Un sorriso per entrare nella clausura dell’altro

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Un sorriso per entrare nella clausura dell’altro.

Dinanzi alla parola “clausura” molte orecchie si drizzano… per evitare il pericolo di entrarvi. Ma molte altre si aprono, sapendo che  si entra nel mondo della “libertà”. Si chiama semplicemente “clausura” per indicare l’area di separatezza dei consacrati dal mondo. In clausura i consacrati sono nella libertà di trattare intimamente con Dio a favore del mondo. Sembrano dire a tutti: lasciateci in disparte; non siamo assenti; stiamo lavorando per voi. E lo fanno col sorriso, la chiave che apre le porte di “ogni clausura”.  

Sembra che tutte le porte della clausura abbiano la stessa serratura e quindi, per aprire tante porte, tutte le porte del settore intimo, i religiosi non devono portare con sé molte chiavi, ma ne basta una sola: la chiave di clausura. [in tanti conventi si chiama “chiave comunella].
♦ Nella vita sperimentiamo che ogni uomo, ogni persona sulla terra porta in sé una segretezza, una intimità particolare, ogni individuo si presenta con una sensibilità personale e parla una lingua diversa. ♦ Per poter entrare opportunamente in rapporto con l’intimo di ciascuna persona occorre allora imparare a parlare la lingua di ognuno, captare e indovinare il modo di entrare nell’intimo di ciascuno.
Quante lingue da studiare, quanti dialetti da imparare, quante attenzioni da usare per entrare nella “clausura” di ogni singola e diversa persona. Quante lingue vediamo che il Papa si sforza di parlare per far arrivare a tutti almeno il suo saluto.

Ma c’è una lingua, c’è una “chiave” che infallibilmente ti permette di entrare in un rapporto intimo con ogni persona di qualsiasi sensibilità, di qualunque lingua, popolo e nazione: è la chiave del sorriso.
Il sorriso richiama e riflette quella lingua parlata dagli apostoli dopo la pentecoste. Tutti coloro che la ascoltavano, la capivano e si aprivano: era la lingua dell’amore.
Il sorriso è l’offerta d’un dono, è il segno dell’amore universale, il raggio di sole che scioglie ogni ghiaccio. E’ il passe-partout che, con discrezione e con forza, apre ogni porta e abbatte ogni riserva.
Il sorriso è la “chiave di clausura” che apre il nostro cuore al dono e apre ogni altro a riceverlo.
(fonte: zenit.org, 26 luglio).

Monaci e monache di clausura sorprendono per il loro sorriso. Sì, perché la clausura non è chiusura contro il mondo, né tanto meno contro le persone. E’ la libertà di guardare tutto e tutti col sorriso della vita, al fine di rompere quella vera chiusura che contrappone persone e situazioni. – Nessuno resti chiuso in se stesso!
Condividi l'articolo