Quale Natale con Aleppo negli occhi?

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Quale Natale con Aleppo negli occhi?

Le terribili immagini sulla devastazione di Aleppo e dei suoi abitanti, che da giorni scorrono su tutti i media, ormai si assommano al senso di una assurda impotenza impadronitasi dell’opinione pubblica; il grido di dolore di Papa Francesco, ripetuto in ogni circostanza, non sembra smuovere più di tanto i potenti politici che, invece si rimboccarsi le maniche per trovare obbligatoriamente una via di uscita, si palleggiano le responsabilità … Tutti accusano tutti, mentre si continua a bombardare e a morire.

 Papa Francesco giorni fa ha lanciato il suo doloroso appello: per la Siria una scelta di civiltà; Sì alla pace, no alla distruzione. “Non dimentichiamo Aleppo!” e ha chiesto di fare una scelta di pace per tutti coloro che stanno soffrendo a causa della guerra e della distruzione.
“Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede.
Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria”.
♦ I cristiani nel mondo hanno ancora speranza in quel Bambino che stanno attendendo nel Natale… Ma i cristiani di Siria temono che questo Natale potrebbe essere ancora un Natale di sangue.
La speranza del Natale.
♦ Di fronte ad una situazione di desolazione, di un destino inesorabile senza Dio, il profeta Isaia annuncia la salvezza che viene dal Signore, una salvezza che tutto trasforma, che afferra tutto l’essere umano e lo rigenera.
Con il Natale del suo Figlio Dio entra nella storia per liberarci dalla schiavitù del peccato; pone la sua tenda in mezzo a noi per condividere la nostra esistenza, per guarire le nostre piaghe, per fasciare le nostre ferite e per donarci la vita nuova. La gioia è il frutto di questo intervento di salvezza e di amore di Dio.
Tutti i cristiani sono chiamati a farsi coinvolgere da questa fede e da questa speranza del Natale.
Ci saranno ancora tanti che non accoglieranno il messaggio del Natale, del Dio con noi. Ma quelli che lo accoglieranno diventeranno figli di Dio e veri fratelli degli altri uomini.
Facciamo Natale! Passiamo dalle tenebre alla luce!

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Da “Quanno nascette Ninno” di S. Alfonso.
♥ Cantanno po e sonanno li Pasture
tornajeno a le mantre nata vota:
ma che buò, ca cchiù arrecietto
non trovajeno int’a lu pietto:
a o caro Bene
facevan’ogni poco ò va e biene.

♦ Lo nfierno sulamente e i peccature
ncocciuse comm’a isso e ostinate
se mettetteno appaura,
pecchè a scura vonno stà
li spurtegliune,
fujenno da lo sole li briccune.

Io pure songo niro peccatore,
ma non boglio esse cuoccio e ostinato.
Io non boglio cchiù peccare,
voglio amare, voglio stà
co Ninno bello,
comme nce sta lo voje e l’aseniello.

Nennillo mio, Tu si sole d’amore,
faje luce e scarfe pure o peccatore:
quanno è tutto niro e brutto
comm’a pece, tanno cchiù
lo tiene mente,
e o faje arreventà bello e sbrannente.

Fare Natale è passare dalle tenebre alla luce: ma ci sono tanti che ancora amano le tenebre ed hanno paura della luce!
Fare Natale è passare dalle tenebre alla luce: ma ci sono tanti che ancora amano le tenebre ed hanno paura della luce!
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