Storie di migranti, storie di speranza

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Storie di migranti, storie di speranza.

Lo scorso 21 febbraio 2017 Papa Francesco ha dato speciale udienza a rappresentanti di migranti in fuga per trovare speranza e donarla a loro volta. Una coppia in fuga dall’Eritrea, una donna emigrata dal Perù in Cile e una famiglia di italiani divenuti imprenditori di successo in Canada hanno portato stamane la loro testimonianza nella Sala Clementina del Palazzo apostolico in Vaticano, raccontando a Papa Francesco esperienze di vite in continuo movimento.  – Ecco la storia di Ofelia Cueva, una donna emigrata dal Perù in Cile. 

E’ una storia di migrazione a lieto fine quella vissuta da Ofelia Cueva, peruviana che vive in Cile da venti anni. Essa ha ricordato:
♦ «Ero una professoressa, quando nel 1997 ho lasciato il mio paese per andare a lavorare come collaboratrice domestica a Santiago. Siccome i proprietari non mi permettevano di restare a casa nei fine settimana, trascorrevo il tempo leggendo libri nelle stazioni della metropolitana. Un sabato in cui faceva molto freddo, vedendo tanti migranti nel metro, ho deciso organizzarmi per occuparmi di loro nei week end».
♦ Proprio come il santo vescovo Giovanni Battista Scalabrini, che ebbe l’ispirazione per la sua missione in una stazione ferroviaria milanese, anche quella di Oferlia “migrante con i migranti” è stata un dono della provvidenza divina, perché il giorno seguente nella parrocchia scalabriniana della capitale cilena il sacerdote che coordinava la pastorale dei migranti le ha affidato la direzione degli alloggi del nuovo centro integrato di attenzione ai migranti (Ciami) che i missionari stavano avviando a Santiago.
Ha aggiunto la signora Ofelia:
«E così dal marzo 2000 lavoro al Ciami per offrire alloggio, cibo, assistenza giuridica, formazione professionale, collocamento lavorativo e accompagnamento psicologico e religioso. In diciassette anni abbiamo accolto più di ottantamila donne emigrate in Cile e più della metà di loro grazie al nostro centro hanno trovato un lavoro stabile».
(fonte: cf Osservatore Romano 21 febbraio 2017)

Padre Marcio Toniazzo, direttore del cileno Catholic Migration Institute (INCAMI = CIM), che lavora con i migranti fa anche parte del rifugio dove lavora Ofelia, ha detto:
«Ofelia è da 17 anni che lavora con noi, è la madre del rifugio, è la responsabile per l’alloggio, il ristoro e la scuola. Lei ha attraversato quello che oggi vivono tutti i fratelli che vengono a Cile; lei li guida aiuta e insegna loro».
Il sacerdote ha aggiunto che Ofelia è arrivata come migrante in Cile e non aveva dove andare, né gli strumenti per cercare lavoro. Ma alla fine, è stata ricevuta al rifugio per i migranti, ed ora Ofelia fa il suo lavoro con tanto amore e affetto: “Io conosco la situazione di un migrante a cui manca la casa, la famiglia, i costumi, le date importanti. Il migrante ha bisogno di sostegno, io li capisco e dico loro che è un grande sacrificio che si fa per la stessa famiglia. Uno non lascia il suo paese perché lo vuole, ma per una ragione, e la ragione è la famiglia”. (dal sito della Curia di Santiago del Cile).

Ofelia Cueva, peruviana che vive in Cile da circa venti anni, ha raccontato a papa Francesco la sua testimoniaza di immigrata, che ora si prende cura di tanti fratelli e sorelle che arrivano in Cile:lei li guida e li aiuta a trovare lavoro.

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