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	<title>Tropeaedintorni.it &#187; Calabria</title>
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		<title>Natale in Calabria</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 11:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Brugnano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sentieri di fede]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Natale in Calabria - della serie 
"Espressioni di religiosità popolare in Calabria"  
di Salvatore Brugnano 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Rassegna di canti natalizi (spartiti e mp3), usanze e riti</h3>
<h4>Un&#8217;opera interessante che a suo tempo attirò l&#8217;attenzione degli studiosi.</h4>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//NataleinCalabria.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-21719" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//NataleinCalabria-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a><span style="color: #993300"><strong>Natale in Calabria  </strong></span><br />
<span style="color: #993300"><strong>della serie </strong></span><br />
<span style="color: #993300"><strong>&#8220;Espressioni di religiosità popolare in Calabria&#8221;  </strong></span><br />
<span style="color: #993300"><strong>di Salvatore Brugnano</strong></span></p>
<p style="text-align: center">Apri la pagina con testi in pdf e brani in mp3</p>
<p style="text-align: center">Cliccando su <span style="color: #000080">  <strong><a href="http://www.gazzettinotropea.it/NataleVolume%281%29.htm" target="_blank"><span style="color: #000080"> &gt; Entra.</span></a><span id="more-21718"></span></strong></span></p>
<p>Il volume è stato stampato nel 1985 ed è il primo di 5 volumi.<br />
Buona navigazione!</p>
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		<title>Convegno su Strati a Tropea</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 15:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>
		<category><![CDATA[Zambrone]]></category>

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		<description><![CDATA[La giunta regionale con deliberazioni del 21 dicembre 2010 e del 24 gennaio 2011, ha approvato l’avviso pubblico per la selezione di soggetti attuatori delle iniziative/eventi di valenza trasversale. In particolare, col Fondo unico per la cultura, linea 3, su impulso dell’assessore del ramo, Mario Caligiuri, sono state impegnate le risorse necessarie alla promozione del programma annuale 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Convegno dedicato all’opera dello scrittore calabrese</h3>
<h4>Calabria, calabresi e calabresità nella letteratura di Saverio Strati</h4>
<div id="attachment_20362" class="wp-caption alignright" style="width: 352px"><img class="size-full wp-image-20362" title="Saverio Strati" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//StratiSaveri.jpg" alt="Saverio Strati" width="342" height="266" /><p class="wp-caption-text">Saverio Strati</p></div>
<p>La giunta regionale con deliberazioni del 21 dicembre 2010 e del 24 gennaio 2011, ha approvato l’avviso pubblico per la selezione di soggetti attuatori delle iniziative/eventi di valenza trasversale. In particolare, col Fondo unico per la cultura, linea 3, su impulso dell’assessore del ramo, Mario Caligiuri, sono state impegnate le risorse necessarie alla promozione del programma annuale 2010.<br />
I progetti sui quali è stato promosso il bando sono stati 16. Fra questi, anche quello dedicato alla promozione e alla diffusione delle opere di Saverio Strati. Soggetto attuatore: Centro studi umanistici e scientifici Aramoni di Zambrone, presieduto da Corrado L’Andolina. Il programma è incentrato su un convegno di approfondimento dedicato all’opera del noto scrittore calabrese. Il seminario si svolgerà a Tropea, nell’elegante sala del museo diocesano il prossimo 22 ottobre e avrà inizio alle ore 9. Aprirà i lavori Gaetano Vallone, sindaco della cittadina tirrenica. A seguire, gli interventi di Beatrice Lento dirigente dell’Istituto di istruzione superiore di Tropea e di Francesco Laganà, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tropea. Seguiranno le relazioni di approfondimento. Il primo a prendere la parola sarà Pasquino Crupi, critico letterario e studioso del pensiero calabrese. Intellettuale di preminente rilievo regionale che ha dedicato a Saverio Strati recensioni e approfonditi studi. A seguire Giuseppe Rando, ordinario di Letteratura Italiana presso l’università di Messina, facoltà di Lettere. A tale proposito occorre ricordare che la vis narrativa di Saverio Strati fu scoperta da Giacomo Debenedetti, nel periodo in cui insegnava Letteratura Italiana presso la facoltà di Magistero di Messina. La stessa cattedra ricoperta dal professore Rando prima del suo passaggio a quella di Lettere. Sarà poi la volta di Francesco Lesce, ricercatore all’Unical che ha compiuto approfondite ricerche sul Neorealismo calabrese, prendendo le mosse dall’opera di Vittorio De Seta “I dimenticati”. Le conclusioni saranno affidate a Peppe Voltarelli che reciterà alcuni brani del narratore di Sant’Agata del Bianco. A tale proposito, infatti, va rilevato che l’artista calabrese è autore di una composizione dal titolo: “Parole scolpite nella terra… mangiate dal mare”. Una breve e intensa escursione nel mondo poetico di Saverio Strati che si snoda tra estratti dei racconti e musiche dal vivo con melodie e ritmi tipicamente meridionali. La voce di Voltarelli interpreta canzoni tradizionali e tessiture armoniche che fanno nascere il ricordo del dialetto come lingua madre; un universo poetico dal quale attingere stimoli e suggestioni. Un continuo movimento tra passato, presente e futuro. Ad arricchire la manifestazione una mostra dedicata alle opere del noto pittore tropeano Albino Lorenzo che ha dipinto nelle sue tele di masonite, i volti e le immagini descritte da Saverio Strati nella sua opera letteraria. Altro importante passaggio, l’esposizione di pipite e zampogne curata dal maestro Pasquale Lorenzo, da Parghelia. Al riguardo, infatti, occorre ricordare che il fenomeno coreutico-musicale regionale, negli anni in esame, occupa nelle dinamiche sociali territoriali una funzione prioritaria. Infine, una proiezione fotografica interamente dedicata al fenomeno dell’emigrazione che nella letteratura di Saverio Strati ricopre un ruolo centrale. L’iniziativa non ha una valenza puramente accademica, ma tra gli obiettivi dichiarati del progetto c’è l’intento di fare emergere, nella sua cristallina evidenza, l’attualità delle opere di Saverio Strati.<br />
Comunicato stampa<br />
Centro studi umanistici e scientifici Aramoni (Zambrone)</p>
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		<title>Chiesa in Calabria e Unità d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 13:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Luigi Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sentieri di fede]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in corso dovunque le celebrazioni commemorative dei 150 anni dell'Unità d'Italia (1861-2011).
Accanto agli aspetti più strettamente politici e militari affrontati generalmente in queste celebrazioni mi piace tentare qui un approccio diverso evidenziando soprattutto l'apporto dato in Calabria dalla Chiesa, solitamente vista in atteggiamento di diffidenza, di lotta contraria e addirittura di sabotaggio verso l'annessione. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Atteggiamenti della Chiesa Calabrese</h3>
<h4>Un interessante e illuminante excursus storico</h4>
<p><a rel="attachment wp-att-17681" href="http://www.tropeaedintorni.it/la-chiesa-in-calabria-1007.html/unitacalabria"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17681" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//UnitaCalabria-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><strong>Premessa<br />
</strong></span>Sono in corso dovunque le celebrazioni commemorative dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia (1861-2011).<br />
Accanto agli aspetti più strettamente politici e militari affrontati generalmente in queste celebrazioni mi piace tentare qui un approccio diverso evidenziando soprattutto l&#8217;apporto dato in Calabria dalla Chiesa, solitamente vista in atteggiamento di diffidenza, di lotta contraria e addirittura di sabotaggio verso l&#8217;annessione. <span id="more-17675"></span><br />
Certamente l&#8217;atteggiamento è stato di prudenza e di attenzione in attesa degli eventi.<br />
Non dimentichiamo del resto che le voci che arrivavano dal Piemonte non erano proprio tranquillizzanti per la Chiesa. Nel 1850 la legge Siccardi aveva abolito il tribunale ecclesiastico per i chierici; nello stesso anno venne vietato agli enti ecclesiastici di acquistare beni stabili; nel 1855 vennero aboliti gli Ordini religiosi contemplativi; nel 1859 la legge Casati avvia la laicizzazione dell&#8217;istruzione pubblica finora in larga parte in mano ai religiosi.<br />
Con evidente influsso massonico anticlericale si va predisponendo &#8211; come si vede &#8211; uno Stato completamente laico. La stessa clausola &#8220;libera Chiesa in libero Stato&#8221;, prospettata da Cavour, in realtà riconosceva alla Chiesa solo la sfera privata e vietava ogni interferenza nel pubblico.</p>
<p>Con queste credenziali del Regno del Piemonte non è da meravigliarsi dell&#8217;atteggiamento quanto meno prudente della Chiesa soprattutto gerarchica.<br />
Ma pur in questo clima, non sono mancati uomini di Chiesa di frontiera, che hanno sposato, prima, durante e dopo, le idee liberali che sono andate affermandosi a partire dal decennio francese e che sono continuate anche dopo la restaurazione borbonica.<br />
Con criterio cronologico dividerò la trattazione in 3 momenti seguendo gli eventi appunto prima, durante e dopo l&#8217;avvenuta unificazione dell&#8217;Italia nel 1861.</p>
<div id="attachment_17686" class="wp-caption aligncenter" style="width: 428px"><a rel="attachment wp-att-17686" href="http://www.tropeaedintorni.it/la-chiesa-in-calabria-1007.html/unitaprotagonisti"><img class="size-large wp-image-17686" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//UnitaProtagonisti-418x500.jpg" alt="" width="418" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gli architetti dell&#39;Unità d&#39;Italia: Vittorio Emanuele II, re del Piemonte e poi d&#39;Italia, Giuseppe Garibaldi, Camillo benso Conte di Cavour e Giuseppe Mazzini</p></div>
<p><span style="color: #993300;"><strong>1. Prima dell&#8217;Unità</strong></span><br />
La Calabria e la Chiesa in Calabria nel periodo pre- e post- Unità d&#8217;Italia vivono un periodo di grosse contraddizioni e di riflesso di grandi attese per le prospettive che sembrano aprirsi un po&#8217; dovunque. I profondi sconvolgimenti politici, le nuové idee liberali e la speranza di un radicale cambiamento coinvolgono ed entusiasmano tutti, soprattutto a partire dal 1848. In questo fermento non manca la presenza di molti sacerdoti, sia del clero acculturato ed urbano, sia di semplici parroci di campagna, che intravedono e sperano in un miglioramento generale delle condizioni economiche e sociali di tutti.<br />
Tra questi sacerdoti attivi, liberali e antiborbonici ricordiamo, per esempio, a Reggio Calabria il can. Paolo Pellicano e D. Filippo Caprì, che nel 1848 figurano tra i capi della rivolta antiborbonica e fautori dell&#8217;annessione del Regno di Napoli al Piemonte. D. Caprì, in particolare, nel 1849 dalla Gran Corte Criminale era stato definito &#8220;soggetto niente affatto commendevole per sentimenti politici&#8221;.<br />
Per restare nel nostro territorio, a Galatro, all&#8217;epoca in diocesi di Mileto ed ora di Oppido-Palmi, si distinse l&#8217;abate Antonio Martino. Spirito liberale, antiborbonico e ribelle, subì un processo penale nel 1849 venendo confinato a Laureana (Rc).<br />
Sempre in diocesi di Mileto troviamo il giovane sacerdote D. Giuseppe Mole, che &#8211; a Polia (VV), suo paese natale, fonda un Comitato antiborbonico e liberale, venendo per questo arrestato e condannato nel 1850 dalla polizia borbonica. Tradotto nel carcere di Nisida, vi rimase fino al 1859. Liberato e rientrato in patria parteggiò fattivamente per l&#8217;Unità d&#8217;Italia convincendo tra l&#8217;altro diversi giovani del paese ad unirsi con Garibaldi.<br />
Il fenomeno liberale, in verità, interessò tutta la Calabria, anche se qui per ovvi motivi di spazio evito di evidenziare ed elencare.</p>
<div id="attachment_17689" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img class="size-large wp-image-17689  " src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//CalabresiPatrioti-500x272.jpg" alt="" width="450" height="245" /><p class="wp-caption-text">I sacerdoti calabresi Paolo Pellicano, canonico di Reggio Calabria e l&#39;abate Antonio Martino di Galatro si sono distinti per il loro fervore antiborbonico e parteggiatori dell&#39;unità d&#39;Italia.</p></div>
<p><span style="color: #993300;"><strong>2. Il 1860-61</strong></span></p>
<p>Le speranze di tutti sembrarono realizzate quando, nel 1860, sul Regno di Napoli si abbattè il ciclone Garibaldi e dei suoi mitici Mille. Questi, sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo suscitato dovunque, tra maggio e settembre conquistarono alla causa piemontese il regno borbonico. II 7 settembre, entrato trionfalmente in Napoli, dopo aver percorso vittorioso l&#8217;intero territorio, Garibaldi dichiarò decaduta la dinastia borbonica ed annesse il Regno ai Savoia. Il successivo Referendum, quasi un pro forma, consacrò definitivamente l&#8217;annessione.<br />
Anche in questa fase il contributo dei sacerdoti non fu da poco, malgrado l&#8217;invito alla prudenza da parte delle autorità ecclesiastiche.<br />
Un esempio per tutti è il caso di D. Antonio Greco, sacerdote di Catanzaro, uno<br />
dei protagonisti della conclusione risorgimentale. A lui si deve il Proclama con cui invitava i Calabresi ad insorgere contro il Regno borbonico prima dell&#8217;arrivo delle truppe garibaldine.<br />
Insieme a Vincenzo Stocco sarà poi nominato da Garibaldi pro-dittatore della<br />
Provincia in nome di Vittorio Emanuele II. Appartenente all&#8217;area democratica più radicale rispetto all&#8217;area moderata di Vincenzo Stocco, si trovò in minoranza e quindi allontanato dal governo. Nel 1861 sarà eletto al Parlamento italiano, mentre la città rimase nelle mani del partito moderato, in cui confluirono gli ex filo-borbonici revisionisti.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>3. Unità d&#8217;Italia e speranze disattese</strong></span></p>
<p>Chiaramente anche in Calabria l&#8217;Unità d&#8217;Italia, come si vede, venne salutata con grande entusiasmo e partecipazione popolare. Ma per quanto grandi fossero state le attese e le speranze generali, all&#8217;atto concreto la delusione fu totale ed il disordine politico seguito fu sconcertante. I primi a rendersene conto furono, anche tra i sacerdoti, proprio quelli che, magari mettendosi contro i propri vescovi, avevano più di tutti sposato la causa ed avevano visto in Garibaldi il grande liberatore.<br />
Ben presto si capì che l&#8217;Italia ottenuta non poteva definirsi un nuovo Stato libero, ma l&#8217;estensione politica ed amministrativa del Piemonte, che aveva allargato le sue leggi a tutta l&#8217;Italia. Il Meridione in particolare venne considerato &#8220;occupato&#8221;, o, come si disse, puramente &#8220;colonizzato&#8221;.<br />
Lo stesso Re mantenne il nome di Vittorio Emanuele II di Re del Piemonte, piuttosto che I di Re d&#8217;Italia, come era più giusto.</p>
<p>I rapporti con la Chiesa, anche per un forte risveglio e rilancio della massoneria anticlericale ed antipapale, diventano sempre più tesi. L&#8217;imposizione del &#8220;regio exequatur&#8221;, inoltre, obbligò la Chiesa a chiedere il benestare del governo per ogni sua attività. Il provvedimento venne visto da tutti come volontà di contrasto e di forte ingerenza degli organi governativi nell&#8217;autonomia pastorale delle diocesi. In conseguenza di ciò da Roma si impose ai vescovi di non sottostare alla norma governativa. Questo, però, complicò le cose perché servì solo a bloccare l&#8217;opera della Chiesa a discapito delle popolazioni. Per non subire rappresaglie di parte governativa, allora, molti sacerdoti preferirono mettersi da parte, altri vennero arrestati.</p>
<p>La situazione di precarietà si aggravò dopo le leggi del 1866 e 1867, con cui venne soppresso e liquidato l&#8217;asse patrimoniale ecclesiastico con I&#8217;incamerazione dei beni della Chiesa, dei conventi residui della precedente incamerazione napoleonica, con il sequestro, dovunque dei Seminari destinati a caserme e tutto quell&#8217;insieme di provvedimenti che impoverirono ulteriormente e ridussero a mal partito le già precarie risorse delle diocesi, con evidente grave danno per tutta l&#8217;organizzazione ecclesiastica. Non si potè provvedere nemmeno alle più elementari esigenze pastorali, alle attività dei seminari e delle parrocchie, alle opere assistenziali e caritative. Le condizioni di vita divennero per tutti fortemente insopportabili. Dilagarono, pertanto, disoccupazione, usura, immoralità diffusa, illegalità e delinquenza, analfabetismo, diffidenza generale tra la stessa popolazione.<br />
Di fatto, già dal 1860, con i nuovi padroni si determinò una tale situazione insopportabile da non risparmiare nessuno, nemmeno i Vescovi, accusati tutti di essere filo-borbonici ed anti-unitari e quindi fatti oggetto di vessazioni di ogni tipo e di persecuzioni in grande stile. Non ci fu vescovo che non sia rimasto vittima del nuovo clima anticlericale persecutorio. Tutti vennero accusati di aver ostacolato il Referendum dell&#8217;annessione del Regno di Napoli al Piemonte.<br />
Gli unici vescovi, forse, che restarono esenti dalle molestie e maltrattamenti furono i vescovi di Crotone e Gerace, che morirono entrambi proprio nel 1860 e Mons. Michele Bombini di Cassano Jonio, che venne lasciato in pace perché molto anziano e di salute cagionevole. Ma anche lui nel 1848 era stato costretto a versare 10 mila ducati, pena l&#8217;arresto, alla causa antiborbonica.<br />
L&#8217;Arcivescovo di Reggio Calabria, Mons. Mariano Ricciardi, venne esiliato e dovette rifugiarsi.a Sorrento.<br />
Mons. Filippo Mincione, di Mileto, per quanto alieno dalla politica, venne processato e costretto ad allontanarsi per qualche tempo dalla diocesi.<br />
Il vescovo di Oppido Mamertina Giuseppe Teta, come Mons. Mincione, venne accusato di &#8220;distornare tutti gli atti del Governo e segnatamente quelli del Censimento e della Leva&#8221;. Per evitare l&#8217;arresto si allontanò dalla diocesi e si rifugiò a Castellammare con la scusa di doversi curare la salute.<br />
Andò peggio agli arcivescovi di Cosenza, Lorenzo Pontillo, e di Rossano, Pietro Cilento, che finirono addirittura in carcere.<br />
Se questo trattamento venne riservato ai Vescovi, è da immaginare quale fu quello riservato al clero, a cominciare proprio da quelli che con spirito liberale ed antiborbonico avevano collaborato con i nuovi governanti.<br />
I soprusi subiti, le azioni vessatorie, le persecuzioni poliziesche non fecero che provocare la reazione del clero, per cui alcuni si schierarono su posizioni reazionarie in difesa dei principi religiosi e del papato; altri caddero in un&#8217;apatia senza speranza disinteressandosi di tutto.<br />
Il menzionato D. Filippo Caprì di Reggio, per esempio, nel febbraio 1862 aveva dato vita al foglio &#8220;<em>L&#8217;Albo Bibliografico</em>&#8221; con intento strettamente religioso e formativo dei cattolici, senza entrare in faccende politiche. La stampa anticlericale della città e gli uomini politici lo avversarono perché vi videro il tentativo di incitare il popolo alla rivolta. Il giornale, pertanto, venne più volte sequestrato e i collaboratori posti sotto rigida sorveglianza. D. Caprì ed i suoi collaboratori can. Antonio Rognetta e Salazzaro per amore di pace e per non continuare a subire rappresaglie e le ripetute perquisizioni, preferirono alla fine tirarsi indietro.</p>
<div id="attachment_17692" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a rel="attachment wp-att-17692" href="http://www.tropeaedintorni.it/la-chiesa-in-calabria-1007.html/unitaitalia"><img class="size-large wp-image-17692 " src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//UnitaItalia-500x333.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Uno dei manifesti sul 150° anniversario dell&#39;Unità d&#39;Italia. Tante sono state le ombre di un processo di unificazione eseguito con la forza e col sopruso sistematico.</p></div>
<p>Come si vede, davanti alla politica di avversione, se non di vera e propria persecuzione da parte governativa, le reazioni non mancarono a tutti i livelli. Anche nei confronti della Chiesa si andò perseguendo una politica mirata non solo al crollo del potere temporale, ma anche di quello spirituale; una politica questa che non giovò all&#8217;unità del Paese, allontanando quelle forze cattoliche moderate da qualsiasi forma di collaborazione e che avrebbero potuto essere di grande aiuto per la soluzione dei non pochi problemi del nuovo Stato, primi fra tutti la questione romana e meridionale, l&#8217;analfabetismo, il brigantaggio diffuso.<br />
Ma pur messi ai margini della vita politica italiana, i cattolici non mancarono di dare testimonianza di feconda attività per il benessere sociale delle masse. Ne sono prova tra l&#8217;altro gli sforzi sempre mirati a formare coscienze mature capaci di non lasciàrsi sopraffare dalle vicende ed anzi pronte ad una costruttiva opposizione al regime anticlericale solo allo scopo di tutelare gli interessi specificamente spirituali,e religiosi della popolazione cattolica e, se mai, essere parte attiva nella vita culturale e sociale.<br />
Ogni tentativo, però, venne guardato con diffidenza ed avversato in tutti i modi.<br />
La situazione religiosa della Calabria, alla luce di quanto detto, dopo l&#8217;Unità divenne sempre più precaria soprattutto per le condizioni economiche di estrema povertà in cui particolarmente vennero a trovarsi le parrocchie dopo il 1866-67.<br />
La reazione non fu certamente di sabotaggio dello Stato unitario, ma piuttosto mirò ad una ripresa della formazione dei sacerdoti nei Seminari e ad una formazione più adeguata del laicato cattolico, che segnerà una qualche ripresa e che porterà, con molte difficoltà, al sorgere anche in Calabria dell&#8217;Opera dei Congressi promossa da Giuseppe Toniolo e Romolo Murri e alla moltiplicazione di attività assistenziali più generali e di lotta all&#8217;usura in particolare. E&#8217; il tempo in cui nascono al Sud anche diverse Congregazioni religiose femminili a servizio dei poveri e degli analfabeti.<br />
I segni di risveglio e di ripresa, comunque, si fecero presto sentire anche dietro la spinta di Vescovi illuminati, che seppero dare applicazione alle nuove istanze sociali promosse dalla Rerum Novarum di Leone XIII.</p>
<p>____________________<br />
<em>Ricerca fotografica e pagina scelta da</em><br />
<em>Salvatore Brugnano</em><br />
in PARVA FAVILLA, Anno LXXI gennaio-marzo 2011, pp.10-14.</p>
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		<title>San Gregorio di Cassano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 14:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Luigi Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sentieri di fede]]></category>
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		<category><![CDATA[Cassano]]></category>
		<category><![CDATA[San Gregorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Con un convegno di studio e celebrazioni ecumeniche, Cassano Jonio (Cs) ha ricordato il suo figlio più illustre, San Gregorio, nel millenario della morte (1002-2002).
Nel corso del convegno, introdotto dal vescovo Domenico Graziani, hanno relazionato il prof. Juan Sever Voicu, della Biblioteca Vaticana, su "I Padri nella tradizione italo-greca" e la prof.ssa Vera von Falkenhausen, dell'Università La Sapienza, su "Gregorio di Cassano tra Oriente e Occidente"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Galleria di santi calabresi -2-</h3>
<h4>Tra Calabria e Germania</h4>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title=" " src="/FotoVarie/CalabriaBizantina.jpg" alt=" " width="200" height="292" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Con un convegno di studio e celebrazioni ecumeniche, Cassano Jonio (Cs) ha ricordato il suo figlio più illustre, San Gregorio, nel millenario della morte (1002-2002).<br />
Nel corso del convegno, introdotto dal vescovo Domenico Graziani, hanno relazionato il prof. Juan Sever Voicu, della Biblioteca Vaticana, su &#8220;I Padri nella tradizione italo-greca&#8221; e la prof.ssa Vera von Falkenhausen, dell&#8217;Università La Sapienza, su &#8220;Gregorio di Cassano tra Oriente e Occidente&#8221;.<span id="more-16949"></span><br />
Nato a Cassano intorno al 920, Gregorio ha il grande merito di aver portato il fascino dell&#8217;Oriente e della sua spiritualità monastica nel centro dell&#8217;Europa, in Germania, finora regno secolare del monachesimo benedettino. Nei pressi di Aquisgrana, infatti, a Burtscheid intorno all&#8217;anno mille fondò il monastero greco dei Santi martiri Apollinare e Nicola, su invito dell&#8217;imperatore Ottone III e soprattutto della madre Teofano, principessa bizantina, figlia dell&#8217;imperatore di Costantinopoli.</p>
<p>Come ha scritto di recente il prof. Domenico Minuto nel suo Profili di Santi della Calabria Bizantina (Reggio Calabria 2002), di San Gregorio son pervenute due Vite, composte una verso la metà del sec. XI da un suo discepolo nordico, che però non ebbe modo di conoscere il santo, e l&#8217;altra da un suo devoto tedesco quasi due secoli dopo. Al contrario della seconda, ampiamente romanzata soprattutto per le notizie che fornisce sulla famiglia del santo (lo dice tra l&#8217;altro figlio dell&#8217;imperatore Niceforo Foca e fratello della principessa Teofano), la prima, per quanto mutila, costituisce una fonte storicamente più attendibile e corretta.</p>
<p>Di nobile famiglia cassanese, alla morte del padre Licastro, malgrado la madre Anna cercasse di combinargli un matrimonio, Gregorio scelse la via del sacerdozio prima e del monachesimo subito dopo, ritirandosi nel monastero di S. Andrea presso Cerchiara, ai piedi del Pollino. Ricevette l&#8217;abito monacale dall&#8217;egumeno S. Pacomio, che lo introdusse &#8220;nella dolcezza della vita contemplativa&#8221;. La sua giornata si svolgeva tra preghiera, trascrizioni di testi sacri (era un abile calligrafo), lettura e lavoro agricolo.<br />
Alla morte di Pacomio venne chiamato a succedergli come egumeno e guida spirituale degli altri monaci, compito che svolse con grande umiltà facendosi &#8220;ultimo servitore di tutti&#8221;.</p>
<div id="attachment_16963" class="wp-caption aligncenter" style="width: 408px"><a rel="attachment wp-att-16963" href="http://www.tropeaedintorni.it/san-gregorio-di-cassano-1637.html/liturgiabizantina"><img class="size-full wp-image-16963" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//LiturgiaBizantina.jpg" alt="" width="398" height="598" /></a><p class="wp-caption-text">La ricca e solenne liturgia bizantina ancora oggi attira i credenti per il senso di mistero che emana.</p></div>
<p>Erano tempi duri per la Calabria e per i monaci. Le continue incursioni degli arabi, infatti, erano causa di devastazioni e ruberie, di cui furono vittime gli stessi monaci. Fu proprio durante una di queste incursioni, probabilmente quella del 986-87, che Gregorio con altri due monaci cadde in mano araba. Si legge nella Vita che al tentativo degli islamici di malmenarlo per le risposte argute che dava alle loro domande, le mani di questi ultimi si paralizzarono e solo la pietà del santo fece ottenere loro la guarigione.</p>
<p>La fama della sua santità si sparge dovunque, per cui Gregorio, amante della solitudine più che della notorietà, cerca di nascondersi agli occhi indiscreti. Ma più si nasconde, più è ricercato. Lo stesso Catepano, la massima autorità bizantina del Sud Italia dopo la riforma, vuole farlo conoscere all&#8217;imperatore, per cui lo fece condurre con la forza ad Otranto per imbarcarlo verso l&#8217;Oriente. Ma una tempesta sospinge la nave in direzione opposta, per cui Gregorio invece che a Costantinopoli arriva a Roma intorno al 997, dove fonda il monastero del SS. Salvatore.<br />
Qui conosce la corte di Ottone III ed incontra la principessa Teofano, che lo convince a seguirlo in Germania per fondarvi, presso Aquisgrana, il menzionato monastero dei Santi Apollinare e Nicola, noto come &#8220;monasterium Porcetense&#8221;. La sua presenza in terra di Germania è testimoniata da un diploma di Ottone III del 6 febbraio 1000, che lo menziona come abate di quel monastero.<br />
E proprio ad Aquisgrana, come è stato ricordato, muore mille anni fa il 4 novembre 1002, dopo aver lasciato quel segno significativo di spiritualità orientale a sigillo dell&#8217;ideale unità culturale cristiana, matrice indelebile di una Europa senza frontiere.<br />
Anche Gregorio di Cassano, dunque, come del resto il contemporaneo S.Nilo di Rossano, con la forza carismatica della sua spiritualità, ha saputo porsi come anello di congiunzione tra le due culture occidentale ed orientale, dando un contributo concreto al sogno dell&#8217;Europa unita che, dopo un millennio di disgregazioni e lotte, sta finalmente ritrovando la sua naturale e profonda ragion d&#8217;essere.</p>
<p>All&#8217;opera di San Gregorio di Cassano e l&#8217;Anno mille è dedicata una colta monografia curata da D. Domenico Cirianni e pubblicata nel 1996 dall&#8217;Editoriale Progetto 2000.</p>
<p><em>Ricerca fotografica e pagina scelta</em><br />
da Salvatore Brugnano<br />
&#8220;<em>In Calabria tra storia e costume</em>&#8221;<br />
Ferrari editore 2003, pp.35-37</p>
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		<title>San Nilo di Rossano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 16:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Luigi Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sentieri di fede]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Nilo]]></category>
		<category><![CDATA[Rossano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 998 la Calabria è assurta agli onori della cronaca per una vicenda che ha visto protagonisti S. Nilo e Giovanni Filagato, entrambi di Rossano.
Il Filagato, l'anno prima era stato eletto papa dall'aristocrazia romana col nome di Giovanni XVI, in contrasto col legittimo Gregorio V, cugino dell'imperatore Ottone III. Nel maggio del 998, però, era caduto nelle mani dei soldati imperiali e gettato a marcire in prigione, dopo essere stato mutilato, accecato e seviziato in tutti i modi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Galleria di santi calabresi -1-</h3>
<h4>La sua opera, sfida per il terzo millennio</h4>
<p>Nel 998 la Calabria è assurta agli onori della cronaca per una vicenda che ha visto protagonisti S. Nilo e Giovanni Filagato, entrambi di Rossano.<br />
Il Filagato, l&#8217;anno prima era stato eletto papa dall&#8217;aristocrazia romana col nome di Giovanni XVI, in contrasto col legittimo Gregorio V, cugino dell&#8217;imperatore Ottone III. Nel maggio del 998, però, era caduto nelle mani dei soldati imperiali e gettato a marcire in prigione, dopo essere stato mutilato, accecato e seviziato in tutti i modi.<span id="more-16497"></span></p>
<p>L&#8217;abate Nilo, che si trovava con i suoi monaci a Serperi, nei pressi di Gaeta, pur avendo già redarguito energicamente Filagato per essersi fatto raggirare ed eleggere papa, si portò a Roma, malgrado i suoi 88 anni, per perorarne la liberazione dall&#8217;imperatore, su cui, per la santità della vita, esercitava fascino e venerazione.<br />
Sulle prime Ottone III si mostrò conciliante, ma poi, probabilmente dietro le pressioni di Gregorio V, cominciò a tergiversare con promesse varie, tra cui l&#8217;invito a restare a Roma, dove gli avrebbe concesso un monastero.</p>
<div id="attachment_16501" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a rel="attachment wp-att-16501" href="http://www.tropeaedintorni.it/san-nilo-di-rossano-1825.html/sannilo"><img class="size-full wp-image-16501" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//SanNilo.jpg" alt="" width="350" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">Calabrese di Rossano, di nome Nicola. Sembra fosse sposato e con una figlia; poi diventa monaco ed eremita col nome di Nilo. Ormai novantenne lascia la Calabria per dare vita alla fondazione dell&#39;abbazia di Grottaferrata presso Roma.</p></div>
<p>Nilo capì il gioco e, sia pure mortificato e a malincuore, insalutato ospite si allontanò da Roma, non prima però di aver pronosticato una triste ed immatura fine al giovane imperatore.<br />
Il Filagato, intanto, venne trasferito in Germania a Masfeld, dove morirà intorno al 1o13, mentre S. Nilo rientrò a Serperi, dove nel silenzio e nella preghiera matura e perfeziona il progetto di spingersi ancora più avanti, alle porte di Roma, per offrire al mondo latino l&#8217;opportunità di conoscere più da vicino la spiritualità greca e creare così le basi di una più profonda comunione ed intesa in un momento storico drammatico, in cui i rapporti tra le chiese d&#8217;Occidente e d&#8217;Oriente andavano sempre più frantumandosi per motivi politici più che evangelici, e che, purtroppo, porterà allo scisma definitivo del 1054, con le reciproche scomuniche, solo di recente revocate.</p>
<div id="attachment_16504" class="wp-caption aligncenter" style="width: 301px"><a rel="attachment wp-att-16504" href="http://www.tropeaedintorni.it/san-nilo-di-rossano-1825.html/giovannixvi"><img class="size-full wp-image-16504 " src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//GiovanniXVI.jpg" alt="" width="291" height="428" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Filagato eletto papa dall&#39;aristocrazia romana col nome di Giovanni XVI, in contrasto col legittimo Gregorio V, cugino dell&#39;imperatore Ottone III. Fu papa o antipapa?</p></div>
<p>Il progetto di S. Nilo prenderà corpo nella primavera del 1004, con l&#8217;avvio dei lavori di costruzione dell&#8217;abbazia di Grottaferrata, appena qualche mese prima della sua morte avvenuta il successivo 26 settembre alla veneranda età di 94 anni. La sua scomparsa non segnò, comunque, la fine del progetto in quanto il seme era già stato profondamente piantato nel cuore dei suoi monaci ed in particolare del suo giovane discepolo Bartolomeo. Questi non solo porterà a compimento la costruzione materiale dell&#8217;abbazia, ma sull&#8217;esempio del maestro continuerà a coltivare i rapporti di comunione con i latini e soprattutto con il papato.<br />
E che questa ricerca di comunione fosse nell&#8217;intento del grande maestro i discepoli lo avevano capito già nei 15 anni in cui la comunità era vissuta a Vallelucio nella tenuta avuta da S. Nilo dai Benedettini di Montecassino. Qui il rapporto tra le due diverse regole monastiche, sotto la guida dei rispettivi santi abati, era stata di perfetta sintonia di spirito con scambi di esperienze liturgiche di grande effetto ed edificazione reciproca.</p>
<p>I successori di S. Nilo, con in prima fila Bartolomeo, continueranno quindi a vivere in quello stile di comunione e di apertura superando ogni diffidenza e dissapori. Ne è di testimonianza il fatto che nel 1024 a consacrare la chiesa dell&#8217;abbazia di S. Maria di Grottaferrata sarà chiamato lo stesso papa Giovanni XIX, grande amico dell&#8217;abate Bartolomeo, il quale mantenerrà rapporti di amicizia e di confidenza anche con i papi Benedetto VIII e IX, Gregorio VI e VII, arrivando perfino a prendere parte attiva, per la stima di cui era circondato, ai Sinodi romani del 1o36 e 1044.</p>
<p>Con la sua opera, pertanto, S. Nilo ha lasciato un segno così forte di impegno e di comunione nella fede, che mille anni di contrasti tra le chiese d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente non hanno nè spento, nè allentato. Anzi ancora oggi quell&#8217;isola di spiritualità orientale voluta da S. Nilo con intuito profetico alle porte di Roma, continua ad esercitare il suo fascino e costituisce fermo richiamo e riferimento al dialogo ecumenico a testimonianza storica di una comunione costruttiva tra le due anime occidentale ed orientale, che possono convivere, pur nella diversità di rito e di espressione.</p>
<p>E colpisce ancora di più il fatto che, mentre tutte le altre coeve e successive esperienze monastiche calabro-greco-normanne nel corso dei secoli sono andate via via scomparendo del tutto, la comunità greca dei monaci di S. Nilo, dopo mille anni è ancora lì, a due passi da Roma, faro e culla di spiritualità, seme e sfida &#8216;al nuovo millennio, perchè il mondo cristiano, e non solo questo, possa riavvicinarsi e realizzare nel dialogo e nel rispetto reciproco, quel miracolo di osmosi culturale e spirituale tanto auspicato e sollecitato da Giovanni Paolo II anche come frutto del Giubileo del 2000.</p>
<p><em>Ricerca fotografica e pagina scelta</em><br />
da Salvatore Brugnano<br />
&#8220;<em>In Calabria tra storia e costume</em>&#8221;<br />
Ferrari editore 2003, pp.26-28</p>
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		<title>Le campane di Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 20:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Luigi Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sentieri di fede]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Campana]]></category>
		<category><![CDATA[Rossano]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi avrebbe immaginato che anche le campane sarebbero diventate un prezioso documento storico, oggetto di indagine e di studio? Eppure quanta storia del costume e del secolare quotidiano è racchiusa in esse, nei cui rintocchi hanno risuonato infiniti messaggi così penetrati nell'animo della gente da essere facilmente riconoscibili senza sforzo nei significati di segnale di preghiera, di festa, di lutto, di pericolo imminente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Una voce non ancora spenta</h3>
<h4>Tra storia e folklore</h4>
<p> </p>
<p>Chi avrebbe immaginato che anche le campane sarebbero diventate un prezioso documento storico, oggetto di indagine e di studio? Eppure quanta storia del costume e del secolare quotidiano è racchiusa in esse, nei cui rintocchi hanno risuonato infiniti messaggi così penetrati nell&#8217;animo della gente da essere facilmente riconoscibili senza sforzo nei significati di segnale di preghiera, di festa, di lutto, di pericolo imminente.<br />
Ed è proprio la sociometria delle sue tipologie comunicative, oltre naturalmente alla sua significativa testimonianza storico-documentaria, a farne cogliere il valore di cultura e di civiltà e a stimolare l&#8217;originale ricerca che, a vasto raggio, sta conducendo da qualche tempo nel territorio calabrese l&#8217;Università della Calabria, ed in specie il Prof. Ilario Principe e la sua équipe.</p>
<div id="attachment_16203" class="wp-caption aligncenter" style="width: 222px"><a rel="attachment wp-att-16203" href="http://www.tropeaedintorni.it/le-campane-di-calabria1922.html/campana"><img class="size-full wp-image-16203" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//campana.jpg" alt="" width="212" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">In ogni paese della Calabria la campana, per secoli e secoli, è stata la voce dell&#039;annuncio di eventi lieti e tristi della vita della comunità</p></div>
<p>Le campane di Calabria stanno uscendo ormai dall&#8217;anonimato . con la dignità di studi editi. È il caso, per esempio, del saggio S. Severino:<em> la storia e le sue campane curato dal Prof. Pino Barone </em>per le edizioni Due Emme di Cosenza.</p>
<p>Noto fin dall&#8217;antichità pre-cristiana &#8211; anche se erroneamente se ne ritiene inventore S. Paolino vescovo di Nola (409-31) &#8211; l&#8217;uso delle campane giunse in Europa dall&#8217;Oriente diventando poi di uso comune nel culto cristiano. Nel sec. VI in documenti latini la campana è indicata con i nomi &#8220;<em>signum</em>&#8221; e &#8220;<em>campanus</em>&#8220;: <em>signum </em>perchè il suo suono era un segnale di convocazione agli atti liturgici; <em>campanus </em>perchè allusivo della Campania, regione da cui, certamente per merito di S. Paolino da Nola, l&#8217;uso dello strumento si è diffuso in ogni dove. In Italia il suo uso è di sicuro affermato dal sec. VIII. A Roma, per esempio, la basilica di S. Pietro ha avuto una torre campanaria con 3 campane ad opera del papa Stefano II (752-57).</p>
<p>In Calabria, ignorate nel periodo bizantino, le campane vennero introdotte dai Normanni nei secoli XI-XIII. Questi non si limitarono a propagandarne l&#8217;uso sacro, ma diedero ad esse una connotazione anche civica. Le campane, in altre parole, non servirono solo a convocare i fedeli in chiesa, ma vennero istallate in torri civiche allo scopo di scandire il tempo del lavoro dei campi e per avvertire degli eventuali pericoli di qualsivoglia natura.<br />
È proprio in epoca normanna che si incrementarono i tanti paesi pedemontani posti a distanza dal mare ed in altezza sufficiente per controllare quanto avveniva lungo il litorale o lungo le fiumare e predisporre le opportune iniziative di difesa.<br />
L&#8217;impiego delle campane in questo contesto servì a chiamare a raccolta i contadini dispersi per le campagne per affrontare uniti gli aggressori, che arrivavano dal mare. È a tutti noto il grido che echeggiava in quei frangenti: &#8220;<em>All&#8217;erta! all&#8217;erta! la campana sona! Li Turchi su&#8217; arrivati alla marina!&#8221;. </em>La paura ed il panico dei saccheggi e delle ruberie dei pirati saraceni erano tali che tutti ne portavano il segno. Particolarmente colpite nell&#8217;alto Jonio cosentino Cariati, Pietrapaola, Trebisacce.<br />
All&#8217;interno, esempio emblematico della nuova urbanizzazione collinare è Campana, l&#8217;antica Kalasarna (o Kalaserna), che avrebbe cambiato il nome in Campana perchè, secondo quanto narra la tradizione popolare, il <em>castrum </em>si era provvisto di una grande campana, che al primo segnale di pericolo, veniva suonata per richiamare in paese i contadini impegnati nei lavori dei campi. A lungo andare anche gli abitanti dei casali circostanti preferirono stabilirsi in centro andando così ad incrementare la popolazione. Il primitivo piccolo nucleo divenne un centro più grosso a cui restò il nome di <em>Terra Campanae </em>(terra della Campana), toponimo che poi si affermò definitivamente. Il documento più antico in cui il nuovo toponimo è menzionato è un diploma di infeudazione riportato nei Registri Angioini del sec. XIII, quando ormai il cambiamento di nome era uno stato di fatto.</p>
<p>Le prime campane si facevano in lamine di ferro battuto a forma quasi tubolare, con un leggero allargamento in basso. È nei secoli VII-VIII che si comincia a fonderle in bronzo con una lega composta di 4 parti di rame ed una di stagno. La fusione avveniva per lo più in officine nomadi ad opera di artigiani affermati che si trasmettevano l&#8217;arte di padre in figlio. Col tempo si iniziò ad apporre sulle campane iscrizioni con immagini di santi, con l&#8217;indicazione dei fonditori, dei donatori e della data di fusione. Interessante a Rossano la campana detta &#8220;<em>Castellana</em>&#8220;, o anche &#8220;<em>Greca</em>&#8221; per via della scritta in greco dovuta all&#8217;arcivescovo Sergentino Roda, che l&#8217;ha fatta fondere nel 1434.<br />
Una mappa generale delle campane calabresi, a questo punto, sarebbe quanto mai utile anche per un quadro cronografico di quello che ancora resta del ricco patrimonio campanario.</p>
<p>Ma alle campane sono legate anche credenze e usanze della tradizione popolare. Il suono delle campane serviva a scongiurare la grandine e la sua efficacia era maggiore se le campane erano battezzate col nome di un santo protettore contro la grandine (S. Vincenzo o S. Potenziana).<br />
Anche il battesimo dei bambini e la morte erano segnalati con rintocchi diversificati. Si suonava la campana grande per il battesimo dei maschi, quella piccola per le femminucce.<br />
La tipologia per segnalare la morte è più ampia e le differenze servivano a distinguere sia l&#8217;età che il sesso dei defunti. Per un anziano il primo scampanio è più lungo, mentre per un bambino il suono era a festa perchè era come &#8220;<em>suonare ad un angelo</em>&#8220;. Quanto al sesso, pur con diversificazioni locali, i rintocchi erano 12 per gli uomini e 9 per le donne.</p>
<p>Le curiosità folkloriche sono tantissime ed anche queste andrebbero catalogate. Per esempio, per indicare che una persona usa un linguaggio appropriato mantenendosi in tema si dice che sta in campana. È invece di difficile decifrazione l&#8217;espressione &#8220;<em>Essere sordo (o stonato) come una campana</em>&#8220;, visto che il suono delle campane è sempre ben armonizzato sia nelle tonalità che nei messaggi. Anche tra i giochi infantili figura un gioco della campana.</p>
<div id="attachment_16204" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a rel="attachment wp-att-16204" href="http://www.tropeaedintorni.it/le-campane-di-calabria1922.html/tropeacampane"><img class="size-large wp-image-16204 " src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//TropeaCampane-500x375.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Anche in Calabria venivano fuse le campane, come testimoniano le iscrizioni sulle campane della chiesa del Purgatorio a Tropea: fornaci Scalamandrè di Monteleone 1875, 1876, 1877. (foto da Tropeamagazine.it)</p></div>
<p>Alla luce dei fatti, come si vede, anche le campane offrono uno spaccato di vissuto, entrano con diritto nel vasto panorama del patrimonio storico-culturale di un popolo e sono in grado di dare un significativo apporto alla conoscenza dell&#8217;anima di una civiltà.</p>
<p>[<em>Ricerca fotografica e pagina scelta</em><br />
<em>da Salvatore Brugnano:</em><br />
Luigi Renzo, <em>In Calabria tra storia e costume</em>,<br />
Ferrari Editore, Rossano 2003]</p>
<p>Un link sulla fonderia delle campane in Calabria:<br />
<a href="http://www.tropeamagazine.it/fonderiacampane/index.html"><span style="color: #0000ff">http://www.tropeamagazine.it/fonderiacampane/index.html</span></a></p>
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		<title>Giramondo, un libro-evento per sognare</title>
		<link>http://www.tropeaedintorni.it/giramondo-un-libro-evento-per-sognare031/.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 22:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si è sposato e non si è voluto fare una famiglia principalmente per poter essere libero di viaggiare. Una vocazione, una scelta di vita! Ed è proprio Alfredo Primerano, molto probabilmente, il calabrese, nostro contemporaneo, che ha girato di più il mondo, avendo dedicato ai viaggi ben 33 anni della sua esistenza. Adesso, ha voluto dare alle stampe almeno una minima parte delle sue innumerevoli impressioni di viaggio attraverso tutti i continenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Forse è il calabrese che ha viaggiato di più nel mondo</h3>
<h4>Alfredo Primerano racconta 33 anni di viaggi da “globe-trotter”</h4>
<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><img title="Giramondo, un libro-evento per sognare scritto da Alfredo Primerano" src="/FotoPersonaggi/PrimeranoAlfredoGiramondo.jpg" alt="Giramondo, un libro-evento per sognare scritto da Alfredo Primerano" width="450" height="316" /><p class="wp-caption-text">Giramondo, un libro-evento per sognare scritto da Alfredo Primerano</p></div>Non si è sposato e non si è voluto fare una famiglia principalmente per poter essere libero di viaggiare. Una vocazione, una scelta di vita! Ed è proprio Alfredo Primerano, molto probabilmente, il calabrese, nostro contemporaneo, che ha girato di più il mondo, avendo dedicato ai viaggi ben 33 anni della sua esistenza. Adesso, ha voluto dare alle stampe almeno una minima parte delle sue innumerevoli impressioni di viaggio attraverso tutti i continenti.<span id="more-13161"></span><br />
E’ nato così “Giramondo” un libro-evento che sta deliziando e facendo sognare i suoi primi lettori, per le incantevoli fotografie e per le suggestive descrizioni, anche di fatti ed avvenimenti vissuti da questo originale “globe-trotter” che visitando un Paese (come ad esempio il Perù o l’Indonesia) vi ha soggiornato alcuni mesi per mescolarsi con la popolazione e immergersi nella cultura quotidiana e storica come certamente un turista non potrà mai fare. Infatti, Alfredo Primerano ha percorso gran parte delle nazioni con lo spirito indagatore di un antropologo e di un sociologo piuttosto che di un semplice viaggiatore soltanto curioso del modo di vivere altrui. E, inoltre, ha provato a fare collegamenti tra le varie epoche storiche e le diverse civiltà avutesi in luoghi molto lontani tra loro, giungendo alla conclusione che esiste un “filo rosso”, quasi un “filo di Arianna”, che riconduce popoli e genti alla medesima ricerca dell’Armonia, nonostante ci siano ancora e spesso immani tragedie e persino genocidi certamente indegni del genere umano e della sua dignità. In pratica, Alfredo Primerano, dopo aver viaggiato instancabilmente per 33 anni attraverso piccole e grandi civiltà, si è convinto che il legame che unisce tutti i popoli sia prioritariamente la “cultura” cioè quella capacità che hanno le persone e le genti di creare il buono, il bello e l’utile in ogni angolo del mondo così come civiltà complessiva del nostro mondo. Ha voluto pure misurare i valori della cultura e della civiltà magno-greca e calabrese con i valori di tutti i popoli visitati ed amati: ne esce fuori la migliore Calabria che regge il paragone con qualsiasi civiltà. Anzi, per dirla con Salvatore Mongiardo,  altro significativo scrittore calabrese, la cultura nata in Calabria non soltanto può reggere il confronto con chiunque, ma contiene elementi salvifici validi per il mondo intero.<br />
Così, “Giramondo” rappresenta un piccolo-grande “evento” fondamentalmente per questo meraviglioso messaggio finale ed anche perché, tecnicamente, è cosa assai rara se non davvero unica avere un simile “reportage” realizzato da una persona che ha deciso di effettuare viaggi tanto lunghi e sconfinati non per motivi di lavoro (essendo quindi retribuito) ma per il puro e semplice desiderio di conoscenza, per amore e diletto,  per una significativa ed inimitabile filosofia di vita e, per di più, a proprie spese e, comunque, con i vantaggi di una propria libertà di scelta, senza la fretta che caratterizza solitamente i viaggi organizzati o le spedizioni finalizzate. Un gioioso giramondo, dunque, Alfredo Primerano, il quale con questo suo libro trasmette al lettore non soltanto la suggestione dei posti direttamente visitati e vissuti ma quella esaltazione della bellezza di natura, di monumenti e di sentimenti umani quale è difficile se non impossibile conoscere e assaporare tramite i mass-media. E non è certamente poco, oggi come oggi, in tempi in cui il “vivere virtuale” si è impossessato di gran parte di noi. Alfredo Primerano ha sentito i palpiti quotidiani  di popoli e di persone, di adulti e di bambini,  visto e toccato grandi povertà come pure remote felicità… emozioni che ci restituisce in modo così forte e pregnante che induce, quasi costringe, il lettore ad una presa di coscienza più consona al riequilibrio del mondo. “Giramondo” sembra un innocente libro di viaggi ma, invece, con naturalezza, è stato trasformato dal suo Autore essenzialmente in  una sosta di utile e vivificante meditazione perché ognuno di noi possa contribuire a rendere migliore questo mondo che, minuscola realtà sospesa nell’universo, corre, purtroppo, gravi rischi di imbruttimento e di desolazione. Molteplici le riflessioni che, poi, alla fine, diventano una sola: amare questa nostra piccola, unica Terra in modo tale da salvaguardarla e da renderla alle future generazioni ancora più bella e godibile di quella che abbiamo ereditato noi, adesso.<br />
Curato dall’editore Domenico Lanciano di Badolato Marina (Catanzaro), “Giramondo” non è un libro in vendita: quasi sicuramente verrà messo in rete con una fruizione gratuita. Intanto può essere trovato nelle migliori biblioteche italiane e specialmente calabresi, in particolare nella Biblioteca Calabrese di Soriano alla quale Alfredo Primerano ha ceduto, con grande devozione per il luogo natìo e per l’intera Calabria, i diritti d’autore di un libro che sicuramente farà epoca, unico com’è, almeno per noi calabresi (e non solo).</p>
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		<title>È veramente ora di dire basta</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 18:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Nesci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[È veramente ora di dire basta. Attendiamo che qualcuno ci lasci la pelle in Calabria per adottare qualche serio provvedimento? La notizia di oggi, dell'ennesima intimidazione (dopo quella tra gli altri a Comito Calabria Ora, a Giacoia Rai3) questa volta al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, fa veramente riflettere e soprattutto ci indigna profondamente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Ennesima intimidazione, ennesimo gesto inqualificabile</h3>
<h4>Solidarietà al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria G. Soluri</h4>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><img title="Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri" src="/FotoPersonaggi/SoluriGiuseppe.jpg" alt="Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri" width="320" height="320" /><p class="wp-caption-text">Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri</p></div>
<p>È veramente ora di dire basta. Attendiamo che qualcuno ci lasci la pelle in Calabria per adottare qualche serio provvedimento? La notizia di oggi, dell&#8217;ennesima intimidazione (dopo quella tra gli altri a Comito Calabria Ora, a Giacoia Rai3) questa volta al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, fa veramente riflettere e soprattutto ci indigna profondamente.<span id="more-11434"></span><br />
La busta indirizzata al Presidente, contenente due pallottole, individuata dagli operatori delle poste, è una busta indirizzata a tutti noi che facciamo informazione in questa amara terra di Calabria, che cerchiamo di metterci al servizio dei lettori e della libera informazione. Questo ennesimo gesto inqualificabile richiama ancora una volta la necessità di una azione forte di contrasto. Da parte nostra e de la redazione de Laprimapagina.it e Tropeaedintorni.it va al presidente Soluri l&#8217;apprezzamento per il lavoro svolto e la nostra più convinta solidarietà e vicinanza.</p>
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		<title>&#8220;Maremonti Tropea&#8221; tour</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 21:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina Sorbilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[É attivo a Tropea il tour “Maremonti”, organizzato per far conoscere ai tanti villeggianti balneari che hanno scelto la cittadina tirrenica per trascorrere le ferie, il territorio dell’entroterra della Provincia di Vibo Valentia, altrettanto suggestivo e degno di essere conosciuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Dal mare di Tropea ai monti delle Serre</h3>
<h4>La prossima escursione è stabilita per giorno trenta luglio</h4>
<p><img class="alignleft" src="/LoghiTropeaedintorni/LogoMareMonti.jpg" alt="" width="342" height="342" />É attivo a Tropea il tour “Maremonti”, organizzato per far conoscere ai tanti villeggianti balneari che hanno scelto la cittadina tirrenica per trascorrere le ferie, il territorio dell’entroterra della Provincia di Vibo Valentia, altrettanto suggestivo e degno di essere conosciuto.<span id="more-11376"></span><br />
“Dal mare di Tropea ai monti delle Serre” questo lo slogan coniato dagli organizzatori interessati ad offrire un servizio diversificato di proposta turistica; non solo mare ma, anche, storia, cultura folklore, enogastronomia di un territorio che dalle spiagge bianchissime, passando per l’Altopiano del Poro, si trasforma in paesaggio montuoso di particolare interesse. Il tour Maremonti prevede la partenza da Tropea nella prima mattinata, dove i partecipanti saranno accolti da personale specializzato ed addetto alla guida; attraverso il passaggio del Poro, tipico paesaggio agreste, si giungerà verso le ore 10 nel centro abitato di Soriano Calabro dove sarà predisposto un percorso storico-culturale, una visita al Convento Domenicano costruito nel 1510, una visita del museo dei marmi e, su richiesta, una visita alla Biblioteca Calabrese presso il Palazzetto della Cultura. Alle 13 la carovana sbarcherà a Serra San Bruno dove ad attenderla sarà allestito un lauto buffet preparato a base di prodotti alimentari, tipici del territorio provinciale; il primo pomeriggio prevede la visita al Santuario di Santa Maria del Bosco, primo insediamento di San Bruno, a cui seguirà una passeggiata all’insegna della frescura offerta dai bellissimi alberi del bosco millenario. Infine, visita al Museo della Certosa, parte integrante del Convento fondato da San Bruno, suggestivo complesso monumentale dove natura, armonia pace e spiritualità si fondano in un tutt’uno. Alle 17,30 arrivo al Capoluogo di Provincia, Vibo Valentia, dove sarà possibile visitare il Castello Normanno-Svevo sede di svariate mostre artistiche. Il rientro a Tropea è previsto al sorgere del tramonto, particolarmente suggestivo osservato dalle colline di Sant’Angelo che sovrastano il mare. La prossima escursione è stabilita per giorno trenta luglio, sono previsti sconti per le comitive e per i giovanissimi; per avere maggiori informazioni è possibile telefonare ai numeri 096362839 o al 3477516028.</p>
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		<title>Le Spiagge della Costa degli Dei</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 20:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina Sorbilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’altra importante opera di pubblica utilità per la MGE, casa editrice di Tropea, del giovane Giuseppe Meligrana. 
“Le Spiagge della Costa degli Dei” ad opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, reggino, ricercatore e studioso, insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Cessaniti per gli studi condotti sui fossili antichissimi ritrovati in loco, si cimenta con questa particolare guida, dopo aver scritto per la Laruffa editore il  pregevole volume “Il Poro e la Costa degli Dei”. 
Lo stesso Cotroneo definisce la guida un libretto da zaino, di facile consultazione e dallo spazio contenuto, scritto in doppia lingua (italiano-tedesco) che possa facilitare la scelta e l’individuazione delle spiagge libere, usufruibili da chi non vuole omologarsi ai lidi turistici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo</h3>
<h4>Il volumetto, al costo di 5 euro, offre una serie di informazioni sulle spiagge</h4>
<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 325px"><img class=" " title="Opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, pubblicata da MGE del giovane Giuseppe Meligrana" src="/LoghiTropeaedintorni/CotroneoGuidaSpiagge.jpg" alt="Opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, pubblicata da MGE del giovane Giuseppe Meligrana" width="315" height="444" /><p class="wp-caption-text">Opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, pubblicata da MGE del giovane Giuseppe Meligrana</p></div>Un’altra importante opera di pubblica utilità per la MGE, casa editrice di Tropea, del giovane Giuseppe Meligrana.<br />
“Le Spiagge della Costa degli Dei” ad opera dell’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, reggino, ricercatore e studioso, insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Cessaniti per gli studi condotti sui fossili antichissimi ritrovati in loco, si cimenta con questa particolare guida, dopo aver scritto per la Laruffa editore il  pregevole volume “Il Poro e la Costa degli Dei”. <span id="more-11317"></span><br />
Lo stesso Cotroneo definisce la guida un libretto da zaino, di facile consultazione e dallo spazio contenuto, scritto in doppia lingua (italiano-tedesco) che possa facilitare la scelta e l’individuazione delle spiagge libere, usufruibili da chi non vuole omologarsi ai lidi turistici.<br />
Il volumetto, al costo di 5 euro, offre una serie di informazioni sulle spiagge che si sviluppano nei circa 40 chilometri comprese tra il comune di Pizzo Calabro e quello di Nicotera; le pagine, cariche di informazioni, sono corredate da foto e soprattutto da segnalazioni sui percorsi da compiere per raggiungere le coste facendo, anche, da guida a chi queste spiagge vuol raggiungerle via mare.<div class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><img title="L’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, reggino, ricercatore e studioso - foto Libertino" src="/FotoVarie/CotroneoLuigi100.jpg" alt="L’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, reggino, ricercatore e studioso - foto Libertino" width="188" height="284" /><p class="wp-caption-text">L’Architetto urbanistico Luigi Cotroneo, reggino, ricercatore e studioso - foto Libertino</p></div><br />
Il percorso che inizia dalla spiaggia di Calamaio e finisce alla marina di Nicotera è anche un percorso culturale racchiuso nei tanti nomi e soprannomi, in vernacolo, a cui l’autore di proposito accenna e riporta, per meglio far comprenderne la storia dei luoghi. Buona lettura!</p>
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