Storia di pentimento e di conversione

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Storia di pentimento e di conversione

Don Maurizio Patriciello, parroco di frontiera a Caivano, nel contenitore di Rai 1 “A Sua Immagine” in “Le ragioni della speranza” andato in onda su Rai1 sabato 30 settembre alle 17.15, ha intervistato l’ex mafioso Santino Di Matteo, coinvolto nelle stragi di Capaci e via D’Amelio, oggi collaboratore di giustizia. Uno uomo che, come sottolineato da Don Patriciello, si è macchiato le mani di sangue, ma che ha deciso di risalire in maniera faticosa la china, allontanandosi dal peccato dopo la sua conversione. Spiega Di Matteo: “Ho incontrato un sacerdote che si è rivelato per me un vero amico, un fratello e un padre allo stesso momento. Risalendo negli abissi in cui ero caduto, il cielo diventa sempre più limpido.”

A 25 anni dalla strage di Capaci, il pentito Santino Di Matteo ricorda il suo ruolo: “Presi con Bagarella degli accordi, avevo un fuoristrada e ho portato un bidone di polvere esplosiva a Capaci.
Se avessi detto di non essere d’accordo, avrei fatto la fine degli altri: sapevo che sarebbe accaduto qualcosa ma non sapevo quando; la notizia della strage mi è stata comunicata da La Barbera in piazza.”

“Il mio pentimento ha salvato delle vite”
♦“Mi ero reso conto che la mafia aveva perso il controllo ancor prima delle stragi, ma già con omicidi eccellenti che erano avvenuti in precedenza. A farmi diventare collaboratore di giustizia è stato il cuore, che bruciava a me e a quelli come me vedendo quello che stava succedendo, comprendendo come la ragione stesse dall’altra parte rispetto a dove ci trovavamo noi.
Il cuore mi ha spinto a fare del bene, anche se ovviamente per alcune persone non posso essere perdonato. Ma nei riguardi delle persone e di Gesù Cristo ho fatto il mio dovere, salvando vite umane e soprattutto fermando la macchina criminale, che era diventata una vera macchina da guerra. Senza le mie testimonianze, ancora altri sarebbero morti.”
♦ Dopo il pentimento, il figlio di Santino Di Matteo viene rapito e tenuto prigioniero 779 giorni, negli ultimi 6 mesi in un casolare a San Giuseppe Iato, in cui il bambino sarà strangolato e poi sciolto nell’acido. Il prezzo più alto da pagare per un padre.

Fu brusca il carnefice del piccolo Giuseppe
♦ Fu Giovanni Brusca a decidere la sorte del piccolo Giuseppe, nonostante il bambino avesse un rapporto paterno con lo stesso Brusca. “Con l’assassinio di mio figlio la mafia e Riina hanno toccato il fondo, colpendo un bambino. Quello è stato il colpo più basso.”
La conversione è stata successiva: “E’ il frutto di un lavoro durato anni. Io parlo ancora spesso con mio figlio, ha perso la vita da innocente ma per me è vivo e gli voglio ancora un bene da morire.”
Il ricordo di Don Maurizio Patriciello è del passo del Vangelo in cui il padre chiede ai due figli di andare a lavorare nella vigna: il primo disse di no ma poi andò, il secondo disse di sì ma non andò. In questo modo viene spiegato come il pentimento e le azioni, se sincere, vengono accolte dal perdono di Dio anche se in precedenza si è fatto del male.
E Santino Di Matteo, nonostante una storia di mafia durissima da ricordare, resta protagonista e artefice del suo nuovo destino con il suo pentimento.

(fonte: ilsussidiario.net, 1 ottobre 2017).

Don Maurizio Patriciello, presentando questa incredibile storia, ha detto che Santino Di Matteo si è macchiato le mani di sangue, ma che ha deciso di risalire in maniera faticosa la china, allontanandosi dal peccato dopo la sua conversione.  E il pentito Di Matteo confida: “Ho incontrato un sacerdote che si è rivelato per me un vero amico, un fratello e un padre allo stesso momento. Risalendo negli abissi in cui ero caduto, il cielo diventa sempre più limpido.” – Così, nonostante una storia di mafia durissima da ricordare, Santino Di Matteo resta protagonista e artefice del suo nuovo destino con il suo pentimento e la sua conversione.
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