12:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella frazione Brattirò  da circa 3 anni  è attiva un magnifica, utile ed affiatata realtà: il coro parrocchiale. E’ stato formato nel 2008, periodo in cui guidava la parrocchia brattiroese il compianto don Giuseppe Furchì, scomparso improvvisamente il 6 marzo scorso. Don Giuseppe aveva dato il proprio contributo alla nascita ed all’affermazione del coro; e grazie all’impegno dei componenti di questo “organismo” era riuscito a formare un gruppo unito e operoso  di persone che gli davano una mano anche nella gestione e cura della parrocchia. Il sacerdote era orgoglioso di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>A Brattirò è attiva da circa 3 anni una positiva e operosa  realtà</h3>
<h4>Sono venti  i membri, tutte donne, dirette dal maestro Enzo Cotroneo di Tropea</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella frazione Brattirò  da circa 3 anni  è attiva un magnifica, utile ed affiatata realtà: il coro parrocchiale. E’ stato formato nel 2008, periodo in cui guidava la parrocchia brattiroese il compianto don Giuseppe Furchì, scomparso improvvisamente il 6 marzo scorso. Don Giuseppe aveva dato il proprio contributo alla nascita ed all’affermazione del coro; e grazie all’impegno dei componenti di questo “organismo” era riuscito a formare un gruppo unito e operoso  di persone che gli davano una mano anche nella gestione e cura della parrocchia. Il sacerdote era orgoglioso di <span id="more-21070"></span>questo gruppo, composto da persone non professioniste, ma molto motivate e volenterose. Tra i membri del coro e il precedente parroco vi è sempre stato un rapporto schietto e sincero, di amicizia e di rispetto. E lo stesso può dirsi ora che a Brattirò il parroco è don Sergio Meligrana, un giovane sacerdote che ha lavorato e lavora sempre per supportare iniziative del genere che rappresentano un momento di crescita per l’intera comunità. Oggi i membri del coro sono 20, tutte donne, e tra loro ci sono anche delle giovanissime “cantanti”. Ne fanno parte:  Giorgia Ferraro, Alice Speranza, Mariolina Rombolà, Caterina Costa, Valentina Costa, Giusy Meligrana, Anna Domenicale, Michela Ragno, Mimma Pugliese, Pina Crudo, Maria Vallone, Laura Pugliese, Mimma Nicolini, Mimma Speranza, Marianna Ferraro, Eleonora Farfaglia, Annunziata Rombolà, Rosella Pugliese e Romana Lorenzo.</p>
<div id="attachment_21071" class="wp-caption aligncenter" style="width: 526px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/brattiro-un-coro-al-servizio-della-comunita191111/.html/coro-brattiro-ottobre-2011-3" rel="attachment wp-att-21071"><img class="size-large wp-image-21071   " title="coro Brattirò ottobre 2011 (3)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//coro-Brattirò-ottobre-2011-3-1024x768.jpg" alt="" width="516" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">Il coro parrocchiale di Brattirò. Al centro il maestro Enzo Cotroneo, in alto a destra don Sergio Meligrana</p></div>
<p>Il maestro che “allena” le coriste durante le prove della settimana, e le dirige nel corso delle funzioni domenicali e delle altre commemorazioni e ricorrenze, si chiama Enzo Cotroneo ed è di Tropea. Cotroneo è diventato ormai un cittadino onorario di Brattirò,  apprezzato sia per le sue qualità professionali che umane. Il repertorio del “gruppo” cresce di mese in mese, con sempre nuovi pezzi tipici delle celebrazioni eucaristiche, interpretati con crescente bravura e costante impegno. Queste persone pian piano hanno quindi dato vita ad una realtà importante. Un coro parrocchiale è un qualcosa di certamente positivo in un piccolo paese di poco meno di mille abitanti che specie nella stagione invernale è quasi deserto. Il coro rappresenta una sorta di associazione, un momento di aggregazione e di condivisione vissuto costantemente con partecipazione e spontaneità. Un modo per coltivare e rafforzare forme di amicizia e di collaborazione. Un “pretesto” per confrontarsi e per parlarsi, magari ogni tanto “litigare”, ma comunque vedersi, affrontare questioni e alla fine superarle aiutandosi reciprocamente. Grazie all’impegno di partecipare alla vita del coro, infatti, queste persone, come già detto, si incontrano anche durante la settimana. Ma non solo quando devono provare per migliorare le loro performance. Talvolta vanno tutte assieme al ristorante a mangiare la pizza e capita, inoltre, che  partecipino unite a numerose iniziative di vario tipo organizzate nel circondario.</p>
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		<title>&#8220;La Terra di Filomena&#8221; secondo la prof. Elisabetta Rombolà</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RELAZIONE SU: “LA TERRA DI FILOMENA” – ROMANZO DEL PROF. DE LUCA PASQUALE – BRATTIRÒ EX SCUOLA MEDIA – 6.11.2011 – ORE 18.00



Il romanzo, che mi accingo a presentare, già è stato illustrato in altre sedi a Tropea: nel mese di luglio, presso la Biblioteca Comunale; presso il teatro del porto, in occasione del “Premio nazionale di narrativa”; a settembre a Parghelia. Esso s’intitola “La terra di Filomena”, di cui è autore il prof. De Luca Pasquale, molto conosciuto nella nostra zona e altrove, in quanto promotore del Premio Internazionale di Poesia “Tropea: Onde Mediterranee”,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RELAZIONE SU: “LA TERRA DI FILOMENA” – ROMANZO DEL PROF. DE LUCA PASQUALE – BRATTIRÒ EX SCUOLA MEDIA – 6.11.2011 – ORE 18.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il romanzo, che mi accingo a presentare, già è stato illustrato in altre sedi a Tropea: nel mese di luglio, presso la Biblioteca Comunale; presso il teatro del porto, in occasione del “Premio nazionale di narrativa”; a settembre a Parghelia. Esso s’intitola “La terra di Filomena”, di cui è autore il prof. De Luca Pasquale, molto conosciuto nella nostra zona e altrove, in quanto promotore del Premio Internazionale di Poesia “Tropea: Onde Mediterranee”, <span id="more-21007"></span>giunto ormai alla nona edizione, e lui stesso “poeta dell’anima e della natura” o “poeta contadino” (come è stato definito); ne è editore il dott. Meligrana Giuseppe, anche lui noto come giovane e audace imprenditore nel nostro ambiente e oltre. Prima d’iniziare la presentazione del suddetto libro, è doveroso soffermarmi brevemente sullo scrittore e sulla sua attività letteraria.</p>
<div id="attachment_21011" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/la-terra-di-filomena-secondo-la-prof-elisabetta-rombola15111/.html/dscn1932" rel="attachment wp-att-21011"><img class="size-medium wp-image-21011" title="DSCN1932" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//DSCN1932-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La prof. Bettina Rombolà</p></div>
<p>L’amico Pasquale De Luca nasce e vive a Tropea, si diploma presso il Liceo Classico e poi si laurea in Lettere Moderne all’Università Statale di Messina. Insegna materie letterarie in diverse scuole medie, ultima quella di Rombiolo, fino al pensionamento, avvenuto nel 2007. Collabora con riviste e giornali, anche a livello nazionale, dove pubblica alcuni racconti. Sue poesie si trovano in alcune antologie e in sue raccolte personali, pubblicate: “Tristi le ore – poesie” &#8211; Carello Editore, Catanzaro 1994; “Fantasie poetiche – un pensiero d’amore X amore &#8211; poesie” &#8211; Meligrana, Tropea 2007; “Io non capisco” &#8211; Meligrana, Tropea 2007. Attualmente dirige la collana π (p greca) della Meligrana Editore di Tropea. Viene sempre apprezzato dalla critica di livello e dai lettori. La morte del padre in un tragico incidente ferroviario è un evento traumatico, che segna profondamente la vita del nostro autore. Questa perdita è evocata nel libro, anche se trasfigurata, sia nell’episodio del grave incidente ferroviario capitato al padre di Filomena, che riesce a salvarsi, in quella circostanza, ma che perde la vita, in seguito, a causa dei bombardamenti americani su “Terra di Sopra”, la notte del 5 agosto 1943 (secondo il testo di Pasquale; la sera di quel giorno, secondo il racconto del testimone superstite, Onofrio Rizzo) e sia nelle pagine relative alla morte di Ciccillo, l’amato marito della donna, sempre per un drammatico incidente ferroviario. “Il treno è passato sempre nella vita di Filomena” – scrive il nostro scrittore. “La terra di Filomena” è il primo romanzo di Pasquale De Luca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Punto 1°. Per quanto riguarda l’aspetto letterario, l’opera si può inserire nella scia del Neorealismo, o meglio, del post- Neorealismo, per così dire, e Pasquale può essere considerato una specie di suo successore.</p>
<p>Punto 2°. Nello stesso tempo, essa appartiene al sottogenere del “romanzo storico”, perché ha un’ambientazione storica, anche se la storia, a volte, volutamente, viene deformata dalla inesauribile fantasia del narratore, così come viene trasformata la vita politica, tanto da sembrare, entrambe, non del tutto vere, ma verisimili. Per esempio, le elezioni nazionali per il referendum sulla scelta della forma dello Stato, coincidono con quelle amministrative locali, a Tropea, per l’elezione del sindaco, mentre nella realtà sono avvenute in un periodo diverso, posteriore.</p>
<p>Punto 3°. Dal punto di vista storico-socio-politico ed economico, osservo come nel libro la “microstoria”, cioè la “storia locale” di Tropea e del suo hinterland, viene collocata sapientemente nel più ampio contesto della “macrostoria”, cioè della “grande storia”, nazionale e internazionale, con un’ambientazione ben definita: nel periodo del secondo conflitto mondiale, delle dittature (fascismo e nazismo) e del problematico secondo dopoguerra, nell’età della ricostruzione. Nel romanzo si racconta come questi bui e difficili anni sono vissuti in una piccola città di provincia del Sud, come Tropea, e nel suo comprensorio. Sono anni di trasformazioni epocali: politiche, economiche e sociali. La storia narrata è una storia di duro lavoro, di sacrificio, di lotta per l’esistenza, di dolore, ma anche di grande coraggio, di speranza, d’amicizia e d’amore. È una storia umana, personale, ma pure “corale”, che vede la partecipazione alla vita cittadina di una vasta gamma di personaggi, sull’esempio dei grandi romanzi veristi di G. Verga: “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”. La dimensione corale è data anche dal coinvolgimento nella vita agreste degli animali e delle piante, che vivono a contatto con la terra. Il libro è avvincente e coinvolgente, tanto da spingere il lettore a leggerlo nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Punto 4°. Per quel che concerne il sistema dei personaggi, in esso sono presenti figure femminili e maschili. Come dice il titolo dell’opera, protagoniste femminili assolute sono: la “Terra di Sopra” e Filomena. La ragazza ama il suo campo come una creatura e lo cura con un lavoro pesante, senza tregua, zappando, tracciando solchi, piantando, annaffiando, togliendo erbacce e raccogliendo i frutti, che la terra offre generosa, dopo essere stata oltraggiata dalla violenza bellica. In questa continua fatica viene aiutata dal suo innamorato Ciccillo, da “‘a muta ‘a Lena” e da altri vicini. “Il mito” della terra e del tenace lavoro danno un alone di epopea eroica alla storia e mi fanno ricordare un’altra terra famosa nella letteratura e nel cinema americani contemporanei, “Tara” di Rossella “O Hara” nel famoso libro “Via col vento” di Margareth Mitchelle, e nell’ancor più celebre film, da esso tratto. Filomena stessa richiama alla mia mente Rossella. Infatti, le due donne, anche se profondamente diverse, in realtà sono eguali nell’attaccamento fortissimo alla propria terra e per essa sono pronte a qualsiasi cosa: combattere, lavorare da mattina a sera, soffrire, patire la fame, e… persino, uccidere. Filomena, in un impeto d’ira, mette alle strette lo zio Gioacchino, tagliando di netto con la scure la pergola “di ‘i minni ‘i vacca” (dalla caratteristica e saporita uva bianca), piantata da suo padre e rubata dallo zio, e come “’na vipera” si scaglia contro il portone della casa, dove lo zio è rinchiuso con la moglie per paura della nipote, intenzionata ad ucciderli. Quindi, la ragazza, insieme a Ciccillo, affronta don Rubino, il prete usuraio, “figlio del demonio”, che “succhia il sangue” alla gente, come riporta lo scrittore, spinta dal desiderio di uccidere pure lui, in un tragicomico scontro. Ma, i cattivi propositi di Filomena, in entrambi i casi, vengono fermati dal portentoso intervento della Madonna di Romania. Così, vedo come la dolce e sensibile ragazza, secondo le circostanze, sa mostrarsi anche aggressiva e determinata, tanto da essere temuta e rispettata nella zona, specie dopo l’episodio di don Rubino. Filomena è una bella, minuta, semplice ragazza di campagna, una contadina povera, che “s’ammazza di fatica” tutto il giorno, provata nel corpo e nell’anima dai bombardamenti sulla sua terra, sulla sua casa, che feriscono le sue gambe e la sua anima. Ma ella trae forza e linfa vitale dalla terra, perché si sente in simbiosi con essa; “Filomena è la terra” – scrive, ancora, Pasquale – ed è la terra stessa che le infonde coraggio, che la sprona a lottare per la rinascita del suo campo, dopo l’esperienza tragica della guerra. Battagliera nata, anche se alla fine riesce a far rivivere la sua campagna, sarà sconfitta dal destino, a causa della morte improvvisa e prematura del suo amato marito Ciccillo, per un fatale incidente ferroviario, come già riportato. Ora, mi voglio soffermare su come l’autore vede “Terra di Sopra” nel suo primo romanzo. Il mio amico rappresenta questo campo nel pulsare della sua vita campestre, nel ciclico avvicendarsi delle stagioni: nell’esplosione della bellezza della multicolore primavera mediterranea, nella ricchezza della frutta estiva, nei raccolti autunnali, abbondanti di ortaggi e verdure, e, infine, nel riposo invernale, dopo i raccolti di Natale, di: “broccoli, cavolfiori, cavuli ‘i truzzu, e cavuli ‘i verza”. Di questa terra Pasquale riporta: voci, colori, rumori. Sullo sfondo la visione dell’azzurro mare di Tropea completa lo stupendo affresco. Egli si sofferma a cogliere altri scorci della “Costa degli Dei”, come Parghelia e “’a Punti ‘i Zambroni”. Parte integrante della campagna sono gli animali, molto amati da Filomena: l’agnellino “Carrabba”, il maialino nero “Gru-Gru”, la mucca “Brunina”; quindi, i vitelli, i galli, le galline, gli uccelli, ecc. ecc. ecc. Infine, “Terra di Sopra” partecipa delle sensazioni e dei sentimenti di chi vive in essa, in una specie di “panteismo” classico (dal greco, significa che la natura è animata, ha un’anima nascosta). Pasquale, fine e sensibile conoscitore dell’animo umano, ne modula tutte le sfumature. Tra le altre figure femminili, prima tra tutte, emerge la Madonna di Romania, protettrice di Tropea, col suo apparire in un alone di luce, come un “deus ex machina” (“il marchingegno” usato dal poeta greco Euripide nelle sue tragedie, che scende dall’alto) o facendosi sentire con la sola voce, per risolvere nel migliore dei modi alcuni casi complessi, che sembrano non avere sbocchi. La Madonna è presente, già, all’inizio del racconto, quando vengono sganciate su “Terra di Sopra” , nelle zone “Gurnea” e “Michelizia”, le tredici bombe americane, che colpiscono l’albero dell’arancio, su cui si trovano il padre di Filomena e il nipote Micareu, il cugino di Filomena, che perdono la vita la tragica sera del 5 agosto del 1943, come già ricordato. È allora che il buio della notte viene illuminato da una donna piena di luce, appunto la Madonna, che prende per mano Filomena, ferita dalle schegge delle bombe alle gambe, per portarla in salvo e che, dopo un po’ di cammino insieme, scompare. Il manto della Vergine protegge sempre Tropea nelle varie calamità, verificatesi nei secoli in Calabria: nelle epidemie di peste, nei terremoti e nelle guerre, Tropea non ha avuto morti in città. È la voce della Madonna di Romania a far desistere Filomena dal colpire con l’accetta lo zio Gioacchino con la moglie e a tentare di uccidere don Rubino. Ancora, è la luce particolare dell’icona della Madonna e il merito del vescovo di Tropea, Sisto Emiliano Capua di Nola, se Filomena riesce a perdonare il pilota americano dell’Oregon, che ha lanciato sulla sua terra le bombe, assassine di suo padre, di suo cugino e che hanno ferito le sue gambe. Infine, è sempre la Madonna, che salva la terra, la casa e Filomena, uscita viva dal fuoco per miracolo, quando scoppia il pauroso incendio, dietro la “casea” della contadina Rosaria, verso la fine del romanzo. Un’altra figura femminile di primo piano è quella della sindachessa di Tropea, Lydia Maria Stefania del Sannio duchessa di Montecelato d’Irpinia, che, all’inizio, un po’ sfocata e vaga nella rappresentazione, “una donna con lo scialle rosso sulla testa e la sciarpa bianca al collo” – scrive il nostro amico – via via, va acquistando maggiore rilievo, tanto da sembrare scolpita a “tutto tondo”. Figlia primogenita del duca Corrado, donna intelligente, originale e anticonformista, colta e plurilaureata, è aperta al nuovo, di idee repubblicane e di fede mazziniana. Frequenta le migliori Accademie culturali d’Italia, politicamente si mostra favorevole al popolo, alla democrazia, alla libertà. Riesce a vincere l’avversario politico, nella figura del conte Riccardo del Ponte, conservatore, favorevole alla nobiltà, alla monarchia e alla guerra, nelle elezioni amministrative per la scelta del sindaco a Tropea, di cui ho già detto. Queste elezioni sono state le prime a suffragio universale, con la partecipazione delle donne al voto. Dopo la vittoria, dovuta al programma d’innovazione e al suo memorabile discorso nel dibattito politico finale, la duchessa diventa sindaco di Tropea, primo sindaco donna e uno dei più giovani d’Italia, sempre secondo lo scrittore. La sindachessa rimane in carica fino al 1960, operando molto nel sociale e cercando di garantire a tutti: lavoro, abitazione e istruzione. Potenzia la scuola elementare, apre asili e istituisce la Scuola Media – Ginnasio, come all’epoca viene chiamata. Riesce a guadagnarsi l’affetto del popolo, che, alla morte, la piange sinceramente, accorrendo numeroso al suo funerale. Con la sindachessa di Tropea il nostro Pasquale ci regala una figura veramente esistita, attendibile storicamente, anche se trasfigurata dalla sua fantasia. Un altro personaggio femminile, realmente esistito, è “’a muta ‘a Lena”, l’amica di Filomena, che viene ben caratterizzata. Donna giovane, giunonica, alta, che non ha l’uso della parola, senza il marito e con un figlio, è una lavandaia, che aiuta sempre Filomena nei lavori campestri, come già affermato. Le due amiche si recano spesso nei paesi vicini a Tropea, a piedi, per viottoli, a fare “’u cangiu”, ossia il “baratto” delle saporite verdure della marina con i prodotti dell’entroterra, come: olio, fagioli, ceci, salumi, formaggi, ecc. ecc. Insieme ai “Carminoti”, Filomena e “’a muta ‘a Lena” vanno a piedi, attraverso scorciatoie, per la festa di “Santu Cocimu”, in settembre, a Brattirò, per onorare e ringraziare il Santo per aver guarito Filomena dalle ferite alle gambe. Nel romanzo ci sono altre figure femminili ben definite, ma che citerò brevemente per non allungare eccessivamente il discorso e per non annoiarvi. Tra queste: “Micuccia”, la fornaia, che si fa scrivere una lettera, in dialetto, dall’amica Filomena per “Cicciu”, il fidanzato segreto, militare a Modena; la signora Cutumbula, moglie del farmacista, ossessionata dalla magrezza, che presta il suo abito da sposa a Filomena per le nozze con Ciccillo; la signorina Adelina, “’a mammina”, cioè l’ostetrica, alta, bionda, bella e proveniente dal Nord, che aiuta Filomena a partorire la sua prima bambina, Maria Lucia. Accanto a questo universo femminile, formato, a mio avviso, da figure molto incisive e di grande spessore, che rimarranno impresse nella nostra memoria, c’è una coralità di personaggi maschili, che emergono via via dalla narrazione e che, ugualmente, difficilmente si potranno dimenticare. Il più importante, senza dubbio, è Ciccillo, il coprotagonista, l’innamorato timido e riservato, poi marito devoto e premuroso di Filomena. Ciccillo è un bravo ragazzo, semplice, sincero, gran lavoratore, che dà sempre una mano alla sua ragazza nei lavori agricoli, come altrove detto. L’amore tra i due nasce piano piano, consolidandosi sempre più. Il nostro autore ce lo descrive in modo magistrale, dimostrandosi, ancora una volta, conoscitore dei sentimenti umani. Egli, dell’amore tra i due, svela tutte le sfumature, seguendone l’evoluzione dalla nascita, in sordina, fino alla fine prematura e improvvisa di lui, a causa di un grave incidente ferroviario, come già riferito. Questo sentimento si manifesta, prima, con pudore, reticenza, amicizia, stima e ammirazione l’uno per l’altra, aiuto incondizionato di lui nel campo di lei e dopo, con serate passate insieme, accanto al fuoco nella casa di Filomena a parlare, fino… alla scoperta dell’amore fisico per entrambi. Poi, questo amore, santificato dal matrimonio, diventando fusione completa di anima e corpo, viene sempre più cementato dalla condivisione di una scelta di vita, basata sulla concezione del lavoro come dovere primario, specie nel periodo di una guerra disastrosa e di un ancora più difficile dopoguerra, negli anni della ricostruzione, come altrove riportato. Anche dopo il matrimonio continuano le particolari attenzioni del marito verso la moglie. Ciccillo offre a Filomena sempre un dono: un bocciolo di rosa, un frutto o una bambola. La descrizione iniziale di questo legame, fatto d’intense emozioni e di profonde sensazioni, ricorda l’atmosfera malinconica di un altro, delicato e pudico sentimento finito male, quello di compare Alfio e Mena, nel già citato romanzo di Verga: “I Malavoglia”. Personaggio fondamentale è anche il padre di Filomena, “’u zzu Pascali”, “’u Tata”, il quale, anche se deceduto, è sempre vivo nel ricordo della figlia, a lui più somigliante e, per questo, “sua pupilla”, che egli vuole “istruita ed educata” (infatti, vince il premio dell’impero per la lingua e il diploma del fascio per il miglior tema sulla storia romana), di cui le altre due sorelle sono invidiose, che il genitore porta sempre con sé al mercato la domenica e la sera ascolta le canzoni, cantate da lei, seduta sulle sue gambe. Una macchietta umoristica appare la figura di don Rubino, che si arricchisce con denaro sporco, sottratto alla gente bisognosa, la quale ricorre a lui per prestiti, che poi non riesce a pagare a causa degli alti tassi d’interessi, pretesi dal religioso. Don Rubino coltiva aspirazioni puramente materiali, accumulare tanti beni per i suoi familiari: fratelli, sorelle, nipoti. La fantasia di Pasquale De Luca con don Rubino ha creato una figura veramente “azzeccata”. Tra gli altri personaggi maschili, non riesco a dimenticare il colonnello dei carabinieri in pensione, Leone Tagliaferro, uomo intransigente e rispettoso delle regole, che combatte la criminalità e non ha paura di nessuno. Con una vita infelice, in quanto vedovo di una giovane moglie e con quattro figli, cattura il brigante Peppe Mindolo, che, in realtà, è un povero e sventurato ragazzo, orfano e senza lavoro fisso, bistrattato dalla vita. Entrambi sono uomini “d’anuri”, che muoiono suicidi Ancora, non posso tralasciare di menzionare un’altra grande figura, il sacerdote don Carmine Ortese (veramente il suo cognome è Cortese, ma il nostro narratore preferisce scriverlo senza la “C” per puro vezzo letterario). Questo degno sacerdote non è nuovo nel panorama narrativo letterario locale, basti pensare allo scrupoloso lavoro su di lui di un altro mio caro amico, il prof. Pugliese Antonio, preside in pensione, che ha già pubblicato, e presentato, il libro: “Diari di guerra” dell’amato uomo di chiesa. Don Carmine è il prete soldato, che combatte al fronte e che viene internato in un campo di concentramento tedesco. Egli, più di ogni altro, ha patito il dramma della guerra, di cui nella sua opera denuncia la crudeltà e la sofferenza, sopportate dai combattenti. Nelle sue omelie predica sempre: la concordia, la tolleranza, il perdono e l’amore, per cui è amato dai fedeli, che lo ascoltano con attenzione e con grande affetto. Tra gli altri, diversi e pur sempre interessanti personaggi maschili, nell’ambito della narrazione, mi soffermerò fugacemente su qualcuno, sempre per il tempo a disposizione e per non stancare la vostra attenzione. Citerò: don Bernardo Donelli, il ricco mercante emiliano, stabilitosi con la famiglia a Tropea e che lavora con le “bagnarote” nelle campagne della cittadina, tra le quali quella di Filomena; “mastru Pascali Cannali”, il miglior muratore della zona, bravissimo ad aggiustare i buchi nelle tegole delle case, che ha un particolare segreto per assicurarsi sempre il lavoro; Angelo Lanza, “’u ciucciaru”, che ha perso una gamba, combattendo in Grecia, e che racconta a tutti la sua triste storia, anche a Filomena, la quale rievoca pure la sua; don Fefè, “’u giornalista” amico e portavoce della sindachessa; Matteo “’u vandiaturi d’u pisci” e di “‘i ‘gnuri”, che parteggia per l’avversario politico della donna; “’u zzu Virgoli”, “’u smatraturi” dei maiali, che opera il maialino nero di Filomena nelle parti intime e, infine, il furbo Peppi La Vina, il ladro dell’acqua nella terra della donna, che anima una “gustosa”, simpatica scena. In ultima analisi, sono onnipresenti alle cerimonie e alle varie manifestazioni le autorità, religiose, civili e militari: i vescovi, i prelati, i preti, i canonici, il podestà, i carabinieri, il capitano dei soldati, Negroponte e il già colonnello dei carabinieri, Tagliaferro, il federale Manuele, gli ultimi dei quali sempre pronti a risolvere casi controversi. Punto 5°. Passando all’aspetto folkloristico, noto nel libro alcune pagine, dedicate alla descrizione di feste religiose o di eventi particolari, dove spesso il sacro si mescola al profano, e la fede, pur sentita e sincera, si unisce a credenze popolari, ai limiti della superstizione. Tra le feste religiose, la più sentita è quella della Madonna di Romania, che presenta un caratteristico rituale e una colorita scenografia, consolidati negli anni; poi, quella della Madonna del Carmine e quella della Vergine di Portosalvo, considerate “le tre sorelle” dai fedeli. Un evento folkloristico viene offerto dal matrimonio di Filomena e Ciccillo, con le campane che suonano a festa, il tenore che canta con voce robusta, il colonnello Tagliaferro, che accompagna la sposa all’altare, perché orfana di padre, e che, dopo, spara con la pistola, in alto, in onore degli sposi. Quindi, la scena si sposta a “Terra di Sopra” per il banchetto sull’aia, dove due tavole apparecchiate aspettano gli invitati. La festa è semplice e povera, ma allegra. Finito il pranzo nuziale, tutti ballano e cantano felici, al suono di una fisarmonica, fino al sorgere della luna. Ancora il folklore è presente nell’evento che vede il Duce passare in treno da Tropea (avvenimento storico), dove si radunano tutti in camicia nera, il podestà avanti, seguito dalla banda di “mastru Nuzzu” (caratteristico personaggio del periodo), da Manuele, il federale, dagli scolari vestiti da Balilla e da Filomena, vestita da “figlia della lupa”. Sempre bene in vista è la simbologia fascista: libro, moschetto, gagliardetto e fez, mentre nell’aria echeggiano i versi di : “Giovinezza, giovinezza”, la canzone emblema del fascismo. Inoltre, è folkloristica la scena della raccolta delle patate novelle nella campagna di Filomena da parte delle donne di Bagnara, “rotte al lavoro e alla fatica”, che sfoggiano caratteristici costumi, al comando di uno sbraitante commerciante Donelli, su cui ho già detto. Infine, è folkloristica la descrizione della fiera dell’Annunziata, ripresa dopo quattro anni d’interruzione per la guerra, piena di gente e di animali.</p>
<p>Punto 6°. Nel romanzo non manca neppure l’aspetto umoristico, che traspare da diversi episodi, tra cui: quello degli zii, tappati in casa per non essere vittime della nipote adirata; quello di don Rubino che, allo stesso modo, ha paura di un’insolita, molto determinata Filomena; quello di Peppi La Vina, dove pure la seria e riservata ragazza scoppia a ridere e, infine, quello delle “Orbareiji”, le quattro cattive sorelle, con cui Filomena e “’a muta a Lena” si azzuffano e si prendono per i capelli, per aver rubato, le quattro donne, i salumi, ricavati dal maialino nero della protagonista del romanzo.</p>
<p>Punto 7°. Riguardo all’aspetto formale, prima di tutto, nel libro mi sembra interessante l’espediente d’inserire, all’inizio e alla fine del racconto, la figura della madre dello scrittore: è lei che ricorda la storia narrata, sempre in forma romanzata, in una specie di “flashback”, cioè un ritorno indietro, nel passato. Dal punto di vista prettamente linguistico, fermo restando che si tratta di un buon lavoro, nell’opera colpisce l’ottima padronanza della lingua italiana da parte dello scrittore, accanto all’altrettanto ottima conoscenza del dialetto tropeano. Pertanto, il mio amico Pasquale, vicino a parole e frasi o periodi in italiano, spesso colloca accanto: motti, proverbi e modi di dire, sempre in gergo dialettale. Mirabile risulta l’uso di queste espressioni linguistiche. Per quel che concerne la struttura espressiva, a mio parere, il romanzo è post-moderno ed evidenzia uno stile personale, proprio dello scrittore. In particolare, mi colpisce l’uso di un discorso, puntellato da diverse frasi brevi, concise, martellanti, a volte spezzate, con puntini sospensivi, punti esclamativi e interrogativi, specie nei dialoghi, nelle scene concitate e drammatiche (come, ancora una volta, quella degli zii, quella di don Rubino o, infine, quelle delle morti del padre e di Ciccillo). Le suddette frasi concludono gli episodi citati e, nel contempo, esprimono l’emozione, che gli eventi stessi suscitano nello scrittore, inducendolo a una profonda meditazione. In ciò, Pasquale De Luca si rivela veramente scrittore contemporaneo. Inoltre, constato come nel libro viene adoperata la tecnica espressiva del “discorso indiretto libero”, per cui i personaggi parlano così come pensano. Questa tecnica ha grandi modelli in letteratura, quali Flaubert e G. Verga, nei loro rispettivi, celeberrimi, romanzi: “Madame Bovary” del primo; “I Malavoglia” e “Mastro don Gesualdo” del secondo. Inoltre, nel testo di Pasquale sono presenti diverse frasi nominali, cioè senza verbo. Ancora, dimostra come egli provenga dal mondo della poesia, l’uso di figure retoriche, proprie del testo poetico, quali: una specie di “anafora”, cioè la ripetizione di una o più parole o d’intere frasi, a breve o brevissima distanza; il “climax”, di tipo “ascendente”, per esprimere un crescendo di sensazioni o di fenomeni; e “l’onomatopea”, molto usata da Giovanni Pascoli, specie nella sua raccolta “Myricae”, che riproduce le voci della natura o il linguaggio degli animali o il rumore di determinati oggetti. Così, la narrazione riporta: il suono delle campane del duomo di Tropea: Dooonnn! Dooonnn!; il grugnito del maialino nero “Gru-Gru”: Gruuummm! Gruuummm!; il muggito della mucca Brunina: Muuummm! Muuummm!; il rumore del treno: Puuummm! Puuummm! Punto 8°. Concludo, ora il mio intervento, invitando tutti voi, qui presenti, a leggere il primo romanzo del mio caro amico, prof. De Luca Pasquale, perché, certamente, non rimarrete delusi. Mi rivolgo, specialmente, ai giovani, con l’augurio che si abituino alla buona lettura, per arricchirsi, interiormente, migliorare e scoprire quei valori basilari, che, oggi, nell’era della globalizzazione e dell’avanzatissima tecnologia, sembrano decaduti. Si tratta dei valori veri, non di quelli falsi, che la società consumistica ed omologata propone ogni giorno ai ragazzi. I valori, cui mi riferisco, sono quelli legati alla scoperta della campagna, delle proprie radici, degli affetti semplici e sinceri, che durano nella vita; dei sentimenti più profondi, come: l’amicizia, la solidarietà, il senso di appartenenza, la tolleranza, l’amore e il perdono. Ringrazio tutti di avermi ascoltata con attenzione e di essere, stasera, qui per omaggiare il nostro scrittore, l’amico Pasquale De Luca.</p>
<p>Buona lettura, a tutti! Elisabetta Rombolà (Bettina)</p>
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		<title>Tropea si mobilita</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 21:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina Sorbilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20887" class="wp-caption alignleft" style="width: 324px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/manifestazione-a-tropea-11112011/.html/logo-nero-su-bianco-560x420pixelin-trasparente" rel="attachment wp-att-20887"><img class="size-full wp-image-20887  " src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//logo-nero-su-bianco-560x420pixelin-trasparente.png" alt="logo nero su bianco " width="314" height="235" /></a><p class="wp-caption-text">Uno slogan della manifestazione</p></div>
<h3>Manifestazione a tutela della salute</h3>
<h4>Sabato 12 novembre ore 9,30, piazzale ospedale Tropea</h4>
<p>Domani, sabato 12 novembre, alle ore 9.30 si svolgerà a Tropea, con partenza dall’Ospedale cittadino, una grande manifestazione di protesta per tutelare il diritto alla salute dell’intera provincia di Vibo Valentia.Da una nota stampa diffusa agli organi di spampa si legge: &#8220;L&#8217;atto aziendale prima e il decreto 106/2011 del presidente della giunta regionale dopo, stanno minando la sanità nel territorio vibonese : 1,4 posti letto per mille abitanti contro i 2,5 per mille delle altre province; 64 posti letto in meno della provincia di KR che conta la stessa densità abitativa; la probabile chiusura del reparto di oncologia a Tropea, unico per tutta la provincia e centro di eccellenza per la cura delle patologie tumorali; il ridimensionamento delle unità operative complesse e l&#8217;abolizione del distretto sanitario n°3.<br />
Chiediamo con forza il ritiro o la modifica del decreto stesso ed una ridistribuzione più equa delle risorse. Il piano di rientro deve trovare la sua ragione in una reale lotta agli sprechi, non deve sentenziare la fine del diritto alla salute di tanti cittadini, soprattutto in un&#8217;accezione così delicata quale quella di cittadini malati”.<br />
Per domani si attende la presenza del Vescovo Monsignor Luigi Renzo, di rappresentanti Istituzionali, Associazioni, Sindacati e di tanti cittadini provenienti da tutti i comuni limitrofi.</p>
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		<title>Assemblea dei soci della Pro loco Drapia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 12:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Fusca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è svolta presso la sala parrocchiale di Caria l'assemblea  dei soci della Pro loco Drapia. Tre i punti fondamentali all’ordine del giorno: approvazione del bilancio preventivo; organizzazione attività periodo natalizio; programmazione attività 2012. L’assemblea ha avuto inizio con l’esposizione del bilancio riassuntivo da parte del presidente Antonio Furchì. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta presso la sala parrocchiale di Caria l&#8217;assemblea  dei soci della Pro loco Drapia. Tre i punti fondamentali all’ordine del giorno: approvazione del bilancio preventivo; organizzazione attività periodo natalizio; programmazione attività 2012. L’assemblea ha avuto inizio con l’esposizione del bilancio da parte del presidente Antonio Furchì. <span id="more-20824"></span></p>
<div id="attachment_20825" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/091111/.html/foto-pro-lo" rel="attachment wp-att-20825"><img class="size-medium wp-image-20825" title="foto pro lo" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//foto-pro-lo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La riunione della Pro loco</p></div>
<p>Il documento è stato approvato ma solo in parte, in quanto si attendono ricevute, testimonianze in maniera tale da dimostrare con certezza i dati esposti. E&#8217; stata perciò richiesta dai soci al direttivo una maggiore trasparenza che, a loro detta,  fino ad ora è venuta a mancare. Il punto cardine del discorso è stato sicuramente la mancanza di collaborazione, una scarsa visibilità e la mancanza di fondi. Basti pensare al numero piuttosto esiguo del consiglio direttivo formato da: il presidente Antonio Furchì; la vice presidente Tania Ruffa; i consiglieri: Girolamo Pugliese, Domenico Aiello e Nicola Pugliese. Dei circa 27 soci, inoltre,  soltanto 14 hanno partecipato all&#8217;assemblea. Si è discusso anche della necessità di rendere partecipe la cittadinanza, far capire loro il senso della pro loco, non ancora recepito per la scarsa cultura diffusa nel nostro territorio, e di come valorizzare e tutelare le diverse risorse presenti nel territorio stesso. Si è percepito, per tali motivi, un vivo desiderio di rinascita, di cambiamenti, e la necessità di puntare su nuovi obiettivi e considerare la Pro loco non solo come un mezzo di organizzazione eventi, ma come un ente capace di mobilitarsi per la difesa dei cittadini, per la tutela e la valorizzazione del territorio, e per elargire un pizzico di cultura non presente nelle piccole realtà di paese. Si è deciso, perciò, di rinnovare quei posti meravigliosi presenti nel comune di Drapia, quali: il castello Galluppi, i meravigliosi affreschi delle grotte di San Leo, le tombe saracene, i vecchi mulini e tante altre splendide realtà che non tutti conoscono. Promuovere, quindi, il territorio all’interno e all’esterno del comune; creare delle mappature con le risorse presenti, e dimostrarsi più attivi nel territorio ancora dormiente. L’organizzazione degli eventi natalizi è stata infine posticipata in attesa di maggiori aggiornamenti sui fondi che il sodalizio avrà a disposizione.</p>
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		<title>Vent&#8217;anni dalla morte di &#8220;Ballata&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 12:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati esattamente  20 anni dalla morte di Girolamo Vallone di Brattirò, detto “Ballata”. Si è spento proprio il 7 novembre del 1991 all’età di 62 anni.  E’ morto praticamente da solo nella stanza del nosocomio vibonese senza avere neppure il tempo di chiedere soccorso al personale medico: il ripetersi di un problema cardiaco non gli ha dato scampo. Ma chi era Girolamo Vallone e perché riteniamo opportuno ricordarlo dopo così tanti anni dalla sua dipartita?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Girolamo Vallone di Brattirò, uomo bizzarro e geniale si è spento il 7 novembre del 1991</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Personaggio diventato leggenda nell’immaginario collettivo di questi luoghi</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono passati esattamente  20 anni dalla morte di Girolamo Vallone di Brattirò, detto “Ballata”. Si è spento proprio il 7 novembre del 1991 all’età di 62 anni.  E’ morto praticamente da solo nella stanza del nosocomio vibonese senza avere neppure il tempo di chiedere soccorso al personale medico: il ripetersi di un problema cardiaco non gli ha dato scampo. Ma chi era Girolamo Vallone e perché riteniamo opportuno ricordarlo dopo così tanti anni dalla sua dipartita?<span id="more-20740"></span>La domanda su chi fosse Ballata è superflua per i brattiroesi e per moltissimi abitanti del circondario di Drapia-Tropea. Da queste parti Ballata è una vera e propria leggenda e  non c’è persona che non lo conosca. Lo ricordiamo perché era un personaggio bizzarro, di indubbia intelligenza (Diplomato al Liceo Classico di Vibo), spesso geniale, che arricchiva ed allietava le giornate della gente del luogo con le sue battute ironiche, pronte e, a volte, esilaranti. Ballata ha vissuto la vita con ironia, facendo della comicità e del sorriso il suo modo di essere e di rapportarsi con gli altri. Le sue vicende, gli innumerevoli aneddoti collegati alla sua figura, vengono trasmessi da generazione in generazione; specie a Brattirò, anche i ragazzini sanno chi era Ballata.</p>
<div id="attachment_20741" class="wp-caption alignright" style="width: 409px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/071111/.html/ballata-in-spiaggia-col-cappotto" rel="attachment wp-att-20741"><img class="size-full wp-image-20741  " title="Ballata in spiaggia col cappotto" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//Ballata-in-spiaggia-col-cappotto.jpg" alt="" width="399" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">Ballata in spiaggia col cappotto</p></div>
<p>Capita spesso che in paese, soprattutto nei momenti in cui si passa del tempo in gruppo, si raccontino le sue “gesta”, si ripetano le sue battute, diventate ormai patrimonio condiviso, sentire comune, quindi vera e propria cultura di questi luoghi. Celeberrimo e del tutto originale il modo attraverso cui Ballata “esorcizzava” l’insopportabile calura estiva. Ad agosto, con la spiaggia piena di turisti e vacanzieri provenienti da ogni parte del mondo, Ballata si recava in spiaggia a Formicoli, nel comune di Ricadi, e passeggiava tra i bagnanti col cappotto (si, avete capito bene: ad agosto col cappotto!), “lamentandosi” per il freddo (la foto qui a fianco testimonia inequivocabilmente quanto appena riportato). La gente che era in spiaggia, stupita e incuriosita, in quel contesto, in quel caldo insopportabile, magari lo prendeva per pazzo. Ma lui era tutt’altro che pazzo. Colto e perspicace, sapeva essere anche raffinato. Come tutti, Ballata aveva pregi e difetti. Da giovane fu un bell’uomo; per questo nella sua vita ha fatto anche l’attore (nome d’arte Marcello Monti), ma non gli è andata bene. E’ stato poliziotto a Livorno e poi in monastero per una pseudo vocazione vissuta col nome di Fra Daniele (si narra che durante le ore di penitenza anziché frustare simbolicamente le sue spalle, Ballata frustava con veemenza, ma senza far male,il frate davanti a lui). Infine è ritornato nel suo paese e si è ritirato tra la sua gente. A Brattirò viveva facendo il contadino. Tantissimi, ancora oggi, si recano di fronte alla lapide di Ballata, tappa quasi obbligata quando si fa visita ai defunti del cimitero comunale di Drapia. Lo salutano con un sorriso e, perché no, con una risata. Girolamo riposa in una cappella privata da 20 anni, come dicevamo in apertura del pezzo. Ma è ancora vivo e lo sarà per sempre  nell’immaginario collettivo di questi luoghi.</p>
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		<title>De Luca presenta il suo libro a Brattirò</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 08:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica alle 18 Nei locali della ex scuola media Domenica 6 novembre alle ore 18, nei locali della ex scuola media di Brattirò (sede associazione Enotria) vi sarà la presentazione del libro &#8220;La terra di Filomena&#8221;, ultima opera del prof. Pasquale De Luca di Tropea. Tra gli interventi da segnalare la relazione della professoressa Elisabetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Domenica alle 18</h3>
<h4></h4>
<h4>Nei locali della ex scuola media</h4>
<p>Domenica 6 novembre alle ore 18, nei locali della ex scuola media di Brattirò (sede associazione Enotria) vi sarà la presentazione del libro &#8220;La terra di Filomena&#8221;, ultima opera del prof. Pasquale De Luca di Tropea. Tra gli interventi da segnalare la relazione della professoressa Elisabetta Rombolà, insegnante brattiroese in pensione.Modererà il dibattito il giovane e brillante Domeico Aiello. Esporrà, inoltre, le proprie opere l&#8217;artista Silvana Dell&#8217;Ordine.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/20678041111/.html/locandina-filomena-1" rel="attachment wp-att-20679"><img class="aligncenter size-large wp-image-20679" title="locandina filomena (1)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//locandina-filomena-1-728x1024.jpg" alt="" width="437" height="614" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Variante Caria, si va verso una soluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 07:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Caria]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Gasponi]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutto sommato può definirsi positivo e fruttuoso,  il confronto tra i tecnici della Provincia e gli abitanti di Caria svoltosi ieri mattina proprio sul cantiere della variante in costruzione. Domenica il nostro giornale aveva annunciato l’incontro ed aveva dato delle anticipazioni circa i passi in avanti nella delicata e annosa diatriba tra l’Amministrazione provinciale, ente competente per costruzione della nuova strada, da una parte; amministrazione comunale drapiese e cittadini cariesi dall’altra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Incontro sul cantiere tra tecnici della Provincia e comitato spontaneo di protesta</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Stabilite, in linea di massima, le modifiche progettuali dell’opera ma alcuni problemi restano irrisolti</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto sommato può definirsi positivo e fruttuoso,  il confronto tra i tecnici della Provincia e gli abitanti di Caria svoltosi ieri mattina proprio sul cantiere della variante in costruzione. Domenica il nostro giornale aveva annunciato l’incontro ed aveva dato delle anticipazioni circa i passi in avanti nella delicata e annosa diatriba tra l’Amministrazione provinciale, ente competente per costruzione della nuova strada, da una parte; amministrazione comunale drapiese e cittadini cariesi dall’altra. <span id="more-20440"></span></p>
<div id="attachment_20444" class="wp-caption alignleft" style="width: 378px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/variante-caria-si-va-verso-una-soluzione251011/.html/variante-incontro-24-10-11-5" rel="attachment wp-att-20444"><img class="size-large wp-image-20444  " title="variante, incontro 24 10 11 (5)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//variante-incontro-24-10-11-5-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Un tratto della strada in costruzione</p></div>
<p>Quest’ultimi decisi a far valere le proprie ragioni, in particolare la necessità di creare degli accessi per i numerosi frontisti che, una volta terminata l’opera, non avrebbero più potuto recarsi nei loro possedimenti. All’incontro di ieri nei pressi del cantiere, oltre ai componenti del comitato spontaneo di protesta  hanno preso parte: il Dirigente della Provincia Giacomo Consoli; il Direttore dei lavori Antonio Francolino; l’assessore Romina Mazzitelli (i primi due per conto della Provincia, Mazzitelli per conto del Comune di Drapia); i rappresentanti della ditta che sta eseguendo i lavori.  Il gruppetto di persone ha praticamente percorso a piedi tutto il cantiere. Ci si potuti così rendere conto meglio che tipo di risposta dare alle questioni che la variante ha creato. Il principale problema, cioè proprio quello dell’accesso dei frontisti ai loro terreni, sembra aver trovato una soluzione. E’ stato infatti deciso come e dove posizionare esattamente l’indispensabile sottopasso; e si è discusso sull’esatta collocazione della complanare da tracciare (una complanare praticamente esiste già ed è la vecchia strada). Grazie al picchettamento dei giorni scorsi, è stato così possibile decidere se, e dove, è opportuno allargare il tracciato per “disegnare” tale complanare e procedere ad ulteriori espropri.  Per quanto riguarda la rotatoria, anche in questo caso è stato trovato un accordo: in pratica è stato ribadito che verrà “ricavata” all’altezza della fontana in località Barone, poco prima che la strada comincia ad abbassarsi per attraversare la collina di roccia sventrata dalle ruspe e sbucare (termine più che mai appropriato) di fronte alla chiesetta di Sant’Agata.</p>
<div id="attachment_20441" class="wp-caption alignright" style="width: 378px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/variante-caria-si-va-verso-una-soluzione251011/.html/variante-incontro-24-10-11-3" rel="attachment wp-att-20441"><img class="size-large wp-image-20441  " title="variante, incontro 24 10 11 (3)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//variante-incontro-24-10-11-3-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;incontro nei pressi del cantiere tra tecnici e comitato civico</p></div>
<p>Per le tre particelle di terreno per le quali, pur in presenza del sottopasso e delle complanari, non si riusciva a trovare accesso, si è ipotizzata anche in questo caso una soluzione, come pure per le tubazioni dell’acquedotto comunale (più problematico risolvere la questione dello scolo delle acque). Scarse, invece, le rassicurazioni ricevute dal comitato sulle questioni prettamente ambientali: la Provincia non pianterà alberelli per mitigare, in qualche modo, l’impatto ambientale, veramente devastante per il territorio di Drapia.</p>
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