Un triste epilogo di una ferita non rimarginabile

Riceviamo e pubblichiamo

Obbligo morale di chiedere scusa ai cittadini tropeani per averne deturpato la sua immagine

DR. Tino Mazzitelli - EX Direttore P.O. Tropea
DR. Tino Mazzitelli – EX Direttore P.O. Tropea

Su segnalazione del Ministro dell’Interno il Consiglio dei Ministri ha decretato lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Tropea per infiltrazione mafiosa disponendone l’immediata attuazione ad opera del Prefetto di Vibo Valentia.
E’ il triste epilogo di una vicenda che ha coinvolto il sindaco Rodolico e la sua amministrazione che oltre a gettare un’ombra di infamia sull’intera città apre una ferita profonda che difficilmente potrà essere rimarginata. Anche se da domani, ricalcando l’antico vezzo italico, avrà inizio la solita sceneggiata che vedrà i contendenti strenuamente impegnati ad arrampicarsi sugli specchi per cercare di ribaltare le responsabilità e addossare colpe e malefatte gli uni sugli altri, la verità è che il provvedimento, (se si escludono le donne facenti parte a vario titolo del consiglio comunale,sicuramente ignare dei torbidi intrighi perpetrati a loro insaputa nelle segrete stanze), coinvolge tutti gli altri in egual misura, ragion per cui sarebbe più dignitoso e politicamente corretto porre fine al facile ragionamento gesuitico e alle vacue elucubrazioni manichee e sofiste operando una forte assunzione di responsabilità unita al dovuto obbligo morale di chiedere scusa alla città per averne deturpato la sua immagine
A subire il vergognoso provvedimento non siamo da soli, pur tuttavia sarebbe una magra consolazione trincerarci dietro il “mal comune mezzo gaudio” per il fatto di essere accumunati a tristemente noti paesi della Campania, della Sicilia e della provincia di Reggio avvezzi a questo andazzo, e soprattutto in “buona compagnia” con il comune di Corleone famoso per aver dato i natali a Luciano Liggio e a Totò Reina.
Quando si parla di mafia il pensiero va all’organizzazione criminale che, dedita ai traffici illeciti, non esita ad uccidere chi “sgarra” o chi per motivi istituzionali o per cultura si oppone alla gestione del malaffare. Questo è solo un aspetto della mafia, forse il più iniquo e aberrante, che trova largo spazio sulle prime pagine dei mass media.
Esiste un’altra mafia che non uccide ma è pericolosa quanto la prima in quanto mortifica e uccide la dignità dell’uomo, rendendolo schiavo e succube di minoranze privilegiate: la “Mafiosità”.
La mafiosità è un atteggiamento che ci è stato inculcato a piccole dosi da un potere prepotente, conservatore e senza scrupoli, che pur di non perdere i propri privilegi ha cercato e cerca di acquistare consensi con facili promesse, raccomandazioni, favori e gentili concessioni e, quando tutto ciò non è possibile, con ricatti, atteggiamenti vessatori, minacce più o meno velate, tanto che spesso i cittadini non riuscendo a trovare nella società civile alcuna possibilità di riscatto, sono costretti a sottostare alla legge del più forte per ottenere quello che poi, alla fine, è un loro preciso e sacrosanto diritto.
Questo fenomeno è insito in tutti i settori della società civile, nella politica asservita al potere affaristico-clientelare e appartiene a ben precisi schieramenti e personaggi che,non riuscendo a promuovere iniziative nel rispetto della legalità e della dignità della persona, sono costretti ad utilizzare tale fenomeno per raggiungere i loro obiettivi.
Ed è purtroppo vero che anche l’amministrazione comunale di Tropea, stante gli atti, non sia immune da questa “malattia”, da questa alterazione mentale e morale con il drammatico risultato che, mentre altri vanno a larghi passi verso una società libera e civile proiettata nel terzo millennio,Tropea continua il suo doloroso viaggio a ritroso, verso il medioevo.
Pur non conoscendo gli atti è verosimile supporre, a giustificazione della gravità del provvedimento emanato, che all’interno dell’ente si sia instaurato un sistema di potere occulto e dedito al malaffare, tale da rappresentare pur sempre un segnale tangibile che la gestione del potere non è stata improntata alla legalità e alla trasparenza, ma proiettata verso il soddisfacimento di interessi particolari a discapito degli interessi generali.
Si è trattato,in sostanza, di un modo di gestire la cosa pubblica a dir poco discutibile che peserà come un macigno sulla futura agibilità democratica dal momento che è stato inficiato il ruolo e la stessa funzione dell’amministrazione, non più volto alla tutela dei diritti fondamentali del cittadino e alla salvaguardia dei valori della legalità.
Tutto ciò da solo è sufficiente a giustificare la validità dello scioglimento del consiglio comunale e, come successo nel recente passato, nè le piroette dell’ormai ex sindaco né i suoi corifei potranno più dilazionare, come da prassi ben consolidata, la profonda crisi politico-amministrativa, magari edulcorarla con la retorica di riconoscimenti e attestati di stima,peraltro tutti fasulli.
Dietro la patina vellutata che di volta in volta si è tentato di dimostrare è emersa invece una conduzione politico-amministrativa fallimentare che non solo non ha saputo operare alcun rilancio strutturale ma ha anche offeso i cittadini i quali oggi pagano sulla loro pelle i guasti di una politica fatta solo di esternazioni,di dichiarazioni di intenti, di proclami e, quello che è peggio, di collusione con i clan affaristico-mafiosi.
Bisogna essere onesti con se stessi per essere rigorosi con gli altri.
A nulla, pertanto, potranno più servire le dietrologie ed il vittimismo o, peggio, la dissociazione da colpe e responsabilità.
E’ il momento del dignitoso silenzio, della riflessione, dell’acquisizione della consapevolezza che è stato perpetrato un grave danno alla città.
E al danno si aggiungerebbe la beffa se le solite giustificazioni e il solito scaricabarile per stupido orgoglio dovessero avere la meglio rispetto all’inconfutabile certezza di aver gestito unitariamente la cosa pubblica in totale spregio ai principi e ai valori contemplati dalla legge.
Non resta, pertanto, che augurarsi per il futuro che i cittadini tropeani prendano realmente coscienza della propria dignità di “DONNE E UOMINI LIBERI”, e incomincino a fare sul serio quella rivoluzione culturale contro ogni tipo di mafia che, (ad onor del vero la precedente amministrazione targata Vallone —di cui ero leale avversario- aveva intrapreso con determinazione e coraggio), e che l’ormai ex compagine amministrativa ha bloccato, verosimilmente per codardia, che porterà noi e le future generazioni ad essere un po’ meno… mafiosi.

Ex Direttore Sanitario P.O. Tropea
Dr. Tino Mazzitelli

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