Il “Codice Romano Carratelli”

Il video della presentazione al “Premio Tropea”

La memoria calabrese nel documento scoperto dal bibliofilo tropeano

Tropea Tratta dal "Codice Romano Carratelli" - foto Stroe
Tropea Tratta dal “Codice Romano Carratelli” – foto Stroe

La Calabria presenterà nel 2014 due istanze di tutela all’ UNESCO, l’ong che si occupa di preservare la storia, l’arte dei popoli, nonché le bellezze naturali di tutto il mondo, la prima riguarda la Varia di Palmi, la seconda il “Codice Romano Carratelli”.
Ad annunciare la novità sul Codice, è l’assessore regionale Mario Caligiuri che, il 18 ottobre scorso in conferenza stampa, ha dato la piacevole notizia della richiesta di tutela in relazione al programma dell’UNESCO “Memoria del Mondo”.
Il codice appartiene al suo scopritore, lo studioso, nonché appassionato bibliofilo, Domenico Romano Carratelli, secondo il quale “il bello deve essere patrimonio di tutti ed era un obbligo morale mettere il codice a disposizione della Regione”.
L’opera, risalente alla fine del 1500, è la raccolta di una serie di tavole, finemente decorate ad acquarello, che ritraggono e consegnano alla storia il litorale calabro dell’epoca in cui il Vice Re di Napoli, commissionò l’opera, pervenuta in perfette condizioni, al fine di poter riorganizzare e migliorare le fortificazioni e le difese costiere, che sul litorale calabrese sono state messe a dura prova, in quel periodo, a causa della minaccia turca. Per tali ragioni, il codice racconta, a mezzo di una fine arte pittorica e di una doviziosa serie di descrizioni manoscritte, la storia architettonica, paesaggistica e culturale della nostra terra.
«Questo è solo il primo passo che compiamo per valorizzare questo documento nella consapevolezza che quello che facciamo per far conoscere la Calabria di ieri, significa vivere bene quella di oggi per preparare quella di domani e gli studenti saranno tra i primi fruitori e divulgatori di questo documento.- afferma Caligiuri in conferenza stampa- Il codice ci consente di fornire un quadro quanto mai completo del sistema costiero della Calabria, che credevamo perduto per sempre».
A sostenere l’iniziativa vi sono, inoltre, personalità di spicco del settore, quali il Presidente del Club Unesco Catanzaro Teresa Gualtieri, il Presidente Fai Calabria Anna Lia Paravati, il direttore del sistema bibliotecario vibonese Gilberto Floriani e la bibliofila Teresa Saeli.
Il codice rappresenta «una preziosissima testimonianza della grandezza culturale della nostra regione, che da terra che importa cultura diventa terra che esporta cultura», conclude Caligiuri, forse dimenticando che la nostra terra ha esportato cultura, dalla filosofia alle matematiche, da tempi immemori, che certamente non si misurano in secoli, bensì in millenni e che dunque, la Calabria non ha bisogno di diventare terra che esporta cultura, ma deve semplicemente continuare ad esserlo, mantenendo alti gli standard culturali che ha raggiunto in ogni tempo.
Queste due audaci richieste di tutela all’UNESCO devono essere, però, per il popolo calabrese, e di conseguenza per i suoi rappresentanti politici, un chiaro segno di cambiamento dei tempi, perché non si può pensare di tutelare il territorio, l’arte e la cultura solo con risorse locali ed al più nazionali, ma bisogna guardare agli enti sovrannazionali, che dispongono di mezzi e risorse per garantire ai nostri figli di poter ammirare le bellezze di cui i nostri occhi hanno potuto godere.
Chissà se un giorno vedremo fra i patrimoni dell’UNESCO anche la nostra rocca di Tropea.

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