Un asino per tre frazioni

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Un asino per tre frazioni.

In questo Giubileo della Misericordia occorre accendere la fantasia e aprire gli occhi su come possiamo fare il bene e le cosiddette opere di misericordia corporale e spirituali. Bisogna passare alla pratica e non restare ad aspettare o a parlare. La liturgia ci invita a pregare: “Donaci, Signore, occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli; infondi in noi la luce della tua parola per confortare gli affaticati e gli oppressi; fa’ che ci impegniamo lealmente  al servizio dei poveri e dei sofferenti. 

♦ Un comune di tre frazioni di montagna, per venire incontro alle necessità dei contadini, mise a loro disposizione un asino.
♦  L’adoperarono quelli della prima frazione, per portare il grano al mulino. Non gli diedero da mangiare, pensando che l’avrebbero fatto i contadini della seconda frazione.
Questi, usarono l’asino per andare in paese, ma non gli diedero da mangiare, perché pensavano:
– Certamente quelli della prima frazione l’avranno rifocillato prima di consegnarlo a noi….
Nel peggiore dei casi ci penseranno quelli dell’altra frazione.
Anche questi furono contenti d’aver finalmente a loro disposizione un asino: lo attaccarono all’aratro tutto il giorno.
♦  Ma il povero asino, da lungo digiuno, non rendeva. Essi perciò bastonandolo a più non posso, brontolarono:
– Quelli del comune non sanno proprio fare: bella bestia ci mettono a disposizione!
E non gli diedero da mangiare.
Fu così che il povero asino morì di fame, ma soprattutto di dolore.
(fonte: da una predica di S. Bernardino da Siena).

Poiché gli uomini formano una sola famiglia di fratelli,
ciascuno è responsabile di tutti e di tutto.

Occorre aprire gli occhi su come possiamo fare il bene e le cosiddette opere di misericordia corporale e spirituali. Bisogna passare alla pratica e non restare ad aspettare o a parlare. Altrimenti qualcuno rischia di morire.
Occorre aprire gli occhi su come possiamo fare il bene e le cosiddette opere di misericordia corporale e spirituali. Bisogna passare alla pratica e non restare ad aspettare o a parlare. Altrimenti qualcuno rischia di morire.
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