“Uniti per la Rinascita”

Vallone critica l’operato dell’amministrazione

In conferenza stampa toccati i punti del Consiglio comunale

Gaetano Vallone per la coalizione “Uniti per la Rinascita” - Foto Barritta

C’erano tutti, ieri mattina, i consiglieri del gruppo di minoranza “Uniti per la Rinascita” alla conferenza stampa indetta presso lo studio del consigliere provinciale Nino Macrì. Pur disertando il Consiglio comunale di giorno quattro, la coalizione guidata da Gaetano Vallone ha scelto questa formula per rispondere ai due punti più importanti discussi dall’Amministrazione in sede consiliare.
Dopo aver incassato l’appoggio ufficiale del PdL cittadino del neo commissario comunale e coordinatore provinciale Valerio Grillo, Vallone è entrato nel merito della delibera del Consiglio inerente la zona Campo, rinviata per le proteste di alcuni cittadini, e ne ha voluto ricostruire la storia, spiegando che fin dal suo primo mandato, con la compagine “Uniti per Tropea”, per rispondere a molte problematiche, la città venne divisa in zone omogenee. Tali aree furono individuate nel centro storico e immediate adiacenze, Marina, Carmine e Campo. Come ovvio inizio, ci si preoccupò di realizzare le opere di urbanizzazione primarie, come la rete fognaria al Carmine, tratti della stessa alla Marina, e la realizzazione ex novo al Campo, che  ne era sprovvista.
Riguardo al Campo, Vallone spiega che si iniziò con la delibera di Giunta del febbraio 2001, per l’approvazione di «un progetto preliminare di un importo complessivo di 3 miliardi di vecchie lire per la realizzazione di strade e reti tecnologiche». Successivamente tale opera fu inserita nel programma delle opere pubbliche 2001-2003 con «contestuale variante urbanistica al Piano regolatore generale» e nell’agosto dello stesso anno fu deliberato l’incarico redazionale del progetto definitivo ed esecutivo. Il primo lotto, affidato all’architetto Michelangelo Morano, prevedeva un importo di 516 mila euro con mutuo alla cassa Dd. Pp.a fronte del milione e mezzo di euro complessivi. Per abbreviare la procedura il progetto venne consegnato e fu «indetta la conferenza dei servizi per l’acquisizione di tutti i pareri da parte degli enti competenti». Si arrivò così al luglio 2005, quando il progetto venne riapprovato con delibera comunale in via definitiva e furono stabilite le date di inizio e ultimazione delle procedure di esproprio, da effettuare entro 5 anni.

I consiglieri del gruppo di minoranza “Uniti per la Rinascita”: L'Andolina, Sammartino, Vallone, Scalfari, De Vita - foto Barritta
Con la caduta dell’amministrazione nel dicembre 2005 e l’arrivo del commissario Vardè, la pratica si fermò, e anche con l’insediamento nel 2006 dell’amministrazione Euticchio la pratica rimase ferma per due anni. Solo il 25 novembre 2008, per «la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio» venne riportata in Consiglio, ma Euticchio ne rimandò la discussione «in quanto dalla Regione non era stato pubblicato il Sic». «Ma la cosa non era vera – aggiunge Vallone – perché i Siti di interesse comunitario erano già stati pubblicati con decreto generale l’11 novembre». L’anno dopo si giunse alla rielaborazione del quadro economico del progetto esecutivo «dal quale risulta che per l’adeguamento al computo metrico, al prezzario regionale ed alla nuova normativa sugli espropri è stato necessario elevare l’importo di progetto di 152 mila euro». Oggi l’Amministrazione Repice propone il diverso utilizzo della somma destinata alla costruzione di tali opere, «e non importa – commenta Vallone – che i liquami fognari scorrano a cielo aperto in fosse biologiche non a norma, a ridosso delle falde acquifere che alimentano i pozzi»  e che non si realizzi un’opera utile allo sviluppo del Campo, privando Tropea «del previsto percorso pedonale marginante la rupe da Rocca a Riace». Il leader di UplR spiega che tale iter è stato «tormentato da ostacoli di vario genere» e che le sue coalizioni non hanno «mai ceduto alle pressioni esercitate dagli interessati» e che quindi dovrebbe «vergognarsi chi ha portato in Consiglio una proposta del genere», riferendosi in modo esplicito a Valeri, così come «dovrebbe vergognarsi il sindaco, consapevole che parte del terreno da espropriare è di proprietà del suocero della propria figlia». La proposta del gruppo di centrodestra è invece quella di fare «ricorso alla contrazione di un mutuo con la cassa Dd.Pp.», sempre in linea con il patto di stabilità, e di ricorrere anche «ad un contributo all’assessorato all’Ambiente della Regione Calabria». Passando poi all’alienazione deliberata durante il Consiglio di sabato di un importante e storico immobile del centro, il cui valore stimato supera i nove milioni e mezzo di euro, Vallone ha affermato che la determinazione del prezzo di mercato «ha tenuto conto degli elementi voluti dal regolamento ma non ha specificato la destinazione d’uso, perché il valore del bene cambia a seconda della destinazione» ed ha aggiunto che in questo frangente è mancata da parte dell’amministrazione «la capacità di programmazione», palesata nelle affermazioni del sindaco Repice circa l’impiego di tale somma per il ripianamento dei debiti del Comune. Su questo punto Vallone ha detto di non essere al corrente di alcuna «situazione debitoria del Comune». Inoltre ha ricordato che per le nuove opere esistono i fondi regionali e quelli comunitari, mentre per gli eventuali debiti si sarebbe potuto sfruttare il federalismo demaniale, con la vendita del Palazzo Giffone, i cui ricavati andrebbero per il 75% alle casse comunali e al 25% alle statali.

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Francesco Barritta
Francesco Barritta

Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all’albo professionale dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.