Sale operatorie chiuse

Carenza di personale paralizza da mesi l’Ospedale

Nella struttura si trattano soltanto piccole patologie. Barbalace: “Da oltre due settimane aspettiamo di essere ricevuti dal direttore generale Stalteri”.

Volendo fare una radiografia per fotografare l’ospedale di Tropea sembra che la macchina si sia inceppata. Riproduce la solita immagine di una cattedrale nel deserto, abbandonata a sé stessa. Ad ogni piano ce n’è una. Dagli ambienti decisamente lugubri alle apparecchiature, quelle che ci sono, vistosamente logore, al personale numericamente scarso. E tutti, o quasi, girano intorno alle due sale operatorie chiuse, da mesi, per lavori di messa in sicurezza del gruppo di continuità. Finalmente, da oltre due settimane, sono stati tecnicamente consegnati i lavori. Però, si continua a rimane fermi nel limbo, in attesa di tutti i collaudi necessari al nulla osta. Nel frattempo, i malati del distretto sanitario di Tropea, che abbraccia ben 15 comuni, si limitano a fare scrivere il proprio nome nelle interminabili liste d’attesa degli interventi programmati. I medici, da canto loro, sono costretti ad accogliere ricoveri per diagnosi terapeutiche di soli tre giorni, dato che altro non possono fare. E’ ovvio, che a Tropea, chi più lavora è il 118. Sembra che ci si fermi per avere, semplicemente, il foglio di via. A fare un giro nei singoli reparti non si capisce come si fa a lavorare. Passando dal primo piano, dove a farla da padrone sono i sigilli posti alle sale operatorie, si giunge al secondo. Qui, per la Chirurgia e l’Urologia si continua da mesi a sopravvivere in attesa. Senza poter eseguire interventi chirurgici, si procede solo con trattamenti di un paio di giorni, per gli altri casi tutti a casa, o meglio in altre strutture. Strettamente connessi a questo reparto, si sviluppano le sorti dei pazienti ortopedici. Da oltre cinque mesi, sono stati ultimati i lavori per la ristrutturazione di Ortopedia al quinto piano. Ma, anche questo, rimane chiuso. Così, quando ai bei tempi erano attive le sale operatorie, i pazienti di questo reparto erano sistemati in Chirurgia e Urologia. Ma i problemi non finiscono qui. Le carenze di personale saltano agli occhi. Manca in alcuni reparti, l’assistenza continuativa del personale para medico. Insomma, c’è il rischio che, se si dovesse riuscire a farlo funzionare, non ci sono gli infermieri, che assistono malati e medici. Uno spiraglio di luce sembra, invece, scorgersi per la tanto attesa e necessaria Tac. Al momento pare, infatti, di essere giunti alla fase del sopraluogo degli ambienti deputati ad ospitarla. Altrimenti, si continuerà ad assistere al viatico dei malati a Vibo, con l’unica ambulanza a disposizione. Eppure, secondo quanto stabilito dal Piano sanitario regionale e, in attesa che sia adottato il nuovo atto aziendale, il presidio ospedaliero di Tropea è stato classificato “ospedale per acuti”. Il luogo, cioè, dove si procede alla diagnosi e alla cura del malato. Rientrando in una rete ospedaliera, per i casi complessi, invece, si fa riferimento all’ospedale provinciale di Vibo Valentia. “Non sono a conoscenza di cosa stia succedendo – spiega Franco Barbalace, presidente del distretto sanitario Tropea – da oltre due settimane attendiamo di essere ricevuti dalla dirigenza sanitaria. Eppure, nel Piano sanitario regionale, siamo previsti tra gli organi da ascoltare per le emergenze locali”. A questo punto, i medici e le centinaia di migliaia di utenti attendono un indirizzo concreto per la struttura. Del resto, si tratta di un ospedale che insiste su un territorio esageratamente popolato in questo periodo.

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