Pregare come si sa

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio
062a-Romania

Pregare come si sa.

Come bisogna pregare? Risposta immediata: come uno sa. La preghiera è amore e giunge direttamente alla meta. Tantissime sono le testimonianze pratiche  di come Dio, la Madonna o i Santi gradiscono la preghiera fatta con amore: essa incanta e attira irresistibilmente.

Davanti alla Maddona oggi
♦ Domenica 28 febbraio, dopo aver celebrato messa alla Marina di Tropea, ho pensato di fermarmi qualche minuto alla concattedrale, nel centro storico, che è chiesa giubilare: fare il passaggio della porta santa, dire le preghiere necessarie per lucrare l’indulgenza.
♦ Erano le 9,15 del mattino. Nella chiesa, ancora vuota, echeggiava un voce in canto, di cui non comprendevo le parole.
Ed ecco una scena incredibile: ai piedi dell’altare, di fronte al quadro della Madonna di Romania, un uomo cantava a voce alta e danzava, guardando la santa Vergine e rivolgendosi a lei come a persona vivente… Dal fondo della chiesa mi è sembrato un immigrato di colore. Sono rimasto immobile a fare le mie preghiere in silenzio, mentre l’uomo continuava il suo canto e la sua danza.
Ho resistito alla tentazione di scattare una foto (col telefonino); ho messo la mano in tasca per cercare qualche euro (sicuro che l’uomo si sarebbe avvicinato). Invece no: ha continuato la sua preghiera, il suo canto, la sua danza.
Confesso di aver provato una “santa invidia” per come quest’uomo esternava la sua preghiera. Poi sono uscito, portandomi la dolcezza di ciò che avevo visto e acoltato. Si può pregare in tanti modi. Si prega come si sa.
♦ Durante la giornata sono andato in ricerca sul web della storia di un giocoliere che come preghiera offriva alla Madonna i suoi giochi. Una storia sentita sin da piccolo; ma quello che mi ha sorpreso è che la storia è una novella di Anatole France (1844-1924) scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura nell’anno 1921.
(fonte: personale).

Il giocoliere della Madonna di Anatole France
(è riportato l’ultimo passaggio)
[Il giocoliere Barnaba era stato accolto in un monastero. Qui i monaci condividevano il cibo e le gioie spirituali di preghiere, opere e lodi].
♦ Davanti a simile gara di lodi e a tanta bella raccolta di opere, Barnaba si lamentava della propria ignoranza e della propria dabbenaggine: «Ahimè – sospirava passeggiando solo solo nel piccolo giardino senza ombra del monastero – sono proprio disgraziato per non potere, come i miei fratelli, lodare degnamente la santissima Madre di Dio, alla quale ho consacrato l’affetto del mio cuore. Ahimè! Sono un uomo rozzo e senza arte, e non posso fare, per servire la mia Signora, né sermoni edificanti, né delicate pitture, né statue perfettamente modellate!»
Gemeva in questo modo e si abbandonava alla tristezza.
♦ Una sera che i padri si ricreavano conversando, sentí uno di loro raccontare la storia di un religioso che non sapeva recitare altro che l’Ave Maria. Egli veniva disprezzato per la sua ignoranza, ma quando morí dalla sua bocca uscirono cinque rose in onore delle cinque lettere del nome di Maria: si mostrò cosí la sua santità.
♦ Dopo aver sentito questo racconto, accadde che Barnaba non si lamentava piú. Il mattino correva felice alla cappella e vi rimaneva un’ora da solo. Vi ritornava dopo mangiato, badando che la cappella fosse deserta, e vi passava molta parte del tempo che gli altri monaci consacravano alle arti. Una condotta cosí strana risvegliò la curiosità dei monaci. Nella comunità ci si chiedeva perché fra Barnaba si segregasse cosí frequentemente dagli altri.
♦ Il priore, che ha il compito di nulla ignorare sulla condotta dei religiosi, prese la decisione di spiare Barnaba durante le sue solitudini.
Un giorno che quegli era chiuso, secondo il solito, in cappella, il priore, accompagnato da due anziani del monastero, andò a spiare, attraverso le fessure della porta, quello che succedeva nell’interno. Vide Barnaba che, davanti all’altare della Madonna, testa in basso e piedi in alto, faceva il giocoliere con sei palle di rame e dodici coltelli. Eseguiva, in onore della santa Madre di Dio, i numeri che gli avevano fruttato le lodi maggiori.
♦ Non comprendendo che quest’uomo semplice metteva cosí talento e sapere a servizio della Madonna, i due anziani gridarono al sacrilegio.
Il priore sapeva che Barnaba aveva l’anima innocente, ma lo credette impazzito. Si preparavano tutti e tre a portarlo via dalla cappella con la forza, quando videro che la Santa Vergine scendeva i gradini dell’altare e asciugava, con un lembo del manto azzurro, il sudore grondante dalla fronte del suo giocoliere. Allora il priore, prosternando il viso contro la pietra, recitò queste parole:
«Beati i semplici, poiché essi vedranno Dio!»
«Amen!» risposero gli anziani, baciando la terra.
(dal web).

La preghiera è amore e giunge direttamente alla meta. Tantissime sono le testimonianze pratiche  di come Dio, la Madonna o i Santi gradiscono la preghiera fatta con amore: essa incanta e attira irresistibilmente.
La preghiera è amore e giunge direttamente alla meta. Tantissime sono le testimonianze pratiche di come Dio, la Madonna o i Santi gradiscono la preghiera fatta con amore: essa incanta e attira irresistibilmente.
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