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Ruffa puntualizza sulla tassa di soggiorno

La cifra ricavata si aggira intorno ai 290mila euro. Non era prevista e non poteva essere messa nel bilancio di spesa.

Lucio Ruffa - foto Libertino

Lucio Ruffa – foto Libertino

Lucio Ruffa interviene sulla questione riguardante gli introiti che l’ente comunale ha ottenuto attraverso la tassa di soggiorno, rispondendo in primo luogo a Nino Macrì, che in un suo intervento aveva mosso delle critiche all’operato dell’amministrazione Vallone (clicca qui per leggere l’articolo). L’ex capogruppo di maggioranza ed ex assessore alla Cultura precisa che “la cifra ricavata si aggira intorno ai 290mila euro”. In risposta alle critiche, per  prima cosa Ruffa ricorda come “la tassa di soggiorno è stata istituita a partire dal 1 Gennaio 2013” e che “solo alla data del 31 Dicembre 2013 si è potuto fare il bilancio di quanto sia entrato nelle casse comunali da detta tassa. Per tale ragione, volendo evitare ogni ulteriore considerazione, va da  che questa cifra, non prevista prima e non prevedibile nella sua specifica portata, non poteva per intero e quindi non è stata messa nel bilancio di spesa per questa o quella cosa, per questo o quel servizio (clicca qui per leggere il bilancio). Non risponde al vero, se non in minima parte, quanto riportato nella nota dell’esimio avvocato”. A corroborare quanto affermato, Ruffa aggiunge che “proprio in ragione dell’indubbio importo che da tale tassa ci si aspettava, in un primo momento, nel bilancio di previsione, tenendosi moderatamente e prudentemente bassi, l’importo previsto era stato calcolato per euro 160mila” e che quindi soltanto in un secondo momento, “con la variazione di bilancio, tale importo è stato effettivamente rimodulato per le entrate effettive, pari come dicevo a 290mila euro circa”.

In secondo luogo Ruffa spiega che “Con la tassa di soggiorno non si coprirà nessun buco di bilancio ma, come disposto nell’apposito regolamento da noi redatto in ossequio alle indicazioni provenienti dal testo nazionale, essa servirà a coprire solo spese per il turismo e i servizi turistici”. Per l’anno in corso, l’introito garantito dalla tassa “troverà – prosegue Ruffa – nel capitolato di spesa voci relative alla copertura di buchi in bilancio con gli introiti della tassa di soggiorno”. 

Per questi motivi, rivolgendosi a Macrì, che aveva mosso alcuni dubbi sulla destinazione di queste risorse economiche, Ruffa aggiunge che “allora e solo allora potrà muovere critiche alle scelte dell’amministrazione Vallone, da lui sostenuta senza batter ciglio fino al tradimento finale che tutti conoscono“.

Le osservazioni mosse da Macrì si potrebbero considerare “parzialmente” pertinenti secondo Ruffa soltanto per la scelta dell’amministrazione di non lasciare la città di Tropea al buio. Scelta che ovviamente non è stata fatta, ma per la quale si sono dovuti giocoforza utilizzare “una piccola somma del gettito”  derivante dalla tassa di soggiorno ma solo “perché – come ci tiene a chiarire Ruffa – non c’era copertura sufficiente al pagamento della pubblica illuminazione ed il gettito della Tares, peraltro non ancora e sufficientemente quantizzato per le note vicende e le dinamiche di incertezza che hanno contraddistinto la definizione di questo tributo, e non sufficientemente utilizzabile per adempiere a tale importante pagamento”. Ruffa invita quindi Macrì, qualora egli ritenga “non congrua e illegittima” questa prassi, a muovere “i dovuti rilievi alla Corte dei conti, magari facendo appello a quanto il Regolamento che disciplina a livello nazionale i proventi ricavati dalla stessa, da lui artatamente citato, prevede e recita”.

Passando quindi al coinvolgimento degli operatori nelle scelte su come destinare gli introiti della tassa di soggiorno, Ruffa dichiara che “l’ ex amministrazione Vallone ha sempre dimostrato apertura e volontà di confronto con gli albergatori e gli operatori commerciali coinvolti sin dal principio nelle scelte dell’amministrazione e per i quali un’apposita commissione, prevista peraltro dal Regolamento della tassa di soggiorno, vede gli stessi come protagonisti di dette scelte”.

Le puntualizzazioni
dell’avvocato Macrì
non sono degne di
nessuna considerazione.

Ruffa spiega che se un coinvolgimento non c’è stato sin da subito, con la  nomina dei componenti di una commissione di indirizzo prevista dal regolamento, ciò è dipeso solo per via dell’attesa “di quantificare quanto previsto da tale gettito, unitamente all’improvvisa crisi di governo cittadino, sulla quale il ruolo di attore protagonista dell’avv. Macrì è stato assolutamente rilevante”. Ruffa si impegna quindi a contattare il commissario cittadino per fare in modo che tale commissione sia nominata e inoltre, per dimostrare la sensibilità dell’amministrazione Vallone nei confronti di tale categoria, richiama le modifiche fatte alla tassa (clicca qui per leggere il documento), cioè lo slittamento dal 2012 al 2013 “proprio per venire incontro alle legittime esigenze e ai legittimi rilievi mossi nei vari incontri avuti con la categoria”, oltre che con la riduzione dell’aliquota per i B&B. In conclusione, Ruffa sostiene che “sono da considerare come delle insinuanti fesserie per non dire altro, le affermazioni e le puntualizzazioni dell’avvocato Macrì e come tali non degne di nessun altra considerazione”.


6 febbraio 2014


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