Parlare con chi non si vede

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Parlare con chi non si vede.

Venti anni fa da un confratello anziano fui preso per matto: era sera ed io nel giardino in penombra parlavo col telefono cordless. Il confratello sentiva solo la mia voce, ma non vedeva nessuno (e neanche il cordless; anzi non sapeva neppure cosa fosse). “Ma sei matto, parli da solo e a voce alta?…” –  Non fu proprio semplice spiegare la cosa. Ma da allora c’è stata un accelerazione incredibile in questo campo. I telefoni cellulari ormai usano auricolari e microfoni sempre meno visibili  e ci danno l’impressione che molti parlino da soli. Infatti  ogni volta che per strada incontriamo qualcuno che parla da solo pensiamo: quello è matto. E giustifichiamo il giudizio dicendo: “Solo i matti parlano da soli”. Ma è proprio così? Dietro il loro parlare, c’è qualcuno che non vediamo.

♦ Parlare da soli? Da qualche tempo anch’io ho ridimensionato questo parere; da quando cioè mi sono accorto che non è vero che ci siano delle persone che parlano da sole; è vero invece che hanno un interlocutore almeno immaginato, pensato; qualcuno a cui indirizzano il loro apparente monologo.
♦ L’altro giorno, camminando, ero seguito da una persona che, ad alta voce, rivolgeva espressioni di incoraggiamento e di ottimismo ad un bambino… Mi giro, non vedo il bambino, probabilmente suo figlio, ma noto il volto gioioso di chi, seguendomi, parlava con tale trasporto da non accorgersi neppure di me.
♦ A casa ho raccontato l’episodio. Mi hanno spiegato che sono in vendita dei telefonini con microfoni invisibili. Per cui senti persone parlare e, al momento, non sai se si rivolgono a te, o a un interlocutore nascosto.
Così, capita di vedere un giovane che passa sorridendo tra la gente: mediante un telefonino è in dialogo con la fidanzata; o notare un altro rabbuiato che ad alta voce sta rimproverando qualcuno o lamentandosi di qualcosa.

E’ proprio il caso di chiedere: “Dimmi chi è l’ interlocutore dei tuoi pensieri, delle tue parole, dei tuoi sguardi e indovinerò cosa dici, cosa pensi e l’atteggiamento del tuo volto. Perché, quando una persona sorride, è senz’altro in dialogo con qualcuno”, che noi non vediamo.
Sarebbe bello pensare che quando parliamo con qualcuno, noi parliamo con Dio

  Santa Teresina del Bambino Gesù fu sorpresa a sorridere frequentemente ad una consorella, a dir poco, antipatica. Questa suora le domandò cosa vedesse in lei per sorridere con tanto amore.
Teresina scrive: “Lei non sapeva che io sorridevo all’invisibile interlocutore che era presente in lei.”
 L’interlocutore della Santa non era certo quello che appariva agli occhi del corpo, ma quello nascosto, ma più vero e più concreto: Gesù.
(adattamento da una storia di Andrea Panont).

Parlare ad una persona che non vedi? L’incredibile sviluppo della telefonia mobile attraverso gli smartphone ci ha messo dinanzi ad un nuovo tipo di comunicazione: non si parla con le persone che si vedono, mentre si rimane in stretto contatto con altre che non vedi, ma a cui si vuole bene. Una comunicazione che sembra reale, ma allo stesso tempo resta virtuale, perché resa possibile da uno strumento tecnico e non dall’incontro personale. – E il nostro incontro con Dio? Sarà vero e reale nella preghiera, nei sacramenti e nella carità.

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