Un ebreo romano al tempo della Shoah

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Un ebreo romano al tempo della Shoah.

Tra le tante storie di salvataggio di ebrei perseguitati in Italia, e in particolare a Roma, interessante è quella vissuta da Giorgio De Benedetti, di origine ebraica, condotto nel Palazzo lateranense con documenti falsi per  lavorarvi come bibliotecario. Una piccola, ma importante storia che rivela l’impegno e la fantasia della Santa Sede di salvare i perseguitati ebrei al tempo della Shoah.

Il 26 marzo 1944 Giorgio De Benedetti, di origine ebraica, fu condotto nel Palazzo lateranense con l’auto di monsignor Alfredo Ottaviani e qui si nascose, lavorando come bibliotecario.
♦ Questo è un fatto confermato dal figlio, Vittorio De Benedetti, ancora in possesso di una cinquantina di documenti risalenti all’epoca della persecuzione, nel periodo che va dal 1938 fino al 1944. Particolarmente interessanti sono il fronte e il retro dei documenti falsificati di Giorgio De Benedetti, scritti in tedesco e in italiano e rilasciati dall’ufficio del personale della Santa Sede.
♦ In queste carte il nome di Giorgio De Benedetti è stato falsificato in quello di Giorgio Galli, mentre i nomi fittizi del padre e quello della madre risultano essere Ercole Galli e Maria Esposito.
Questi particolari aiutano anche a svelare l’identità di chi ha falsificato i documenti: monsignor D’Ercole. Nel documento in tedesco, infatti, l’amicizia di Giorgio con monsignor D’Ercole si esprime con humour elegante: «Galli Giorgio Sohn des Ercole» (in italiano, Giorgio Galli figlio di Ercole).
Non è possibile esprimere in modo più bello e sottile l’amicizia tra Giorgio, ebreo e il suo amico in Vaticano.
♦ Giorgio De Benedetti fu condotto da monsignor Ottaviani dal convento delle figlie di San Giuseppe (sul Lungotevere Farnesina) nel Palazzo lateranense, dove ricevette l’incarico di bibliotecario.
Il motivo del trasferimento fu l’attentato di via Rasella, che causò la morte di 33 soldati tedeschi. Ne derivò un grande timore per le rappresaglie dei nazisti contro la comunità ebraica. Per questo, Giorgio chiese di nascondersi in un luogo ritenuto più sicuro: il Palazzo lateranense.
♦ Questo episodio conferma che l’accusa del colonnello Mario Battistelli contro monsignor Ottaviani, ritenuto responsabile di nascondere degli ebrei nel Palazzo lateranense, è storicamente certa. In realtà, monsignor Ottaviani aiutò gli ebrei.
All’epoca, Ottaviani era assessore del Sant’Uffizio e incontrava sovente Pio XII che chiedeva regolarmente la lista con i nomi veri e falsificati degli ebrei nascosti nel Seminario Maggiore Romano.
Giorgio De Benedetti veniva indicato come bibliotecario del Seminario Maggiore Romano.
Sembra evidente che Pio XII avesse questo nome davanti ai suoi occhi e che Giorgio De Benedetti abbia goduto della protezione del Pontefice.
(fonte: dall’Osservatore Romano, 1 marzo 2017).

Tra le tante storie di salvataggio di ebrei perseguitati in Italia, e in particolare a Roma, interessante è quella vissuta da Giorgio De Benedetti, di origine ebraica, condotto nel Palazzo lateranense con documenti falsi (Galli Giorgio) per lavorarvi come bibliotecario. I particolari della storia  rivelano una fantasia notevole.
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