Una preghiera necessaria

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Una preghiera necessaria.

Essere disposti a cambiare se stessi, più che pretendere di cambiare gli altri. E’ quanto dovremmo chiedere nelle nostre preghiere. Tutti desideriamo un mondo migliore, ma molti si dimenticano che bisogna cominciare da se stessi. Migliorare se stessi è molto più possibile che migliorare gli altri. Ma questo sfugge alla gran parte di noi. Ci si accanisce nel voler assolutamente “correggere” gli altri, e ci sfugge l’unica vera opportunità che abbiamo di correggere noi stessi. Ecco una simpatica storia.

Una volta un vecchio saggio ricevette la visita di alcuni amici. Disse uno di loro:
“Vorremmo tanto che ci insegnassi quello che hai appreso in tutti questi anni” .
Rispose l’uomo: “Sono vecchio” .
“Vecchio e saggio” disse un altro. “Noi ti abbiamo sempre visto pregare durante tutto questi anni. Di cosa parli con Dio? Quali sono le cose importanti che gli dobbiamo chiedere?”
L’uomo sorrise, poi rispose:
♦ “All’inizio, avevo il fervore della gioventù, che crede nell’impossibile. Allora, mi inginocchiavo davanti a Dio e gli chiedevo che mi desse le forze per cambiare l’umanità… Ma a poco a poco, mi sono accorto che era un compito superiore alle mie forze.
♦ “Allora ho cominciato a chiedere a Dio che mi aiutasse a cambiare ciò che mi circondava…”
“In tal caso, possiamo garantirti che il tuo desiderio è stato esaudito in parte, – disse uno degli amici – Il tuo esempio è servito per aiutare molta gente.”
“Ho aiutato molta gente con il mio esempio; ma sapevo, comunque, che non era la preghiera perfetta. Solo adesso, alla fine della mia vita, ho capito qual era la richiesta che avrebbe dovuto essere fatta fin dall’inizio.”
“E qual è questa richiesta?”
“Che io fossi capace di cambiare me stesso”.

♦♦ La tentazione di guardare e giudicare gli altri è sempre in agguato e bisogna stare attenti per non cadervi. Gesù avverte: “Non giudicate, per non essere giudicati voi stessi!” (cf Mt 7,1).

Un insegnamento di Papa Francesco
Quando sentiamo un “certo piacere” nel correggere gli altri siamo lontani dal cristianesimo. La vera correzione fraterna è dolorosa perché è fatta con amore, in verità e con umiltà. Nel Vangelo Gesù ammonisce quanti vedono la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorgono della trave che è nel proprio occhio. “Non si può correggere una persona senza amore e senza carità. Non si può fare un intervento chirurgico senza anestesia. E la carità è come una anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione”.

Essere disposti a cambiare se stessi, più che pretendere di cambiare gli altri. E’ quanto dovremmo chiedere nelle nostre preghiere. Tutti desideramo un mondo migliore, ma molti si dimenticano che bisogna comiciare da se stessi.
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