Un redentorista senza paura

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Un redentorista senza paura.

Un sacerdote sfida la sorte nella crociata contro le uccisioni filippine. Il redentorista Padre Amado Picardal, sacerdote filippino di 64 anni, dice di aver perso il “senso della paura” dopo essere stato incarcerato e torturato per sette mesi quando aveva appena 17 anni, per aver distribuito volantini contro il governo militare dell’ex dittatore filippino Ferdinand Marcos nei primi anni ’70.
– Da allora, Amado Picardal, ora sacerdote redentorista, ha perso il “senso della paura”.
Da Melo Acuna, Manila, Filippine 1 marzo 2018.

I gruppi per i diritti umani e gli attivisti filippini, quando hanno iniziato la campagna contro l’ondata di uccisioni nelle Filippine meridionali, non hanno esitato a rivolgersi al sacerdote senza paura, Padre Amado Picardal redentorista
♦ Era il 1998 – ha ricordato il sacerdote – quando fu invitato dal gruppo giovanile Tambayan nella città di Davao a guidare le preghiere per due membri del gruppo che erano stati colpiti in precedenza da uomini armati non identificati.
“Mentre stavamo pregando, un altro giovane fu ucciso nelle vicinanze”, ha detto il sacerdote. La vittima era sospettata di aver rotto il finestrino di un’auto parcheggiata fuori dalla chiesa e rubato oggetti di valore all’interno del veicolo.
♦ Da quel momento in poi, Padre Picardal si coinvolse nella crociata dei giovani per monitorare le uccisioni quasi quotidiane in città, dove il futuro presidente Rodrigo Duterte era allora sindaco.

♦ Una dichiarazione rilasciata dall’allora vescovo di Davao, Fernando Capalla, sulla serie di omicidi, portò alla formazione di una coalizione di attivisti, ecclesiastici ed avvocati che protestavano contro gli attacchi.
♦ Padre Picardal – “Padre Pics” per i suoi amici – ha ricordato di essere stato nominato portavoce del gruppo perché non aveva “niente da perdere”non avendo una famiglia, come sacerdote”.
Prese sul serio il suo ruolo, rilasciando interviste alle organizzazioni dei media locali e internazionali sulla situazione nella città di Davao.
♦ Il sacerdote preparò un elenco delle uccisioni: la maggior parte delle vittime erano persone povere che i funzionari del villaggio ricollegavano a piccoli crimini.
Stabilì un rapporto con le famiglie delle vittime e persino con alcuni degli assassini che rivelarono al sacerdote che alcune delle loro vittime erano bambini.
♦ “Quella che era iniziata come una campagna contro la criminalità, diventò un’azione contro le droghe illegali, perché c’erano tossicodipendenti dietro le attività criminali”, ha detto a Ucanews.com padre Picardal.
A causa delle critiche mosse alla campagna del governatore della città, il sacerdote dovette affrontare l’ira del futuro presidente Duterte che fin da allora proclamava “la pace e l’ordine” come la sua agenda principale per il pubblico servizio.
♥ “Mi ha accusato di proteggere i criminali, mentre chiudeva un occhio sugli efferati crimini della città”, ha ricordato il sacerdote.
Le minacce alla sua vita diventarono “normali” per il sacerdote, avendo da molto tempo affidato la sua vita a Dio, come missionario.
♥ Ha ricordato come era rimasto quasi ucciso in prigione durante gli anni della legge marziale, quando il suo inquisitore gli mise la canna della pistola in bocca minacciando di sparare.
Padre Picardal dice che la sua detenzione e tortura “hanno reso più dura”la sua visione della vita: “Chiunque può uccidermi finché ciò che faccio è giusto”.

♥ La morte violenta non è sconosciuta al sacerdote. Prima del Natale del 1985, sua madre di 59 anni fu uccisa a Iligan City a Mindanao. La madre di padre Picardal stava uscendo da una banca quando i rapinatori, pensando che la donna stesse trasportando un sacco di soldi, la attaccarono. “Aveva solo 300 pesos (US $ 6) nel suo portafoglio”, ha detto il sacerdote. Un’inchiesta sull’incidente rivelò che gli attaccanti erano membri della polizia delle Filippine.
♥ Nonostante questo, la sua fede è rimasta forte: “Non ho mai dubitato della bontà liberatrice di Dio“, disse padre Picardal.

‘Guerra alla droga’
♦ Mentre il Tribunale penale internazionale avvia gli esami preliminari sulle uccisioni legate alla “guerra alla droga” del presidente Duterte, padre Picardal ha detto che è fiducioso che la verità verrà fuori.
Ha espresso ottimismo sul fatto che il tribunale internazionale troverà motivi sufficienti per perseguire i responsabili delle morti.
♦ La polizia nazionale filippina fissa il bilancio ufficiale delle vittime nella guerra contro le droghe illegali a 3.987 persone. Human Rights Watch invece stima che siano circa 12.000 le vittime.
Padre Picardal ha detto che se le attuali tendenze continueranno, almeno 70.000 persone saranno uccise prima che il mandato di Duterte scada nel 2022.
♦ Tra i dettagli forniti nella denuncia depositata davanti al tribunale internazionale dagli avvocati filippini ci sono i dettagli di casi compilati da padre Picardal a Davao dal 1998 al 2015.
♥ Il sacerdote ha affermato che uno degli squadroni della morte che operava a Davao era responsabile della morte di circa 1.424 persone durante quel periodo. E del numero totale di vittime, 132 erano bambini.
♦ Il sacerdote non è in disaccordo con il presidente circa il fatto che molte persone, specialmente tra i poveri, usano droghe. Ma ha detto che il governo avrebbe dovuto lanciare programmi per alleviare la povertà invece di promuovere le uccisioni .
♥  “La campagna governativa rimane carente – dice il missionario redentorista – La povertà genera dipendenza, e se non si affronta il nodo della la povertà, il problema della droga continuerà”.
UCANews.


Filippine – Il redentorista Padre Amado Picardal, sacerdote filippino di 64 anni, dice di aver perso il “senso della paura” dopo essere stato incarcerato e torturato per sette mesi quando aveva appena 17 anni per aver distribuito volantini contro il governo militare. Ed ora sostiene i movimenti di giovani impegnati a difendere i diritti civili di poveri e perseguitati con l’accusa di spaccio della droga. E’ vero che molte persone, specialmente tra i poveri, usano droghe, ma è pur vero che il governo dovrebbe promuovere programmi per affrontare la povertà piuttosto che promuovere le uccisioni.

Condividi l'articolo