Una rondine non fa primavera

“Rivoluzione? Cambiamento? Ciò che io voglio davvero, con tutta la verità della mia anima, è che passino le nuvole atone che insaponano grigiamente il cielo; voglio vedere l’azzurro che spunta tra di loro […..]”.

Fernando Pessoa
Il libro dell’inquietudine


La fuga dei politici, che governano il Comune di Parghelia, dalle responsabilità istituzionali ha trasformato in cartastraccia, e quindi in materiale da buttare nel cestino, l’intero programma politico-amministrativo presentato ai cittadini, tra squilli di tromba e fanfare, alle elezioni comunali del 2009, comprese le undici righe dedicate alla politica dell’ambiente e le dieci righe, gonfie di retorica, in cui si …celebra la “partecipazione popolare” all’attività amministrativa pubblica.
Per buona fortuna, nel grigiore e nella monotonia generale della politica comunale, c’è qualche sprazzo di sole e di speranza, vale a dire le iniziative promosse dall’assessore alla cultura, l’ultima delle quali intitolata al “giorno della memoria” è veramente degna di essere menzionata e ricordata. Ma, nel panorama di una politica, che sembra imbalsamata, chiusa per ferie o per restauro – o per inadeguatezza ? – e non parla a sufficienza alla gente, certamente una rondine non fa primavera! In effetti, le fiammate di entusiasmo e di consenso, che sono state suscitate nel corso della campagna elettorale e che hanno fatto stravincere la cosiddetta “lista dei giovani” – “non compromessi con la politica dei partiti tradizionali”, che intendevano praticare “un nuovo modo di fare politica”, mettendo a disposizione della cittadinanza le loro “esperienze professionali”-, non hanno costruito alcuna rete di interazione positiva con e tra i cittadini, né una comune volontà di dare un’adeguata soluzione ai numerosi e complessi problemi, che da tempo affliggono Parghelia, a cominciare dal dissesto del territorio e dall’inquinamento ambientale.
Rivedendo e risentendo, su youtube, con estrema attenzione, tutti i comizi tenuti dai giovani rappresentanti della lista civica durante la campagna elettorale di quindici mesi fa, mi sono fatto l’idea che forse, in quell’occasione, si sia ecceduto in annunci e promesse di stampo “populista”, considerato che ci si è rivolti ai cittadini facendo leva soprattutto sui sentimenti e sulle emozioni, ed anche sugli storici risentimenti “classisti”, mai sopiti e scomparsi del tutto, più che sulla ragione. E, come si sa, le difficoltà e i problemi di una qualsiasi realtà cittadina, per essere dibattuti e risolti, di tutto hanno bisogno fuorché di populismo, il quale, alla fine, si rivela per ciò che è : un fuoco di paglia di breve durata.
Da qui una conseguenza grave e preoccupante, che è sotto gli occhi di tutti. La voglia di partecipazione alla politica del Comune di gran parte dei pargheliesi – manifestatasi in maniera molto evidente nel corso dell’intera campagna elettorale e, poi, né incoraggiata, tantomeno coltivata – sembra essersi, in larga misura, esaurita e dissolta. Ancora una volta, la speranza che la politica potesse riuscire nel miracolo di combinare e coniugare la “partecipazione” con la “rappresentatività” è fallita. Tutti i politici locali – compresi quelli dell’opposizione – continuano per la loro strada, arroccati nella “sfera separata” dei vecchi e stantii rituali, sempre a distanza di…sicurezza dagli elettori, che devono attendere le prossime elezioni per giudicare se i pubblici amministratori hanno governato bene o male. Come sempre !
L’altro fatto politicamente notevole è che nella gente sono riapparsi, assieme a un senso di impotenza,la disaffezione, il disincanto, l’indifferenza, il disinteresse e, a volte, l’avversione nei riguardi delle cose della politica. E, pertanto, tacitamente viene di nuovo consegnata la tradizionale delega in bianco ai rappresentanti politici, che occupano la scena paesana, fino alla prossima scadenza elettorale. E compare all’improvviso la solita Parghelia, anzi le solite Parghelie, distanti e poco o nulla comunicanti tra di loro e il senso di separatezza, per molti aspetti, cresce.
Da parte di molti si sperava che la vivacità e, a volte, l’asprezza della kermesse elettorale avrebbero dato continuità alla partecipazione popolare alla vita politica e amministrativa del paese, generando anche una riflessione collettiva sui rischi che una comunità corre tutte le volte che in essa si determini, per qualche imponderabile motivo, una carenza di dialogo e di comunicazione tra le persone che ne fanno parte. Invece, dopo che è calato il sipario sulle elezioni, c’è stato un silenzio quasi generale della popolazione e delle forze politiche.
Che fare allora ? Credo che, se si vuole che Parghelia sopravviva come comunità, è tempo di analisi coraggiose e di interrogativi, anche inquietanti, sull’evidente malessere del paese, da parte dell’intera cittadinanza e dei politici tutti. Forse è giunta l’ora di chiedersi, per prima cosa, se, e in che misura, i presupposti storici, sociali e culturali, sui quali è sorta e si è sviluppata la comunità pargheliese, non siano per caso in crisi; inoltre, se può esistere una comunità senza “politica”, intendendo questa come volontà collettiva che organizzi delle relazioni sociali tra gli appartenenti ad essa; e, infine, se quello attuale non sia un momento in cui la comunità cittadina si senta “anonima”, perché si sta rendendo conto d’aver perso la vecchia identità senza averne acquisita una nuova. E, a questo punto, si potrebbero correre due pericoli: quello di finire di nuovo nella vecchia identità, rimettendo indietro l’orologio della storia e credendo, così, di essere al riparo da ogni tempesta, e l’altro, di inventarsi un’identità nuova di zecca, senza riferimenti nella memoria e nella storia.
Ma un rimedio, a mio avviso, c’è. Esso consiste nel mettere in pratica una politica che non sia intesa come amministrazione dell’ordinario o tenuta in ordine di bilanci e di conti, ma come “progetto sociale”, che metta al centro i diritti, i bisogni, le necessità e i valori di tutti e di ciascuno, tenendo sempre presente che la realizzazione di una comunità, degna di questo nome, e delle persone che la compongono, è creativamente legata a un programma collettivo e a un contesto sociale e politico credibile e responsabile. Credo che un siffatto progetto, per il quale e sul quale lavorare, non sia da inventare perché sta scritto nelle emergenze e nei problemi generali e collettivi di Parghelia, di fronte ai quali, finora, i rappresentanti della politica locale hanno scelto di non vedere, di non sentire e di non parlare. Vorrei ricordare ai pubblici amministratori che tra lo star fermi e
correre c’è una terza soluzione : muoversi. E’ tempo di farlo, anche perché dai fatti si giudica la capacità di una classe politica e la sua affidabilità.

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