Se il chicco di grano muore

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Se il chicco di grano muore.

Anche noi, pur chiamandoci cristiani, non conosciamo in pieno Gesù e lo vorremmo conoscere come i Greci di cui parla il Vangelo oggi. Egli si presenta nel suo stato di passione, che è insieme esaltazione e gloria. La sua morte è come il disfarsi di un chicco di grano seminato nel terreno, che poi si moltiplica nei frutti. Se il chicco di grano muore produce molto frutto. Ecco la logica da seguire. Tutti coloro che vogliono seguire Cristo, accettano questa logica e scelgono di porsi al servizio di Cristo e di camminare al suo fianco offrendo la vita come il seme caduto in terra. – Il pensiero oggi va a quelle storie di tolleranza e di perdono riportate nella letteratura (chi non ricorda il caso di Jean Valjean dei Miserabili?).  E la piccola storia di oggi ci offre ancora uno spunto. – Cinque anni di pontificato di Papa Francesco: tanti semi di gioia e di misericordia per il mondo intero

Dal Vangelo di questa domenica (Gv 12,20-33)
♦ In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».  Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
  La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».
♦ Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

La forza del seme che muore
♥ «Signore, vogliamo vedere Gesù». A questa domanda Gesù risponde con due immagini: quella del chicco di grano che cade in terra per morirvi, e quella dell’Innalzato da terra, che attira tutti a sé. Due immagini contrastanti: l’una allude a un cadere nella terra, l’altra a un essere elevato dalla terra. Eppure, è proprio all’incrocio di questi due movimenti che si rivela la bellezza del mistero di Gesù. È nell’umiliazione della sua morte che egli viene glorificato; è nel suo cadere a terra che egli produce il frutto della nostra comunione: attratti a lui, veniamo attratti gli uni verso gli altri. Siamo noi il terreno nel quale il seme deve cadere e morire per portare frutto.

Ecumenismo del sangue nei semi caduti in terra, sacerdoti uccisi
♥ Era il 24 marzo 1980, quando l’Arcivescovo di San Salvador, il Beato Oscar Arnulfo Romero (prossimo santo), veniva ucciso mentre celebrava la Messa. Prende spunto da questo tragico anniversario la celebrazione della Giornata di preghiera e digiuno dei missionari martiri del 24 marzo. Di quanti, cioè, nell’annunciare Cristo non hanno guardato al proprio interesse o alla sicurezza personale, ma hanno offerto la vita per far giungere a tutti la Parola di salvezza. Questa Giornata viene celebrata in tutte le chiese, affinché i fedeli si sensibilizzino verso quanti rischiano ogni giorno la propria incolumità per servire il Regno di Dio.
Questa ricorrenza è occasione per tutti per dare una testimonianza concreta ai missionari impegnati in Paesi dove la fede cattolica è perseguitata, ostacolata o semplicemente ignorata.

♥  Non serve andare lontano, basti considerare quanto è avvenuto il 27 luglio 2016 a Saint-Etienne-du-Rouvray in Normandia ( Francia), con l’uccisione di Padre Jacques Hamel, da parte di terroristi fondamentalisti, per capire quanto i missionari e chi annuncia Cristo si espone in prima persona, perché l’annuncio dell’amore di Dio desta sempre reazioni contrastanti. Ci giunge notizia che «Nel mondo dall’inizio del 2017 dopo Pedro Gomez Bezzerra, Paraiba, Brasile, è l’undicesimo sacerdote assassinato» (L’Osservatore Romano, 28 agosto 2017).
♥ ♥ Ai numerosi sacerdoti uccisi specialmente in Medio Oriente, nei Paesi martoriati come la Siria e l’Iraq, si aggiungono religiosi, religiose, e molti laici, soprattutto, catechisti e operatori pastorali o impegnati nella carità. Senza dimenticare quell’ecumenismo del sangue che unisce cattolici, ortodossi, protestanti nel nome di Cristo davanti ai persecutori. (Nicola Gori)

5 anni di pontificato di Papa Francesco. – Primo Papa proveniente dalle Americhe; primo gesuita Vescovo di Roma, ma soprattutto il primo Papa ad aver scelto il nome di Francesco, dopo San Francesco di Assisi (1181-1226), che dedicò profondo amore per la natura e per tutti gli esseri viventi sulla “Sorella Madre Terra”. – Vangelo della gioia e della Misericordia i tratti caratteristici di questi 5 anni di Papa Francesco, semi per un futuro nuovo per l’umanità.

Condividi l'articolo