Un alpino tra i beati

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Un alpino tra i beati.

A Vigevano, in provincia di Pavia, sabato scorso, Teresio Olivelli è stato proclamato beato. Ufficiale degli Alpini nella campagna di Russia e poi partigiano cattolico, è morto nel campo di sterminio di Hersbruck a 29 anni il 17 gennaio 1945. Gli era stata offerta la possibilità di salvarsi, ma egli scelse di stare con i compagni: «Non posso lasciarli soli, vado con loro».
Alla celebrazione ha assistito una folla di circa 4mila fedeli nel Palasport della città. La causa di beatificazione, iniziata nel 1987, si è conclusa con il riconoscimento del suo martirio. Un «combattente» della carità: così lo ha chiamato Il cardinale Amato che ha presieduto il sacro rito.

Teresio Olivelli ha raggiunto l’onore degli altari e la sua memoria liturgica è fissata per il 16 gennaio, giorno del suo Battesimo. Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha dato lettura della Lettera apostolica con cui papa Francesco ha iscritto nell’Albo dei beati il «laico martire» ucciso dai nazisti nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck, dove ha dato la testimonianza suprema difendendo «i deboli e gli oppressi fino al dono della vita».
♦ Tantissime le penne nere degli alpini. Con il cardinale, oltre ad un centinaio di sacerdoti, hanno concelebrato il vescovo locale Maurizio Gervasoni e altri quindici presuli assieme al postulatore, monsignor Paolo Rizzi.
Significative la parole del nuovo beato che campeggiavano sullo sfondo del presbiterio, sintesi efficace del suo messaggio spirituale e della sua eroica testimonianza cristiana: «Non posso lasciarli soli vado con loro».  È la frase pronunciata dopo la quarantena a Flossenburg all’atto di scegliere volontariamente il campo di sterminio di Hersbruck, dove la morte era certa, per seguire i più sfortunati destinati a quel lager.
♦ Particolarmente toccante il momento dello scoprimento dell’immagine di Olivelli, raffigurato in divisa da alpino, solennemente esposta alla venerazione di tutti i presenti che hanno manifestato la loro gioia con un fragoroso applauso, accompagnato una musica di esultanza suonata dall’organo.
Nell’omelia il cardinale Amato ha esaltato la figura di Olivelli, “il “ribelle per amore, il patriota eroico e cattolico virtuoso, che combatté il male con tutte le sue forze di fede e intelligenza, non con armi letali, ma con quella energia benefica e divinamente invincibile che è la carità”.
In breve il martirio del giovane Teresio: aveva da poco compiuto 29 anni quando spirò il 17 gennaio 1945 dopo che un kapò lo picchiò a morte perché accusato di aver difeso un giovane detenuto ucraino. Un«episodio martiriale» che si riscontra ancora oggi nel presente, perché nel mondo ci sono 215 milioni di cristiani che soffrono persecuzione e morte.
  Nel lager, Teresio Olivelli si era prodigato per dare sostegno materiale e spirituale ai compagni di prigionia. Aveva regalato i suoi unici vestiti a un compagno, offriva il proprio cibo a chi stava male. Infine l’atto finale quando intervenne per cercare di proteggere un giovane ucraino pestato dai kapò per aver rubato un pezzo di pane. In quest’ultima circostanza venne colpito con un violento calcio al ventre dai suoi carcerieri. Ormai ridotto ad un corpo magro ed emaciato, non si riprese più.

(fonte: cf Avvenire.it, 4 febbraio).

Teresio Olivelli è stato proclamato beato. Ufficiale degli Alpini nella campagna di Russia e poi partigiano cattolico, è morto nel campo di sterminio di Hersbruck a 29 anni il 17 gennaio 1945. Gli era stata offerta la possibilità di salvarsi, ma egli scelse di stare con i compagni: «Non posso lasciarli soli, vado con loro». Nel lager, Teresio Olivelli si prodigò per dare sostegno materiale e spirituale ai compagni di prigionia. Aveva regalato i suoi unici vestiti a un compagno, offriva il proprio cibo a chi stava male.

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