Redentore e redenzione

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Redentore e redenzione.

Oggi per i Redentoristi di tutto il mondo è festa speciale: è il SS. Redentore, il titolare dell’Istituto fondato nel 1732 da S. Alfonso M. de Liguori. I suoi missionari hanno percorso le periferie di tutto il mondo per portare l’abbondante redenzione operata da Cristo, ridare una dignità di figli a gente emarginata dalla società e, a volte, anche dalla Chiesa. Forse l’immaginario popolare si ferma sugli aspetti folclorici che porta la festa del Redentore che si esprime in statue colossali. Come non ricordare il Redentore di Rio de Janeiro, quello di Lisbona, quello di Varsavia, quello di Nuoro o quello di Maratea.
Ho cercato storie di redenzione sul web e ho scelto questa. I tempi che stiamo vivendo (l’immigrazione di massa, i gommoni pieni di profughi, il terrorismo, l’emarginazione…) sono condensati in questa piccola grande storia di redenzione che arriva fin dentro al carcere.

Vangelo di questa domenica XVI T.O. C.- Luca 10,38-42
♦ In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Erion (una storia di redenzione)

  • In classe, a scuola, sono sempre stato l’ultimo. Ma non solo l’ultimo perché ero quello che non sapeva le cose, ma proprio l’ultimo fisicamente, con le spalle al muro, e mi ci hanno lasciato per 8 anni.
  • La maestra non si è mai preoccupata di me, mi passava davanti e non mi controllava mai i compiti. E io non capivo, mi dannavo l’anima e me la sono dannata per anni, ripensando all’indifferenza e all’ostilità della maestra.
  • In Albania, ai tempi del comunismo, la mia famiglia era di quelle “segnate”. Mio nonno era stato un anticomunista e per questo era stato ammazzato, e mio zio è stato fucilato in mezzo alla piazza del mio paese.
  • Per il Partito io non contavo, la mia istruzione non interessava a nessuno e così per questo ancora ora mi sento ignorante. Ma mi ha ferito per tanti anni quell’ultimo posto, e il non capire perché.
  • Solo ora l’ho capito, ed è stata una specie di illuminazione. Un’illuminazione che spiega anche la mia fuga dall’Albania, il mio arrivo in Italia, le mie sventure iniziali. In barcone per 3 giorni senza cibo e senza acqua, poi il viaggio in Sicilia, un padrone che mi faceva badare alle pecore e mi dava il pane duro che conservava per il cane, e per bere mi diceva: ”Vedi il fiume? Bevi!”.
  • E poi l’aiuto di un contadino che forse aveva riconosciuto in me il pastore di pecore che ero stato per tanti anni, minacciò di chiamare i carabinieri per il modo in cui venivo trattato, mi prese con sé e mi ha permesso di affrontare i momenti più difficili del mio soggiorno in Italia.
  • Poi sono finito qui [in carcere]. Ma non ho perso il mio sorriso, il mio coraggio, anche se non sempre sono stato trattato bene anche qua, specialmente all’inizio. Io, ricordando da dove vengo, cosa ho passato e dove sono, abbasso la testa e chiedo scusa; fa parte della mia natura. Sto male, divento rosso, ma mi tengo tutto dentro.
  • Ma a parte questo, qui sono cresciuto anche dentro: non sono l’ultimo della classe, qui siamo tutti uguali, qui mi dicono bravo se faccio qualcosa di buono ed è bello sentirselo dire, qui mi do da fare, mi sento parte di una comunità.
  • Non avrei mai immaginato che sarei diventato un uomo in un carcere.

Dal carcere di Siracusa, dove opera la Cooperativa Sociale L’Arcolaio, Erion ringrazia.
(fonte: http://www.legallinefelici.it/)

Forse l'immaginario popolare si ferma sugli aspetti folclorici che porta la festa del Redentore che si esprime in statue colossali. Come non ricordare il Redentore di Rio de Janeiro, quello di Lisbona, quello di Varsavia, quello di Nuoro o quello di Maratea. - Occorre pensare alle persone.
L’immaginario popolare tende a fermarsi sugli aspetti folclorici che porta la festa del Redentore, che si esprime in statue colossali. Come non ricordare il Redentore di Rio de Janeiro, quello di Lisbona, quello di Varsavia, quello di Nuoro o quello di Maratea? – Esse ancora dicono che c’è abbondante redenzione per tutti; nessuno resta escluso.
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