Unica e indescrivibile e di profonda gioia

L’opera ripercorre l’itinerario ascetico e mistico del tropeano don Mottola

L’opera, “Francesco Servo di Dio – l’Aquila che raggiunse il Sole”

Il maestro Vincenzo Laganà
Il maestro Vincenzo Laganà

Un’emozione meravigliosa, unica e infinita, indescrivibile per chi non ha avuto il piacere di viverla in prima persona. Momenti di vera, intensa, profonda gioia e spiritualità, che fanno bene al cuore e all’anima. È quello che si è vissuto nella splendida cornice del Duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca di Vibo Valentia, che per una sera si è trasformato nel palcoscenico ideale per la rappresentazione di un’opera musicale dalle alte valenze, non solo artistiche. Un’opera di grande bellezza poetica e spirituale, il cui ascolto apre le porte al sublime, curata egregiamente nelle parole e nelle musiche. Un’intensa e profonda preghiera, cantata col linguaggio universale della musica. Si tratta dell’opera musicale “Francesco Servo di Dio – l’Aquila che raggiunse il Sole”, composta dal maestro Vincenzo Laganà nella forma dell’Oratorio sacro. L’opera ripercorre ed interpreta l’itinerario ascetico e mistico di don Francesco Mottola, parroco tropeano, figlio e amante della nostra terra, già dichiarato “Venerabile Servo di Dio” da Papa Benedetto XVI nel 2007. Un parroco, don Mottola, che fece della carità, della contemplazione mistica e della donazione totale a Dio la sua ragion di vita; martire d’amore e di carità, che si è spogliato di se stesso per accettare la condizione di uomo crocifisso, tutto speso per il Signore e l’incondizionata dedizione verso il prossimo. La sua causa di beatificazione è seguita con particolare attenzione e interesse dal nostro Vescovo diocesano, mons. Luigi Renzo, il quale ha apprezzato moltissimo l’Oratorio sacro, dandone la sua “benedizione”. Oratorio che ha definito <<un’opera le cui note e i cui testi ci regalano un sogno ad orecchie e occhi aperti, un dono a tutta la comunità e a tutta la Chiesa, un modo nuovo, originale e riuscito per accostarsi al mistero ed al fascino di don Mottola, che col linguaggio della musica aiuterà di sicuro a meglio conoscere, apprezzare ed amare con intensità e compiutezza questo figlio straordinario di Tropea e della Chiesa>>. Un vero e proprio atto d’amore, dunque, espresso nella forma artistica della musica, che mette in evidenza ed esalta la grande sensibilità poetica, umana e spirituale del suo autore e compositore.
Ad eseguire l’opera, nella forma musicale del concerto, è stato un numeroso e affiatato ensamble polifonico, ben accordato e ben armonizzato, composto da: un Coro a 4 voci miste di circa ottanta cantori; un’orchestra strumentale di circa quaranta musicisti; cinque voci soliste e una voce recitante. Il tutto diretto dallo stesso compositore dell’Oratorio, il maestro Vincenzo Laganà.
Una composizione imponente e solenne, che si è snodata, senza soluzione di continuità, per circa sessanta minuti, attraverso dodici frames ispirati alla vita e alle opere di don Mottola. Dodici brani musicali e poetici che ripercorrono idealmente un viaggio spirituale, in cui il coro, l’orchestra, i solisti e la voce recitante si sono articolati e hanno concertato armonicamente, creando un forte magnetismo che ha affascinato, compiaciuto e soddisfatto i presenti. A dare ancora ulteriore intensità alla rappresentazione, un articolato e coinvolgente sviluppo musicale dell’Opera stessa, attraverso l’alternarsi e l’intrecciarsi di momenti di pacata intimità dei solisti con momenti di grande coralità, durante i quali, una forte struttura polifonica e un’orchestra impiegata in tutti i suoi settori, enfatizzava l’atmosfera già musicalmente densa.
Sessanta minuti abbondanti di vera ed elevata comunicazione dell’anima e del sentimento, che hanno emozionato profondamente e fatto gioire il numeroso pubblico presente, assorto in una religiosa, appassionata e calorosa partecipazione.
Ad aprire l’Oratorio l’inno “Francesco Servo di Dio”, e già sin dalle sue prime note si è avuta la netta sensazione che quella che si stava per aprire era un’intensa pagina musicale sacra di profonda spiritualità e grande bellezza artistica; una preghiera cantata, grazie alla quale chi si pone in ascolto si eleva spiritualmente. Sin da subito le note e i testi dell’Oratorio hanno fatto risuonare nel Duomo una dolce e coinvolgente armonia, attraverso melodie dolcissime, suggestive ed emozionanti, che hanno trasmesso intatto il fascino e la presenza di una grande e profonda spiritualità. Le emozioni si sono confermate nei brani successivi – introdotti di volta in volta dalla voce recitante –, che hanno ripercorso momenti salienti della vita di don Mottola: il suo amore per la natura, gli albori della sua vocazione, la sua ordinazione sacerdotale, la sua donazione totale a Gesù Cristo, l’esaltazione della Carità, l’abbraccio della Croce come simbolo di salvezza, l’esaltazione del Silenzio mistico, l’istituzione della “Casa della Carità”, fino all’espressione ultima che chiude la sua vita terrena – “Eccomi, eccomi tutto” – e al mandato spirituale – “Andate e portate ovunque l’Amore, la gioia di Cristo Signore” – rivolto alle Oblate del Sacro Cuore, le “Certosine di strada”, come amava chiamarle lui.
E sono state proprio loro, le Suore Oblate del Sacro Cuore, a voler proporre alla città di Vibo, all’attenzione e alla riflessione dei vibonesi, l’Oratorio sacro “Francesco Servo di Dio”, nella ricorrenza del 47° anniversario del “pio transito” di don Mottola, avvenuto il 29 giugno 1969, e nel 60° anniversario della fondazione della Casa di Carità, aperta il 16 luglio1956, uno dei tanti sogni del “Venerabile”, che sembrava impossibile da realizzare allora, e che oggi, invece, è una grande realtà di accoglienza e di riabilitazione della città.
L’evento – che ha visto anche la presenza del Vescovo emerito mons. Vincenzo Rimedio, del parroco e del vice-parroco del Duomo, don Antonio Purita e don Maurizio Macrì, di mons. Giuseppe Fiorillo, dell’assessore Antonio Scuticchio, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Vibo – è stato onorato nel migliore dei modi dal popolo vibonese e ha lasciato contenti e soddisfatti tutti: l’Istituto Oblate del Sacro Cuore, la cui rappresentante, Liliana Vita, ha voluto ringraziare pubblicamente tutti gli “attori” dell’Oratorio, per la loro opera di diffusione e di conoscenza della figura di don Mottola, e soprattutto il suo autore per aver composto questa <>; il maestro Laganà, per la <> e per la <>; il parroco don Antonio Purita, felice di aver visto il Duomo cosi pieno e di aver fatto in quell’ora di ascolto, meditazione e preghiera <<l’equivalente di tre ore di esercizi spirituali>>; il pubblico presente, che alla fine del concerto ha espresso il suo totale apprezzamento con una grande standing ovation.
Un evento, dunque, di sicuro interesse, anche culturale, che contribuisce a dare luce in un territorio che, per altri versi, vive troppo in penombra.

Michele Petullà

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