I Mattanza al Tropea Film Festival

Musica e cinema per la Calabria

Presenti alle serate di inaugurazione e chiusura.

Rilevate nuove tracce d’arte al Tropea Film Festival che, per la terza edizione, si arricchisce della presenza musicale del gruppo etnofolk calabrese I Mattanza, capitanato dal leader Mimmo Martino.
Durante le serate del 17 e del 23 agosto 2009, rispettivamente inaugurazione e finale della manifestazione, la band si esibirà dal vivo nella splendida cornice del Teatro del Porto, intervallando il ricco programma delle due serate e regalando agli astanti momenti musicali di straordinario spessore artistico.
Il cinema, dunque, accoglierà entusiasticamente l’inseparabile sua sposa, la musica, in un meraviglioso teatro all’aperto sovrastato dal velluto scuro della notte tempestato di stelle e circondato da un mare quieto e maestoso che avvolge. Il cielo sopra le nostre teste, il mare sotto i nostri i piedi, l’Arte di fronte ai nostri occhi e dentro i nostri cuori: un passepartout per le emozioni.
E’ un rapporto – quello tra cinema e musica – molto stretto, probabilmente per la natura stessa di entrambi i linguaggi, intrinsecamente progressivi e ritmici e finalizzati a condurre per mano il fruitore nell’abisso dell’emotività e del sentimento in cui è dolce e impagabile perdersi.
I suoni dell’immagine e l’immagine dei suoni, insieme. Infiniti. Un interscambio necessario e magico che fluido scorre navigandoci in mondi di sogno che, spesso, non sappiamo ma attraverso i quali ci conosciamo. E’ questo il Tropea Film Festival, questo sono I Mattanza, questa è l’Arte: raggi di vita che riceviamo in dono al fine di far risplendere di luce più intensa e ‘calorosa’ il sole che ci splende dentro. Cosa potreste chiedere di più popolo di Tropea, popolo di Calabria e abitanti della Terra tutti?
Il sodalizio in atto vuole anche essere celebrazione e riflesso di due realtà culturali fortemente rilevanti sul territorio calabrese, troppo spesso citato e ricordato per tutto ciò che è antitetico all’esperienza artistica. Il Tropea Film Festival, giunto ormai alla terza edizione e proiettato in volo verso altrettante inquantificabili appassionanti avventure, e il gruppo Mattanza, presente sulla scena musicale del meridione (e non solo) da molte lune ormai, sono testimoni e promotori di una Calabria culturalmente attiva e non dormiente e/o spenta sotto le macerie dell’abbandono e della dimenticanza. Una Calabria che vuole fortemente se stessa e per se stessa e, in cotal costruttivo e orgoglioso egoismo, potersi dare a tutto e tutti con desiderio e genuinità e dovunque va restare pur andando via.
Da oltre trenta anni il ‘CapoMattante’ Martino, fondatore e leader della band, porta avanti con appassionato impegno un lavoro di ricerca artistica della tradizione orale e musicale calabrese finalizzata a valorizzare antichi saperi, un processo conoscitivo ininterrotto fondato su testimonianze reperite “sul campo” – ovvero ascoltate direttamente dagli anziani girando di paese in paese e di piazza in piazza – e sul recupero di testi appartenenti alla letteratura popolare calabrese e siciliana. Ne consegue l’ibridazione di un linguaggio verbale-musicale semplice e immediato capace di trasmettere sentimenti forti, semplici e veri. Un lavoro nobile quanto arduo che, sublimandosi in narrazioni melodiche, restituisce a un popolo ciò che gli appartiene. Che sempre gli è appartenuto.
Il popolo dei Calabresi che spesso contempla ignaro ciò che è stato, che guarda ma senza vedere, ancorato all’amarezza dell’oggi e sopraffatto da quei processi di massificazione in cui l’identità si disperde andandosi a sommare all’ennesimo strato di un tutto indefinito e incerto.
O semplicemente distratto da sé.
Il ‘progetto Mattanza’ ha come fine primo e ultimo quello di ascoltare e raccontare storie: storie del passato, che sono storie di sempre poiché storie di vita, dando nuovo lustro all’arte dei cantastorie, vessillo di una tradizione antichissima.
L’arte della narrazione, la musica, il canto, la danza e il teatro diventano strumenti per l’elaborazione creativa della realtà, strumenti destreggiati – in passato – con ingegno da abili novellieri, e grazie ai quali la memoria dei popoli nasceva, acquistando consistenza laddove questi maturavano una coscienza dei valori che li contraddistingueva. Poi è venuto il cinema.
Un tempo troppo lesto nel suo incedere rischia di cancellare la memoria irrimediabilmente, ma la passione e la oltrevisione che contraddistinguono un artista diventano l’anticorpo di questo ‘male’.
I Mattanza e loro fatiche artistiche e il Tropea Film Festival sono quell’anticorpo.

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