Suora del sorriso, martire beata

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Suora del sorriso, martire beata.

Celebrata in India la beatificazione della martire Suor Rani Maria Vattalil, religiosa della congregazione delle suore clarisse francescane. Sabato 4 novembre il suo martirio, messo in atto da coloro che la odiavano per la sua azione caritativa ed evangelica verso i poveri, è stato solennemente riconosciuto dalla Chiesa. Uccisa da un sicario con cinquantaquattro pugnalate. si spense ripetendo più volte il nome di Gesù. Il rito della beatificazione è stato presieduto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco, a Indore (India).

La vita
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Suor Rani Maria era nata a Pulluvazhy, nella diocesi di Ernakulam-Angamaly, in Kerala (India), il 29 gennaio 1954, da genitori cattolici di rito siro-malabarese. Fu battezzata con il nome di Mariam nella locale parrocchia di San Tommaso il 5 febbraio 1954.
Fin da piccola manifestò un’indole incline alla preghiera, allo studio e alla laboriosità. Il 3 luglio 1972, a Kidangoor, fece il suo ingresso nella congregazione delle clarisse francescane, istituto religioso a cui era appartenuta sant’Alfonsa dell’Immacolata Concezione Muttathupadathu, la prima santa canonizzata dell’India.
♦ Dopo aver compiuto il postulandato e il noviziato, emise la prima professione religiosa il 1° maggio 1974. L’anno successivo venne inviata nella missione dell’India settentrionale dove passò il resto della sua vita. Emise la professione religiosa perpetua il 22 maggio 1980.
Nel maggio 1983 venne trasferita nella località di Odgadi, in diocesi di Satna, dove iniziò a lavorare più specificamente per il benessere materiale e spirituale degli abitanti dei villaggi.
Nello svolgimento dell’apostolato, si adoperò con particolare zelo in favore dei bambini abbandonati e delle donne, alle quali indicava la dignità della figura femminile all’interno della Chiesa. Predilesse gli oppressi e gli emarginati. Suo intento fu lenire le sofferenze, consolare i cuori, offrire la pace, formare le coscienze, promuovere la giustizia, difendere la verità, intendendo con ciò «nutrire i poveri dell’amore di Cristo».
Trovava nella preghiera incessante la forza per superare ogni tipo di ostacolo.
La sua spiritualità francescana, profondamente cristocentrica, si esprimeva nel motto: «Gesù a tutti e tutto a Gesù»

♦ Nel maggio 1992 venne inviata in quella che fu la sua ultima destinazione, il convento Dimora dell’amore di Udainagar, nella diocesi di Indore, accolta con grande entusiasmo dalle consorelle. Anche qui col suo arrivo ci fu un notevole incremento dell’attività missionaria.
♦ Tra le attività promosse da suor Rani in questo periodo della sua vita ci fu la creazione di cooperative di risparmio, per il prestito di danaro senza interessi.
Questa evangelica azione di promozione umana attirò su di lei l’odio degli usurai, che in questo modo non potevano più vessare i bisognosi.
Suor Rani Maria divenne ben presto oggetto di minacce, ma la sua considerazione su quanto le sarebbe potuto accadere era semplicemente questa: «Chi si prenderà cura dei poveri, se noi religiosi abbiamo timore? Non sono anche essi figli di Dio?».
Le difficoltà pertanto non la intimidirono ma la resero più consapevole della missione di cui il Signore l’aveva investiva: «Ho la forte convinzione di essere stata scelta per i poveri e gli oppressi. Sono felice di lavorare per loro, perché sono anche essi figli di Dio, nostri fratelli e sorelle».
Il martirio
♦ L’ostilità contro suor Rani Maria si acuì ulteriormente allorché riuscì a far uscire dal carcere alcuni cattolici, caduti vittima di una trappola. I suoi nemici decisero quindi di sbarazzarsi di lei e misero in atto il loro diabolico piano.
Per la sua uccisione si scelse un occasione “pubblica”, con un fine palesemente intimidatorio per i cristiani, e cioè il viaggio che la religiosa aveva programmato di compiere in pullman.
♦ Suor Rani Maria, colpita a morte mentre era seduta al suo posto, morì invocando ripetutamente il nome di Gesù. Il suo corpo trafitto da cinquantaquattro pugnalate fu abbandonato al bordo della strada.
La notizia della sua uccisione si diffuse rapidamente e provocò sgomento e commozione. Migliaia di persone, anche non cattoliche, si recarono a rendere omaggio alla salma.
Le esequie furono celebrate nella cattedrale di Indore il mattino del 27 febbraio 1995 con la partecipazione di diversi vescovi e un gran numero di sacerdoti. Al termine si formò un corteo funebre che percorse circa cento chilometri, da Indore ad Udainagar, a cui partecipò una gran folla di persone di ogni età.
Il perdono
Il martirio di suor Rani Maria ebbe come evangelico epilogo il perdono dell’assassino da parte della mamma, dei familiari e delle consorelle, come ideale prolungamento delle tante opere di misericordia operate in vita dalla religiosa.
Madre e sorella dei poveri, apostola del perdono, Rani Maria aveva concluso la sua missione terrena fidandosi unicamente di Dio: «Padre, io sono debole e non appartengo al mondo degli eroi; aiutami a comprendere che tu ti servi di ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Benedici i miei umili sforzi, sicché io possa dare gloria al tuo nome con la mia vita».
(fonte: L’Osservatore Romano 3 e 4 novembre 2017).

Celebrata il 4 novembre 2017 in India la beatificazione della martire Suor Rani Maria Vattalil, religiosa della congregazione delle suore clarisse francescane, uccisa nel 1995 da un sicario fanatico indù di nome Samundar Singh, che all’epoca aveva 22 anni. I genitori hanno perdonato l’assassino, anzi lo hanno adottato mentre era in carcere. Anche lui ha atteso con trepidazione questa celebrazione. La mamma di suor Rani Maria ha detto a Samundar Singh: “Tu sei mio figlio. Sono contenta che tu sia venuto”.
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