Sete di acqua, sete di Dio

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Sete di acqua, sete di Dio.

Gesù esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». (Giovanni 7,37-38) – In questi giorni la paura di restare senza acqua sta facendo riflettere molte amministrazioni civiche su come affrontare una emergenza che sta alle porte e su come gestire il bene prezioso e fondamenta dell’acqua. Ma la sete di acqua diventa segno di sete di Dio, intesa anche come sete di rispetto del creato e dei doni di Dio per il bene comune. Nel 2011 c’è stato un referendum sulla privatizzazione dell’acqua: per fortuna la privatizzazione fu respinta. Ma non si può proprio dire che è cresciuto l’apprezzamento e il rispetto di questo grande dono di Dio. – Ecco alcuni spunti di riflessione offerti a suo tempo dalla Chiesa italiana.

Acqua: dono di Dio e bene comune
1) L’acqua è uno dei grandi doni della creazione, tramite i quali Dio dona la vita a tutte le sue creature. Non a caso, gran parte delle religioni dell’umanità vede in essa un segno della presenza del Mistero e un simbolo di purificazione e rinascita. Lo stesso tempo pasquale invita a vivere alla luce del Risorto, scoprendolo come “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4, 14).
2) Noi stessi, come tanti altri esseri viventi, siamo fatti in gran parte d’acqua e dipendiamo dal suo continuo ciclo. L’acqua è quindi essenziale per la vita delle persone e l’accesso ad essa costituisce un “diritto universale inalienabile” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485; cf. anche Caritas in Veritate n. 27).
3) “Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all’acqua” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.484), ma la fruizione di tale diritto resta preclusa a un gran numero di esseri umani, ponendo un grave problema di giustizia. Un quarto della popolazione del pianeta, infatti, non ha accesso ad una quantità minima di acqua pulita, mentre oltre 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, determinando anche la diffusione di gravi malattie endemiche.
4) “Acqua, dono di Dio e bene comune” diventa un invito ad adottare stili di vita e comportamenti che tutelino questo prezioso bene comune, garantendone la disponibilità per tutti e per riscoprire lo sguardo di San Francesco, che chiamava l’acqua “sorella”.

Stili pratici di vita amici dell’acqua
5) L’acqua è un bene prezioso e la sua accessibilità è limitata; dobbiamo quindi imparare ad usarla con sobrietà e senza spreco.
6) Occorre attenzione anche nella scelta dei prodotti che mangiamo e che indossiamo, preferendo quelli che richiedono meno acqua per la produzione.
7) È importante privilegiare l’uso dell’acqua del rubinetto, che è buona, controllata, comoda e costa poco. Il suo impatto ambientale è limitato anche perché non richiede né involucri in plastica, né trasporti inquinanti.

Un diritto da tutelare
8) La possibilità di usare l’acqua del rubinetto richiede necessariamente che ne sia garantita la qualità da parte delle diverse autorità a ciò preposte. Una puntuale vigilanza in tal senso è parte della pratica di custodia del Creato cui sono chiamati i cristiani.
9) “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale”. La distribuzione dell’acqua ha dei costi, ma su di essa non si può fare profitto in quanto il diritto al suo uso si fonda sulla dignità della persona umana e non su logiche economiche (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485).
L’acqua è quindi un vero bene comune, che esige una gestione comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto.
10) Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a bene economico. L’acqua va salvaguardata come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile.

Vivere l’acqua
11) “E mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che da frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”. (Apocalisse, 22, 1-2).
Come cristiani siamo invitati a partecipare nello Spirito alla vita della nuova creazione, anche nella preghiera. Contempliamo l’acqua come un segno di quell’amore vivificante che Dio offre ad ognuno di noi ed alla famiglia umana.
(dal Manifesto firmato dalle diocesi d’Italia, 2011).

In questi giorni la paura di restare senza acqua sta facendo riflettere molte amministrazioni civiche su come affrontare una emergenza che sta alle porte e su come gestire il bene prezioso e fondamenta dell’acqua. Ma la sete di acqua diventa segno di sete di Dio, intesa anche come sete di rispetto del creato e dei doni di Dio per il bene comune.

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