Per vivere la Quaresima

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Pratiche penitenziali per vivere la Quaresima.

La storia di oggi, prima domenica di quaresima, anno B, riporta il brano flash del Vangelo di Marco che parla di Gesù nel deserto, tentato da Satana e servito dagli Angeli. Su Cristo la tradizione cristiana ha poi modellato le proprie pratiche penitenziali.

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (Mc 1,12-15).

Le pratiche penitenziali sono molto care alla grande tradizione biblica, cristiana e patristica della Chiesa e formano quasi una palestra spirituale per realizzare una conversione che raggiunga tutto il nostro essere (mente volontà, cuore) secondo l’invito di san Paolo: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2). Tra esse vi sono il digiuno, la preghiera, l’elemosina, il silenzio, il perdono e racchiudono saggezza secolare ed esperienze di vita collaudate.
Scrive un Padre della Chiesa: «Tre cose rientrano nelle pratiche religiose: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Infatti, con la preghiera si cerca di rendere propizio Dio; con il digiuno si estingue la concupiscenza della carne; con le elemosine si redimono i peccati; e simultaneamente in tutto ciò viene rinnovata in noi l’immagine di Dio…
Questa triplice pratica ha in sé gli effetti di tutte le virtù. E’ essa che fa giungere all’ immagine e somiglianza di Dio e rende inseparabili dallo Spirito santo. Con le preghiere resta integra la fede, con i digiuni la vita si conserva innocente, con le elemosine diventa benigna la mente.
(San Leone Magno, Sermone 12, 4).

Gesù nel deserto rimase quaranta giorni e fu tentato da Satana, ma ne iscì vincitore. L'uomo nel "desero della vita" rimane continuamente tentato: per vincere non può fare a meno di Cristo.
Gesù nel deserto rimase quaranta giorni e fu tentato da Satana, ma ne uscì vincitore. L’uomo nel “deserto della vita” rimane continuamente tentato: per vincere non può fare a meno di Cristo o, addirittura contro di Lui.

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