Verità ancora nascoste

A Palermo la commemorazione del giudice P. Borsellino

«Voi che ci state vicino siete la nostra forza, la verità non è poi così lontana»

Palermo19 luglio 1992. È il giorno in cui il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta persero la vita in un attentato ancora apparentemente irrisolto. Strage di mafia o strage di Stato conseguenza di un patto scellerato tra mafia e Stato? Un’agenda rossa, contenente gli appunti e le verità del giudice Borsellino fu trafugata dall’auto ancora in fiamme in via D’Amelio: 17 anni dopo la strage diventa il simbolo della giornata in sua memoria, per ricordare che troppe cose vengono ancora nascoste.
Il giorno prima molta gente si era recata con le agende rosse fino al castello Utveggio, sul monte Pellegrino, da dove è stato azionato (si pensa) il telecomando dell’autobomba che uccise Borsellino. Lì sono stati ricordati anche gli uomini della scorta del giudice.
La vicenda ad oggi assume contorni ancora più inquietanti e foschi. Lo stesso giorno è  il boss Riina che, violando le norme del 41 bis, tramite il suo avvocato rivendica l’uccisione di Borsellino. Parole del boss che forse hanno condizionato lo stesso ricordo del giudice. Quella mattina erano in pochi a presidiare via D’Amelio. Salvatore Borsellino (fratello del giudice) all’apertura della giornata ringrazia i presenti ma è deluso dalla scarsa partecipazione dei palermitani. Il gruppo più numeroso nella mattinata è stato quello proveniente dalla Calabria del movimento “Ammazzateci tutti”. I porta voce del movimento, Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, in occasione della commemorazione di Borsellino hanno ricordato la figura del giudice Antonino Scopelliti. Questi, prima di Paolo Borsellino, fu ucciso per volontà della mafia (il 9 agosto del 1991) proprio per impedirgli di sostenere l’accusa in Cassazione contro i più pericolosi esponenti mafiosi di Cosa Nostra.
Salvatore Borsellino dice: «Oggi questo presidio è necessario per impedire che questo luogo venga ancora profanato da chi ogni anno si presenta qui per assicurarsi davvero che Paolo sia morto. Ma noi lo gridiamo che -Paolo vive- La nostra sete di giustizia a qualcuno fa paura. Non lasciamo soli i giudici, qualcosa sta venendo fuori e voi che ci state vicino siete la nostra forza. Facciamo  resistenza».
La manifestazione in diretta streaming si apre con qualche polemica. Una ragazza della redazione di www.19luglio1992.com si scaglia contro quei balconi chiusi di via D’Amelio e i condomini di quel palazzo che si sono rifiutati di stendere i lenzuoli bianchi. La ragazza grida «vergogna!» ed anche Salvatore sembra approvare in un primo momento. Ma subito dopo interviene Rita Borsellino (sorella del giudice) che scende dal quarto piano della sua casa in Via D’Amelio e recandosi sul palchetto adiacente al palazzo con diplomazia e lucidità afferma: «Non è giusto gridare vergogna a chi in questa via ci vive ogni giorno, ed ogni giorno fa i conti con questa città difficile. Noi la resistenza la facciamo da 17 anni silenziosamente ma con coraggio»». La più forte critica di Rita Borsellino si dirige non tanto ai palermitani quanto contro le istituzioni del tutto assenti. Tali assenze sono state riscontrate anche dalla scrivente presente al presidio, ma c’è da dire che le premesse di questa manifestazione erano state chiare: Salvatore B. aveva apertamente dichiarato che quest’anno si voleva impedire che «persone che indegnamente occupano le nostre istituzioni arrivino in via D’Amelio a fingere cordoglio». Addirittura Salvatore B. ha posizionato in via D’Amelio una lapide del criminale Mangano, con questa voleva invitare in modo provocatorio a posare lì le corone di fiori che i signori dello Stato avrebbero portato. «Le corone di fiori che le mettano alla tomba dei loro eroi, gli eroi come Mangano!»
Insomma forse c’era da aspettarselo che alcune importanti cariche dello Stato si guardassero bene dal partecipare ad una commemorazione nella quale non sarebbero  stati bene accetti e nel migliore dei casi contestati. Si trattava proprio di un presidio anti-autorità, era difficile aspettarsi l’arrivo dello “Stato”.
La folla partecipa, applaude, si indigna. Tra la gente si incontrano giornalisti, familiari vittime di mafia, scrittori, gente comune. Presente quel giorno vi era anche la scrittrice Lina La Mattina, grande amica di Rita e Salvatore Borsellino ai quali ha dedicato un libro di poesie in cui commenta anche l’uccisione del giudice.
Molti sono stati gli interventi in ricordo di Borsellino, ma il momento sicuramente più denso di emozioni e soprattutto di grande rispetto per chi ha dato la vita in nome della giustizia è stato il minuto di silenzio che alle 16 e 58 ha visto via D’Amelio ferma, pensosa.Persone come Borsellino ci ricordano quanto sia difficile scegliere di perseguire una strada anche quando questa probabilmente porterà alla morte. L’integrità morale e la caparbietà non sono doti che realisticamente possono caratterizzare chiunque. Forse però un pò di coraggio da parte di ognuno aiuterebbe alla causa. Non abbiamo bisogno solo di eroi, ma di gente comune che porti avanti con coerenza ed onestà il proprio lavoro, qualunque esso sia.Grazie Paolo Borsellino per il tuo sacrificio, tu sei diventato un eroe ma sei stato prima di tutto un uomo coraggioso.

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