Storia di terremoto e preghiere

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Storia di terremoto e preghiere.

In questa nuova ondata di terremoti sul web sono apparse invocazioni e preghiere per prendere e infondere coraggio. In verità, ogni località d’Italia ha i suoi celesti Protettori che vengono invocati nelle tristi circostanze. – Ecco una storia molto bella raccontata da una insegnante ed educatrice ai suoi alunni con l’umiltà di chi sa che i nostri antichi non disarmavano neanche in questi terribili frangenti.

 È il primo febbraio del 1796 e ad Arezzo, proprio nel pieno dei festeggiamenti del Carnevale, ci sono alcune scosse di terremoto. Per tanti giorni gli eventi tellurici proseguono, tanto che dal primo al dieci di febbraio si registrano trenta scosse.
♦ La mattina del 5 febbraio arriva una scossa talmente violenta (sembra di magnitudo 5.5) che fa perfino battere alcuni rintocchi alla campana della torre civica della città.
Dalla terra si sentono provenire forti fragori, si vedono bagliori di fuoco notturno (probabilmente luci telluriche) e le acque del fiume Arno diventano torbide.
♦ Sono giorni difficili, il terrore serpeggiava ovunque e qualcuno inizia a pensare ad una punizione divina per i peccati commessi. Così, in preda alla paura, si sospendono i festeggiamenti del carnevale e vengono fatte delle processioni per le vie di Arezzo.

♦ Vicino Porta San Clemente c’è l’Ospizio della Grancia della Congregazione camaldolese, a cui è annessa una cantina. Qui i monaci distribuiscono il vino alle persone più povere della città.
Su una parete della cantina vi è, murata, un’immagine di terracotta invetriata raffigurante la Madonna di Provenzano (venerata già a Siena, anche da santa Caterina). La figura, annerita dai tanti fumi, è collocata vicino ad un fornello utilizzato per il riscaldamento della stanza e per la cottura dei cibi.
♦ In questo locale vi lavora la cantiniera Domitilla Bianchini. Sono circa le 16.30 del 15 febbraio 1796 e Domitilla si trova lì, con altri tre avventori (i calzolai Antonio Tanti, Giuseppe Brandini e Antonio Scarpini).
Tutti e quattro parlano, preoccupati ed impauriti, delle scosse di terremoto che sembrano non finire mai ed in particolare sono terrorizzati dall’ultima che si è fatta sentire, fortissima, alle tre del mattino di quella stessa notte.
Mentre sono intenti a discutere, Antonio Tanti dice: “Voglio accendere il lume alla Gran Madre di Dio. L’ho acceso altre sere, lo voglio accendere anche questa sera”. L’uomo prende la lucerna, l’accende e la mette sotto l’immagine della Madonna, iniziando, insieme agli altri due avventori e alla cantiniera, a recitare delle preghiere per chiedere la fine del terremoto.
Improvvisamente, l’immagine cambia colore e si accende di luce propria. Il colore che la ricopre, da giallo scuro si tramuta in un bianco splendente e la Madonna emana bagliori così forti “come se avesse sul petto diamanti e rubini”.
I quattro, pieni di stupore per quel che stanno vedendo, spostano la lucerna, per controllare che non sia questa a creare quel meraviglioso effetto ottico.
Ma no. Non è la lampada. Anche senza quella luce, l’immagine continua a brillare.
Quando l’immagine cessa di risplendere, la patina scura che l’aveva ricoperta fino a quel momento è scomparsa, restituendole l’originale aspetto limpido e pulito.
Strapieni di commozione, i quattro testimoni diffondono la notizia per tutta la città. Nel giro di poche ore, la cantina si riempie di persone desiderose di vedere la miracolosa immagine con i propri occhi.

  Da quel momento, gli aretini, che interpretano l’accaduto come un segno dell’amore e della protezione di Maria, ribattezzano l’immagine “Madonna del Conforto”.
E (sarà il caso) a partire da questo fatto, le scosse di terremoto cessano del tutto e la vita, ad Arezzo, torna alla normalità.
  Nei giorni successivi, tutta la zona di Arezzo vide un buon numero di guarigioni di persone ammalate (sarà il caso). Tra i tanti episodi, guarirono due uomini colpiti da paraplegia, guarì una bambina rachitica, una ragazza cieca e due donne affette da convulsioni.
  E così stamattina, ai ragazzi, nel messaggio del buongiorno su WhatsApp, ho scritto: ” Buona giornata con tutto il cuore e che la fiducia in Dio sia con noi!”.
(Fonte: www.intemirifugio.it).

Terremoti che sembrano azzerare ogni storia, migranti che arrivano in quantità e cercano rifugio in ogni dove... A volte la nostra terra si rivela davvero una Valle di lacrime. Eppure, la fede resta l'unico baluardo a resistere: “Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra a un certo punto può andare in frantumi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E la fede che ci portiamo dentro, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti” (cf Haruli Murakami, scrittore giapponese).
Terremoti che sembrano azzerare ogni storia, migranti che arrivano in quantità e cercano rifugio in ogni dove… A volte la nostra terra si rivela davvero una “valle di lacrime”. Eppure, la fede resta l’unico baluardo: “Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra a un certo punto può andare in frantumi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E la fede, che ci portiamo dentro, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti” (cf Haruli Murakami, scrittore giapponese).
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