Pensare agli altri

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Pensare agli altri.

Tutto il mondo ha partecipato in diretta. L’esito felice della vicenda dei 12 ragazzi prigionieri nelle grotte della Thailandia e salvati dal generoso e imponente spiegamento di aiuti nazionali e internazionali ha dimostrato ancora una volta che rendersi utili agli altri è bello, anche a costo della vita, come è successo ad uno dei soccorritori. Poiché non c’è amore più grande di colui che dà la sua vita per l’altro. Le campane del paradiso (!) si sciolgono automaticamente suonando l’alleluja della vita che si dona.
– Gesù lo ha predicato e lo ha testimoniato e proprio nella condizione di crocifisso sacrificato continua ad attirare molti a seguire il suo esempio. – Ma tutto ciò non può rimanere limitato alla sfera emotiva. Si può imparare con pazienza perché diventi stile di vita, come dimostra la graziosa storia di oggi.

Alla fine del terzo secolo apparvero gli eremiti.
♦ Erano gruppi di cristiani che vivevano nelle montagne, al fine di realizzare con più impegno la sequela di Gesù. Vivevano in totale distacco dai beni della terra. Costruivano le loro capanne individuali in cerchio, dove ognuno viveva in totale silenzio, leggendo la Parola di Dio, pregando, facendo penitenze e anche lavorando. Nel mezzo del cerchio c’era la cappella, dove si incontravano più volte nella giornata per la preghiera comunitaria.
♦ Su una montagna c’era un simile eremitaggio. Un giorno, un ragazzo che viveva nelle vicinanze, raccolse nel suo orto una mela molto matura e profumata e la portò ai monaci.
Quando arrivò, bussò alla porta della prima capanna. Apparve il monaco. Il ragazzo gli diede la mela e se ne andò.
Quel monaco era affamato e provò un grande bisogno di mangiare quella mela.
Ma pensò al confratello accanto. Andò, bussò alla porta e gli diede la mela, senza dire nulla, perché era tempo di silenzio.
Anche costui pensò al suo confratello vicino: andò da lui e gli diede la mela in silenzio.
Questi, a sua volta, pensò la stessa cosa e la diede al suo vicino.
Pertanto la mela fece il giro dell’eremo e arrivò di nuovo a colui che l’aveva ricevuta dal ragazzo.
  Questo monaco restò molto emozionato. All’ora della preghiera mostrò a tutti la mela come prova che tra loro c’era carità.
Questi eremiti volevano, attraverso l’amore, continuare la presenza di Cristo nel mondo.
(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

L’esito felice della vicenda dei 12 ragazzi prigionieri e nelle grotte della Thailandia e salvati dal generoso e imponente spiegamento di aiuti nazionali e internazionali ha dimostrato ancora una volta che rendersi utili agli altri è bello, anche a costo della vita. Poiché non c’ amore più grande di colui che dà la sua vita per l’altro. Molti hanno gridato al miracolo. Sì, il miracolo è stato la grande unità di menti, di mezzi tecnici, di disponibilità e soprattutto di cuori per strappare alla morte questi ragazzi. C’è ancora una cosa da chiedere: che tutto questo diventi stile di vita quotidiana!

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