Un recital-concerto

Interamente strutturato sulle poesie di Corrado Calabrò

Accompagnato dal duo Emilio Aversano-Kameliya Naydenova

Corrado Calabrò, già presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - foto Libertino
Corrado Calabrò, già presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - foto Libertino

Un recital-concerto, interamente strutturato sulle poesie di Corrado Calabrò, già presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che interverrà personalmente e insieme con Daniela Celebrano nell’esposizione delle poesie, accompagnato dal conosciuto duo Emilio Aversano-Kameliya Naydenova, per un evento particolare e di grande spicco.Maurizio Soldati, regista della serata.
Suggestioni mediterranee  delle poesie di Corrado Calabrò.
Un tuffo nel Mediterraneo per specchiarsi nel mare della vita, per immergersi nelle possibilità che il quotidiano ci offre, quasi a tendere arco e freccia con cui scagliarsi verso l’ignoto. E’ il recital prodotto dalla Compagnia Teatro dell’Immaginario su testi tratti dalle poesie di Corrado Calabrò, dalle sue opere più conosciute (T’amo di due Amori,  Poesie d’amore e Una vita per il suo verso): un concerto orchestrale, un avvincente lirismo.
Il Recital sarà  rappresentato, in una versione ideata e diretta dal regista  Maurizio Soldati.
Le recensioni e gli studi dedicati a  Calabrò hanno messo in evidenza come questi abbia trovato all’interno della linea classica della tradizione aulica italiana una legittimità polisenso, che rende la sua poesia “finestra”, spiraglio sempre aperto a soluzioni molteplici e assolutamente nuove. Un mondo interiore da offrire così ricco, così sorgivo, da rigenerarsi continuamente. La poesia di Calabrò ha il dono della rigenerazione, cioè la capacità di saper parlare al lettore aprendo spazi di vita magari prima solo intravisti, di saper scuotere anima e intelletto senza snaturarsi e senza ricorrere ad irriconoscibili alchimie, mista della purezza dei lirici greci e di una sensibilità modernissima, dell’esattezza del chirurgo e della dolcezza dei trovatori.
La poesia di Corrado Calabrò sa essere spontanea e colta, istintiva e cesellata, sanguigna e metafisica. Le sue liriche si alimentano di mille suggestioni: il vissuto personale dell’autore e le memorie della Magna Grecia, il mito e l’astrofisica, la ricerca dell’inesprimibile e l’amore per la donna, carnale presenza e impossibile tensione esistenziale.
Il risultato è una poesia musicale, capace di lasciare nell’orecchio una lunga risonanza, e nella mente immagini abbacinanti, che sbocciano inesauribilmente una nell’altra.
Visioni di plastica icasticità, perchè impastate dei quattro elementi primigeni: la terra, il fuoco,
l’aria, e soprattutto l’acqua. L’acqua di quel mar Mediterraneo già cantato dalla grande poesia del passato che fluisce come onnipresente, palpitante fondale.

Direttore artistico-organizzativo
“Armonie della Magna Graecia”

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